Artemoltobuffa
di Francesco Pizzinelli

Dieci anni fa usciva “Stanotte/Stamattina”, album d’esordio di questo curioso “cantautore – architetto” dal nome anagrammato, che all’epoca fece sobbalzare in molti, compreso il sottoscritto.
Fece seguito “L’aria misteriosa”, nel 2007.
Poi, il silenzio, per più di sei anni.
E intanto arriva il dottorato in architettura, scrive libri, arrivano i figli, e la musica in Italia non è più come prima.
E lui allora decide di tornare.



Come mai così tanto tempo dall’ultimo disco?

L'uscita del mio secondo disco, nel 2007, è caduta in un anno molto particolare per me. Innanzitutto mi sono addottorato in storia dell'architettura a Venezia: dunque molto tempo è stato impegnato prima dalla scrittura della tesi di dottorato, poi dagli impegni di tipo accademico-assistenza ai corsi, curatela di pubblicazioni, convegni. E poi ho attraversato una crisi sentimentale piuttosto grossa.
In quell'anno mi sono trovato diviso tra tre diverse opzioni: tentare la carriera accademica? Impegnarmi di più nella musica? Trovarmi un lavoro 'normale'?
Siccome il nodo da scogliere non era facile, ho dovuto prendermi del tempo. Così ho messo da parte l'attività live, e mi sono dedicato ad altro. Ho pubblicato due libri di architettura, ho cambiato casa e incontrato l’amore della mia vita, ho avuto due figli…
Però in realtà non ho mai smesso, nel frattempo, di scrivere canzoni. Perciò sei anni sono trascorsi in fretta: spero che questo si senta, ascoltando il disco.



In questi anni nel frattempo cos’è successo alla musica indipendente?

Beh è esploso il fenomeno dei cantautori! Strana ironia delle cose.



È più difficile diventare un musicista di successo o un architetto di successo?

Innanzitutto bisognerebbe stabilire che cosa si intenda per successo nel mondo musicale; io penso che l'obiettivo principale di un musicista sia quello di scrivere e pubblicare cose che soddisfino il suo desiderio di esprimersi. Da questo punto di vista è molto più facile fare il musicista che non l'architetto: mentre l’architetto deve sempre mediare con una committenza, il musicista (come lo scrittore, il poeta, il pittore) è sostanzialmente libero, perciò può più facilmente realizzare le proprie aspirazioni.
Ma anche se volessimo prendere il successo nell'accezione più comune (risposta di pubblico, vendite, grossi numeri ai concerti, etc.), penso che fare il cantautore sia comunque più facile. Infatti in Italia ci sono tanti bravi cantautori, e meno bravi architetti!



C’è chi ritiene che l’indie sia il nuovo mainstream: cosa ne pensi? Fare delle distinzioni tra musica “indipendente” e “non” è ancora possibile o siamo fuori tempo massimo?

Credo siano etichette che non hanno molto senso. Blatto ha scritto che la mia è “una vera sensibilità indie” ma obiettivamente non so come prenderla questa cosa. Vuol dire che non vendo una copia, forse?
Oppure, scherzi a parte, vuol dire che ciò che faccio non entra in una logica di mercato? Il che è obiettivamente vero perché il mio atteggiamento rispetto al far dischi è del tutto privo di furbizia e calcolo.



Ricordo anni fa una tua presa di posizione nei confronti di Rockit che si era occupato di una band giovanilistica-mainstream. Rinfrescaci la memoria.

Forse ho utilizzato dei toni un po' esagerati, allora (e comunque la mia figura ha pagato negli anni una sorta di damnatio memoriae per questo) tuttavia non credo ci sia nulla di male nell’occuparsi di tutto. Sicuramente però bisognerebbe parlare anche di ciò che non ha spazio nel discorso sulla musica italiana. Credo che Rockit abbia fatto un lavoro importante nella diffusione di un certo modo di fare musica - penso a tutti i nuovi cantautori che sono usciti negli ultimi anni – ma che nel tempo abbia perso molto dello spirito generalista delle origini. Allora io tentai di segnalare questa tendenza, forse tenendo un atteggiamento un po’ oltranzista: comunque sia alcuni interpretarono la mia presa di posizione come frutto di malafede, o peggio di invidia… e questa accusa mi ferì parecchio. Va comunque riconosciuto che Rockit abbia dato un impulso notevole all’emersione di alcune tra le realtà più interessanti della musica italiana.



Ma tu il successo che l’indie sta avendo negli ultimi anni a livello di pubblico come te lo spieghi? Da dove nasce?

In tutta onestà credo di non essere sufficientemente informato per avere un'idea in proposito. Purtroppo ho bimbi piccoli ed esco poco ai concerti, mi limito ad ascoltare: ci sono molte voci interessanti - più o meno conosciute - ma davvero non ho elementi sufficienti per esprimere un giudizio; forse l'aspetto comune a molte delle figure che ora stanno raccogliendo un certo successo è che tutte abbiano fatto una gavetta notevole, concerti su concerti, in qualsiasi contesto, e penso che questo sia un lavoro che li ha giustamente ripagati: penso a Zen Circus, Dente, Brondi, Brunori…tutti musicisti che han suonato dappertutto: il loro è un successo che si son costruiti con tanto lavoro.



Tu sei anche un ottimo chitarrista, ti ho visto dal vivo e posso confermarlo: la tua musica a mio parere è influenzata da questo, pur essendo pop non è mai melodicamente troppo semplice. Sei d’accordo?

Mi son sempre piaciuti i cantautori/chitarristi: Nick Drake, Mark Kozelek. Questo perché prima di essere cantautore sono stato chitarrista, e comunque la chitarra è lo strumento che uso di più per scrivere (non l'unico, perché a volte scrivo anche al piano). Penso però che a volte la passione chitarristica possa complicare le cose, togliere immediatezza. Per questo ho una mezza idea di scrivere il prossimo disco al basso!



Ecco appunto, anche Brunori scrive con la chitarra secondo me, ma ci sono delle differenze notevoli, a livello di immediatezza: forse Blatto voleva dire questo

Devo dire che ammiro molto la sua capacità di scrittura, di bucare l’immaginario di un pubblico vasto: al canzoniere italiano l'anno scorso ho visto tanta gente felice mentre lui suonava, ho pensato in quell’occasione che nessuno degli altri musicisti, quella sera, fosse come lui in grado di donare un po’ di serenità al pubblico…Però, detto questo, a me piace di più un pallosissimo concerto di Mark Kozelek alla chitarra classica. E comunque, in generale, con questo disco volevo provare dei terreni un po' più impervi dei precedenti, dal punto di vista tematico, dunque anche le canzoni ne hanno risentito.



Hai in programma di suonare un po' in giro? Il fatto di avere due figli piccoli ti limita a riguardo?

Gestire vita familiare, musica e lavoro non è facile, ma l'idea di fare il musicista di mestiere mi ha comunque sempre un po' spaventato: di che cosa parlare, infatti, nelle tue canzoni, quando la tua vita è tutta dedicata alla musica? Certamente registrare un disco o organizzare un concerto, nella mia condizione, è molto più complicato, però in compenso, cercando di mettere la mia vita in mezzo a quella delle altre persone, sento di avere qualcosa di più da dire, di trovare un senso vero allo scrivere. E con questa consapevolezza, anche suonare in pubblico è diventato più divertente: per questo cercherò di portare il più possibile in giro queste canzoni.


Pubblicato il 02/07/2014