Ex-Otago
di Francesco Cerisola

A mio giudizio personale, il nuovo album degli Ex Otago è, al momento, uno dei migliori dischi italiani del 2014 (forse il migliore). Probabilmente esagero, ma di sicuro c'è che il passo qualitativo (in avanti) rispetto ai precedenti lavori è notevole: arrangiamenti più curati, una sorta di concept di fondo non dichiarato, pezzi vari ma omogenei fra loro, testi curati che fanno della semplicità e frontalità il loro punto di forza. Insomma, molta carne al fuoco. Per questo motivo ho deciso di tirare giù un po' di domande (suddivise poi a seconda del tema che trattavano) e di sottoporgliele. Questo è il risultato.




Per prima cosa, ascoltando questo “In Capo Al Mondo”, ho notato come il sound, il modo di comporre e di scrivere, siano cambiati in maniera sostanziale rispetto ai precedenti lavori (anche se secondo me “Mezze Stagioni” lasciava intuire già molto). Potremmo definire questo mutamento come il passaggio alla “maturità”? È stato un qualcosa di “naturale” o un qualcosa di imprevedibile nato dallo sviluppo di nuovi stimoli e passioni? Come mai meno elettronica e più cantautorato?

Ciao! In questi anni siamo stati travolti dalla burrasca, sballottati dalla risacca, abbiamo passato momenti bellissimi e altri invece tragici. Il disco è nato spontaneamente, gran merito della resa va a Marco Olivi, nostro produttore artistico, che ha saputo leggere e interpretare al meglio le nostre intenzioni.
Per quanto riguarda la composizione non ci siamo posti limiti creativi, questo disco è andato così, il prossimo potrebbe essere metal oppure hip hop, chi lo sa?
L’abbandono quasi totale dell’elettronica rientra nel concept del disco, dentro “In capo al mondo” c’è molta natura e di suoni naturali (non artificiali) avevamo bisogno.



Se già nel precedente album si citavano gli Inti Illimani, qui si va direttamente ai nomi grossi con quel Fabrizio De André rievocato ne “La Ballata Di Mentino”. Essendo suoi conterranei ed essendo Genova storica città di cantautori, credete che la tradizione possa continuare (magari passando attraverso nuove modalità e nuovi stili)? Ovviamente penso a voi, ma anche a band quali Numero 6 ed En Roco.

Di sicuro passando attraverso nuove modalità e stili, proprio come dici te. De André è stato il grande cantautore che tutti conosciamo ma mi sembra inutile continuare a cercare un erede, altrimenti patiremmo tutti la “sindrome” del povero Cristiano (figlio di Fabrizio). Guardiamo avanti prendendo spunto dal passato, ma non fossilizziamoci. Abbiamo bisogno di esploratori e vedere nuovi orizzonti. La Liguria è messa bene: Numero 6, En Roco, Zibba, etc. Andiamo avanti.



Secondo me l'intero disco ruota intorno al concetto di “viaggio”, dell'andarsene e del rimanere, o, in maniera ancor più paradossale, dell'andare lontano senza nemmeno muoversi per davvero. Si parla di fuga dalla realtà, dell'importanza di apprezzare e godere del piccolo dettaglio, dell'amore, dell'amore per la natura e, ancora, dell'amara quotidianità. Sono nella direzione giusta o sto sbagliando? Cosa volevate comunicare effettivamente? La felicità la si può trovare anche dietro casa? Quest'Italia distrutta la si può ricostruire da capo (per esempio valorizzando il proprio territorio) o l'unica soluzione è la fuga all'estero?

La nostra idea di viaggio non va intesa come fuga ma come esplorazione di mondi e possibilità fino a quel momento sconosciute. Troppo spesso ci hanno insegnato che la felicità, o l’amore, sono cose inarrivabili, lontane e quindi difficili da raggiungere. Noi ci siamo chiesti: e se invece fossero sotto il nostro naso e non ce ne stessimo accorgendo? Sotto la scarpa, in soffitta, o nelle cose semplici? Proviamo a ripartire da qui.
Riguardo l’Italia posso dirti che conosciamo persone e realtà (purtroppo ai molti sconosciute) che quotidianamente si danno un gran da fare per provare a cambiare le cose, queste persone ci fanno ben sperare.



Insieme al disco è in uscita anche il libro “Burrasca”, edito da Habanero (probabilmente la casa editrice indipendente genovese più attiva al momento - non solo con i libri, ma anche con concerti ed eventi). È un album fotografico che vuole rappresentare (cito una descrizione che ho trovato): “la storia di 10 anni di Ex-Otago che si intreccia con quella dei suoi componenti, della loro città, Genova, di una scena musicale ormai cresciuta e matura, la scena indipendente. ‘Figli degli Hamburger’, cantori di una gioventù, gli Ex Otago riversano le loro storie dentro a questo libro fotografico”. È una definizione corretta o c'è dell'altro in questo lavoro? Partendo dal fatto che la descrizione cita la scena indipendente, qual è la vostra idea al riguardo (a livello nazionale e genovese)? In un epoca di risorse limitate come la nostra, i genovesi sono sempre musoni che badano ognuno al proprio orto, oppure si sta sviluppando un maggior senso di collaborazione e cooperazione?

Questo libro è un ibrido, contiene un po’ di tutto. Ci piace immaginarlo come un baule dal quale estrarre oggetti, che possono essere: foto, racconti, riflessioni, disegni, etc. tutto quello che non siamo riusciti a mettere all’interno del disco. Una lettura che aiuterà a comprendere ancora di più il mondo otago, sopra e sotto il palco.
Di musica in realtà se ne parla ben poco, non aspettatevi una biografia ma un contenuto extra oltre al disco.
La scena nazionale è molto attiva, stanno uscendo nuovi dischi e paradossalmente ascoltiamo più musica rispetto a qualche anno fa, anche se di dischi se ne comprano sempre meno. Ci auguriamo un ritorno ai concerti live, ce n’è bisogno, per tutti.



Come il vostro precedente lavoro, anche questo è stato realizzato grazie a un crowdfunding. Tenendo conto che, molto probabilmente, per l'Italia voi siete stati dei pionieri per quanto riguarda questa modalità di finanziamento (che io sappia, siete proprio stati i primi a metterla in atto), la domanda è: come la intendete? Credete che le etichette discografiche non abbiano più senso? Siete favorevoli o contrari alla nascita di siti specializzati che si occupino di crowdfunding? Secondo voi, hanno una effettiva funzionalità o banalizzano un qualcosa che ha un significato più profondo?

Il crowdfunding, se utilizzato bene, può essere un ottimo mezzo per coinvolgere persone e finanziare il proprio progetto. Appoggiarsi ad una piattaforma dedicata, almeno nel nostro caso, è stato necessario per tenere organizzate le richieste ed avere la giusta visibilità e diffusione. Con “Mezze Stagioni” è stato tutto più punk, forse più bello e romantico, ma il tutto avrebbe richiesto un impegno di tempo e forza differente.
Le etichette discografiche continueranno ad avere senso se cambieranno, i dischi si vendono sempre meno ma di musica ne circola sempre di più. Sta a loro, e a noi, reinventarsi e scoprire nuovi territori.


Pubblicato il 13/04/2014