Moseek
di Giulio Pai



Ciao ragazzi, grazie per averci dato la vostra disponibilità: non vi chiederò nulla sull'origine del nome, e nemmeno sulla scelta della lingua inglese, perché conosco già le risposte avendo letto e visto molte vostre interviste. Vi farò domande che mi vengono dal cuore, a seguito anche dell'esibizione a Stazione Birra.

Grazie a voi di Lascena.it per averci contattati!



A proposito di esibizione: quanto conta l'allestimento dello show per una rock band? Insomma, quando si pensa a "spettacolo" vengono in mente Madonna, M. Jackson, grandi nomi del pop. Sembra che le rock band siano più immediate e senza fronzoli. Come vi approcciate al palco?

In Italia la "rock band" è forse più abituata a salire sul palco e a "spaccare" senza pensare che un concerto è anche spettacolo, come funziona in teatro per esempio. Per cui, la scaletta delle canzoni, le luci, gli abiti sono considerate dettagli per i cantanti rock. Non è così nel resto del mondo, niente è a caso e tutto è studiato per far divertire il pubblico, per farlo ballare, riflettere, innamorare, per suscitare nelle persone emozioni diverse che rendono poi lo show dinamico. Non è una questione di fronzoli, è più voglia di fare uno spettacolo completo, in un panorama pieno di ottimi musicisti e band interessanti, in cui è necessario differenziarsi e in cui il "live" è uno dei mezzi di promozione più importanti.
Noi cerchiamo di essere il più spontanei possibili sul palco e per prima cosa vogliamo divertirci, ma possiamo farlo perché di base, abbiamo lavorato, insieme anche alla nostra etichetta OML, all'allestimento del concerto. E più passa il tempo e più possiamo inserire elementi che rendono sempre più uno show la musica che suoniamo. Ci divertiamo tanto nel fare questo.



Siete passati dalla dimensione di "autoproduzione" a quella di una casa discografica che si "occupa" di voi. Come vivete il passaggio e la "convivenza"?

Senz' altro è stato un gran bel passaggio, indispensabile anche per fare cose "migliori" di quelle che facevamo prima. Una casa discografica ti rende un vero "prodotto artistico", ci sono dei canali nei quali non entri se non hai un editore, un booking, un ufficio stampa. E per quanto molte cose le abbiamo potute fare autonomamente, pensare solo a "suonare", a "scrivere i pezzi" e a fare le prove, è una cosa immensa per una band. Ovviamente poi una casa discografica, è un po' l'orecchio e l'occhio esterno, quel punto di vista obiettivo che tira fuori le cose positive e migliora i punti deboli, e il confronto con lo staff che ne fa parte è molto importante per noi.



Quanta fatica, quanti sacrifici avete fatto per arrivare a conquistarvi la "benevolenza" di una casa discografica importante? Così come una distribuzione importante quale quella della Edel?

Prima di arrivare a "beccare" questo contratto discografico, abbiamo macinato km e km per andare a suonare un po' in tutta Italia, siamo stati l’uffici stampa e il booking di noi stessi. Abbiamo registrato due cd, un lungo EP che si chiama "Tableau" e un disco uscito ad aprile 2012 "yes, week-end". Abbiamo cercato di essere i manager e i produttori artistici di noi stessi. Crediamo che loro abbiano capito che amiamo fare davvero questo lavoro con costanza e passione, e hanno visto in noi tre (Elisa, Davide e Fabio) tre teste con un unico obbiettivo.
La Edel avrà ragionato di conseguenza...boh!



E la vita fuori dal palco? Come vi procurate da mangiare? La musica è il vostro unico impiego? Perché trattasi d’impiego, sia chiaro…

Campiamo di musica tutti e tre, in un modo o nell'altro…



Come considerate la presenza di una voce femminile nell’economia della band? Può essere un plus? Non cambia le carte in tavola dall'avere un cantante uomo? Pensate di "accaparrarvi" un certo tipo di pubblico?

Certamente il cantante o la cantante di turno segna un po' l'identità di una band. Avere una donna nel progetto è interessante dal punto di vista live sicuramente, in quanto può incuriosire vedere su un palco una donna inchitarrata. Senz'altro le band con voci femminili in dote sono nettamente di meno rispetto a quelle con voci maschili, ma dal nostro punto di vista ci "accaparriamo" il pubblico indipendentemente da questo, conta se piace o meno il tutto.



Due parole sulla scena musicale della vostra città. E quanto all'Italia? Pensate sia rimasto ancora un paese piccolo piccolo per la diffusione di alcuni generi musicali (compreso il vostro)?

Roma e l'Italia regalano sempre tanti colpi di scena. C'è sicuramente fermento generale, molta meno chiusura nei confronti dei generi che non sono pop e musica leggera e meno chiusura nei confronti dell' utilizzo della lingua inglese. Il grande pubblico ama quello che le radio propongono e si sentono sempre meno le canzonette “cuore-sole-amore” e sempre più cose "fiche". In ogni caso l' Italia sta maturando e noi siamo fiduciosi.



Il disco, il libro e il viaggio che vi hanno cambiato la vita.

Elisa:
- disco: “Post Orgasmic Chill” – Skunk Anansie
- libro: “Anna Karenina” – Lev Tolstoj
- viaggio: dieci giorni di tour a Nottingham in Inghilterra a settembre 2012

Davide:
- disco: “Led Zeppelin II” – Led Zeppelin
- libro: “Manuale del guerriero della luce”
- viaggio: dieci giorni di tour a Nottingham in Inghilterra a settembre 2012

Fabio:
- disco: “Exodus” – Bob Marley
- libro: “Jaco Pastorius” - Bill Milkowsky
- viaggio: dieci giorni di tour a Nottingham in Inghilterra a settembre 2012


Pubblicato il 02/07/2013