Cristina Donà
di Antonio Belmonte



Cristina, tu sei nata a Rho, dunque alle porte di Milano, e perciò sei per nascita una "donna metropolitana", passami il termine. Vorrei sapere come ha influito umanamente e, soprattutto, artisticamente il trasloco della tua quotidianità nel bel mezzo delle montagne bergamasche che di metropolitano non hanno nulla!

Il mio trasferimento tra i monti della Valle Seriana, Valle Borlezza per la precisione, quasi vent'anni fa, è avvenuto per amore. Credo che consciamente all'epoca non avrei mai fatto una scelta del genere. Ho imparato a conoscere la montagna solo da adulta, grazie a mio marito Davide. Sono stata un animale marino e urbano per anni. Sta di fatto che, se escludiamo alcuni periodi in cui mi è un po' pesata la lontananza dalla città, in vent'anni può succedere, vivere qui mi ha aperto nuovi orizzonti. Ho subito instaurato un contatto più diretto con me stessa. Ho cominciato a scrivere canzoni proprio qui. Non demonizzo la città, anzi, ma le nevrosi che genera adesso mi fanno paura. Potendo godere dei suoi lati positivi frequentandola quando lo decido io, evitando di subire giornalmente l'aspetto più tossico, è una condizione ottimale.



Non pensi che proprio la CITTA' (nel senso Gaberiano del termine), con le sue vorticose dinamiche metropolitane e la moltitudine delle storie che in essa trovano spazio, rimanga la fonte più proficua a cui attingere per scrivere canzoni? Continuo a pensarlo nonostante l'attuale invasione di "folk agreste" proveniente dagli USA, dove la natura è a tutti gli effetti una grande madre che ispira liriche e melodie.

Accidenti, pare proprio che al di fuori della città non ci sia niente...Dai, non è così. E' vero che c'è una grande concentrazione di anime e storie nelle metropoli, ma mica abitano tutti lì.
L'invasione del folk agreste dimostra che ciclicamente l'uomo, anche quello metropolitano, sente di doversi ricollegare con la sua unità che è quella della natura e musicalmente parlando premia gli artisti che raccontano di quei territori. Come si fa a pensare che siamo due cose separate quando l'uomo si è generato dalla natura? A volte quando dico “natura” mi sembra di pronunciare un concetto obsoleto...perché? Siamo animali che hanno bisogno di socializzare e di stare con gli altri senza che questo significhi per forza stare in una metropoli o nel caos. Anche se ho studiato filosofia molto superficialmente credo che Cartesio abbia fatto un grande danno in questo senso. Separare la materia dallo spirito non ha portato a buoni risultati.
Quando smetteremo di vedere l'unità “uomo-natura” come un pensiero esotico o solo mistico e cominceremo a considerare la nostra vera essenza forse potremmo tornare ad una dimensione di vita accettabile. Significherebbe salvaguardare l'uomo e non solo la natura. Se questa è la nostra “casa” riconoscerle i diritti che le spettano salverebbe anche noi. Servirebbe anche per fermare l'opera cannibalizzante delle multinazionali che sbranano e devastano territori senza nessun criterio se non quello del guadagno ingordo imbarazzante. A questo proposito un libro interessante è quello di Corman Cullinan “I diritti della natura” tradotto in Italia da mio marito Davide Sapienza. Lo consiglio.



Tuo marito Davide scrive: “La gente ha molta necessità di essere rassicurata. Io non scrivo per rassicurare, ma per sferzare, spronare ad andare a cercare mete incognite, anche vicoli ciechi: per esplorare. Scrivo per esplorare, esploro per scrivere.” Ecco, quanto senti tua questa riflessione, e pensi possa essere riadattata alla (tua) musica?

La condivido in pieno. Quando scrivo cerco di andare dove non sono ancora stata sia per i testi che per le musiche. La musica, l'arte in genere sono un mezzo straordinario che ci permette di uscire da noi e mi piace l'idea di poter usare tutto quello che ho a disposizione perché io possa continuare ad esplorare.



Il tuo concetto di viaggio. Il viaggio che ti ha cambiato la vita?

L'effetto di un viaggio lo sento sempre dopo parecchio tempo. Non ci sono stati viaggi “fisici” che sino ad ora mi hanno cambiato la vita da un giorno all'altro. I veri viaggi che mi hanno cambiato e continuano a cambiarmi la vita sono quelli attraverso le canzoni, le mie e quelle degli altri, l'aver trovato un compagno come Davide e l'aver messo al mondo un figlio. I viaggi fisici servono per mettere in luce ciò che già esiste dentro di noi è sono sicuramente importanti, a volte fondamentali, ma si deve permettere loro di entrare in contatto profondo con le nostre emozioni. L'emozione è il vero movimento.



Sono convinto che Davide ti abbia trasmesso un amore smisurato per la natura. Tu che cosa gli hai trasmesso di tuo?

Davide mi ha insegnato a guardare e a vivere la natura portandomici fisicamente e raccontandomela con le sue parole. Mi ha iniziata alle camminate tra i boschi, mi ha insegnato a saper gestire le risorse fisiche e mentali durante le escursioni con molti metri di dislivello dove trovare il proprio passo, un passo costante è fondamentale. Una vera rivelazione. Ecco, lui è il mio viaggio preferito, con tutti gli alti e bassi che ci sono in un viaggio. Meraviglioso.
Comunque ho girato a lui la domanda. Qui sotto la sua risposta:
“Cristina mi ha trasmesso una visione più orizzontale e comprensiva, la voglia di cercare la luce dove l’ombra sembra portare buio, il valore delle sfumature, il senso dell’amore incondizionato, potere “vedere” la musica dal Centro - e poi, mi ha ridonato la vita, che ha preso la forma di un bambino chiamato Leonardo...”
Vabbè mancano solo i violini, ma credimi, siamo sinceri. Poi litighiamo mezza giornata si e mezza no, se questo può rassicurare. Del resto siamo due prime donne.



Vorrei che tu spendessi nuovamente due parole sulla TAV che so essere un argomento che ti (vi) sta a cuore.

Da molto ormai le infrastrutture pubbliche italiane sono spesso il pozzo preferito dei disonesti per risucchiare soldi pubblici o rendere favori. Della TAV ho letto numeri, frasi contrastanti, ho visto immagini e provato molta amarezza come per altri soprusi che nel nostro paese sono sempre a discapito di molti e a favore di pochi. Mi sento di dire che ho molta ammirazione per le persone che da dieci anni seguono e si oppongono a quest'opera con impegno quotidiano e sacrificio. I punti di domanda sulla TAV sono davvero tanti.



Che effetto ti ha fatto "prestare" la tua musica a Jack London in occasione della performance teatrale di Marco Paolini?

E' stata una delle esperienze professionali più belle delle mia vita, emozionante e gratificante prestare il mio canto allo spettacolo e commuovente veder arrivare quattromila persone alle 9 di mattina silenziose ed estremamente educate. Dopo aver percorso un'ora di cammino tra i boschi si sono accomodate su un grande prato a 1200 metri restando in religioso ascolto per tutto il tempo dello spettacolo. La mia ammirazione per Marco è immensa dunque spero solo si possa ripetere, ma anche così va bene.



Che pianeta immagini per il futuro di tuo figlio?

Preferisco non immaginare. Diciamo che mi auguro un ridimensionamento a favore di una distribuzione delle risorse più equa, di un economia che tenga conto degli equilibri mondiali. Un sogno? Già. Incrocio le dita e mi impegno a guardare prima nel mio giardino invece di criticare gli altri.


Pubblicato il 13/12/2012