Syrian
di Davide Cosentino

È Domenica 30 Agosto ma in quel di Bradford, città grigia del West Yorkshire, sembra autunno inoltrato. L’occasione è ghiotta, i nostrani Syrian, cult band di spessore internazionale nel panorama electro-trance-synthpop, si esibiscono all’annuale edizione dell’InfestUK, festival di richiamo per gli appassionati del genere.
Dopo la performance, avviciniamo Lorenzo (The Voyager) ed Andrea (Andylab), nel patio esterno tra una birra, un veggie tacos ed una performance goliardica degli organizzatori.



Ciao ragazzi, come è andata? Vi confesso che dopo aver guadagnato una pregiata posizione “da transenna”, mi immaginavo di dovermela sudare, invece questi post dark raver anglosassoni mantengono le loro posizioni. Meglio così. Ho invece notato che parecchi sapevano a memoria i testi. Soddisfazione immagino, no?

L - Sì, indubbiamente. Devo ammettere che non mi aspettavo un'accoglienza di questo tipo dal pubblico inglese, invece sono rimasto piacevolmente sorpreso. Temevo che la nostra performance passasse inosservata, che i gusti degli inglesi privilegiassero sonorità più oscure, e invece no. Meglio così.

A - Assolutamente sì, ma è un piacere che si ripete un po' dovunque abbiamo avuto modo di suonare. Finalmente anche in UK, comunque! Era ora!



Interessante scaletta, con 3 pezzi da ciascun disco, più un divertente medley hyper dance. Schema consolidato o novità dell’ultima ora?

L – Il medley di hit anni '80 in versione Techno-Trance è un punto fisso nella nostra scaletta ormai da anni: periodicamente cambiamo la selezione dei brani, facendo sempre attenzione a scegliere canzoni che tutti conoscano, in modo tale che chiunque si possa divertire a riascoltare i successi del passato. È un momento molto apprezzato dello show, anche dalle persone a cui non piace la nostra musica.

A - Abbiamo l'abitudine di proporre i pezzi che pensiamo possano essere adatti ad un live, a cui solitamente si presenzia per ricevere (e dare) energia. Tendiamo ad escludere brani più "morbidi" o meno d'impatto per questo motivo. La scaletta non è certo fissa, ed eventuali variazioni vengono apportate di volta in volta per avvicinarsi il più possibile all'audience. Il medley è la ciliegina sulla torta, un momento di puro divertimento, per noi, ma anche per i fans.



Dopo aver girato mezzo mondo, era la prima in Terra d’Albione, se non sbaglio. Impressioni, commenti, vi aspettavate qualcosa che è stato disatteso, o al contrario siete rimasti favorevolmente impressionati dalla scena?

L – Sì, è stata la nostra prima apparizione in UK. Come ti ho detto prima, sono rimasto positivamente sorpreso dall'accoglienza del pubblico, e devo anche aggiungere che l'organizzazione del festival è stata perfetta. La gente era molto cordiale e, anche nei momenti più goliardici, manteneva comunque un certo stile britannico.

A - L'impressione che emerge è di un grande calore, e di una organizzazione impeccabile. Pubblico ricettivo, abitudine alla diversità e all'estrosità delle proposte.



Quali sono le nazioni dove avete più seguito, dove apprezzano di più le vostre esibizioni?

L – Sicuramente il Sud America (Messico compreso). Abbiamo suonato varie volte laggiù e il pubblico è davvero incredibile, si viene sempre accolti come delle star. In Messico abbiamo suonato più volte e rimango sempre stupito dalla partecipazione della gente. Ma lo stesso vale per il Cile, per il Perù... per non parlare poi della cordialità di chi organizza, cosa non così scontata in Europa. Forse solo in Russia abbiamo trovato qualcosa di simile.



Non capita spesso di vedere una band italiana ad un festival Internazionale, ma purtroppo è la situazione a cui ci ha voluto portare l'industria discografica, spremendo gli ultimi limoni rimasti con la spazzatura di X-factor ufficializzando senza possibilità di ritorno la spaccatura con quegli artisti, come voi, che all'estero sono conosciuti ed in Italia no.

L – Non credo che, per scene musicali come la nostra, che sono subculture con un pubblico di nicchia, si possano fare dei paralleli con i cantanti usciti da X-Factor e i loro discografici. Si tratta di due mondi ben separati che mai si incontreranno. Fortunatamente, a livello indie, il pubblico è più attento alle novità, le va a cercare, non se le fa imporre come l'ascoltatore occasionale. Grazie ad internet oggi la musica è disponibile in tutto il mondo senza più barriere, il rovescio della medaglia è che, in un panorama sempre più affollato, farsi notare è più difficile, specialmente per chi inizia.

A - Non biasimo chi tenta la fortuna con i talent shows. Mi spaventerebbe finire in un tritacarne come X Factor, perché finirebbe per snaturare la mia indole. Mi vedrei costretto a fare cose che non mi piacciono, e l'entusiasmo svanirebbe in un attimo. In Italia la scena musicale in generale è fossilizzata da anni, e moltissimi, in assoluta buona fede, vedono quel palcoscenico come l'unica valida possibilità per dare fiato alle proprie aspirazioni: questo è fortemente limitante. Noi siamo felici di avere un po' di successo all'estero. Se in patria ci sarà, bene, altrimenti amen.



L'ultima vostra release ufficiale (eccezion fatta per l'Ep di remixes, recensito tempo fa anche sulle nostre pagine) "Death of a sun", seppur consolidando la cifra tecnica della vostra ormai quindicennale discografia, ha segnato un ritorno al core sound degli anni '80. Ascoltando il nuovo brano (“Into the fire”) fino a qualche tempo fa disponibile gratuitamente online, si intravede un ritorno alle origini, con il pedale dei bpm decisamente schiacciato: è questa la direzione su cui verterà il nuovo disco?

L – Ogni album dei Syrian ha una sua precisa identità: invece di ripetere la stessa formula all'infinito abbiamo sempre privilegiato l'originalità, anche se è una strada meno sicura da percorrere. In ogni caso, dopo il tributo agli anni '80 di “Death of a Sun”, si torna a premere sull'acceleratore: i nuovi brani manterranno il nostro ormai consolidato gusto melodico, che questa volta sarà supportato da suoni e ritmiche molto più serrati rispetto al passato.

A - "Death of a sun" è stato uno sfogo necessario, con le sonorità che ci hanno formato musicalmente, nella ricerca quasi maniacale di una produzione di livello superiore. Non ci piace ripeterci, dal punto di vista dei contenuti, ferma restando la passione per le tematiche malinconiche nei testi. E quindi, effettivamente, stiamo cercando di andare verso proposte più "dirette": non so se possa essere definito un ritorno alle origini, in ogni caso facciamo ciò che ci piace, perché ci incuriosisce.



Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un rapido cambiamento del pentolone in cui ribollivano assieme synthpop, electro-trance, ebm con l'inserimento di suoni, stili e tendenze più affini alla galassia tekno rave, e l'abbiamo potuto constatare anche stasera. Credete che sia una transizione inevitabile, vista la rispettiva lenta agonia di entrambi questi sottogeneri? Alla fine sembra lo stesso percorso che stanno attraversando il metal, la dark wave e tutta la musica "oscura" in generale; i gruppi che hanno fatto la storia si riformano per non perdere il grande business della rete, ma allo stesso tempo mancano dei validi sostituti. Voi nel bene o nel male avete garantito un elevata qualità media tra l'inizio e oggi.

L – Vero, il lato elettronico della musica oscura si sta avvicinando sempre di più alle sonorità da rave. Tanto che ormai si può dire sia diventato un genere a se stante, che nulla ha più in comune con la musica gothic e wave da cui ha avuto origine. Chi più o chi meno, tutti strizzano l'occhio alla dancefloor.

A - Le etichette lasciano il tempo che trovano. Se pensassimo di volere a tutti i costi inventare qualcosa di completamente nuovo o mai sentito, peccheremmo di ingenuità, oltre che di spocchia. Non credo che la commistione di generi sia un limite, tutt'altro. Credo invece che saper trarre ispirazione da sonorità apparentemente incompatibili con le proprie sia segno di maturità e denoti voglia di mettersi in gioco. Mi pare di poter dire che lo abbiamo fatto, in questi anni, e continueremo a farlo.



Bene ragazzi, dato che la mia ultima birra è volata per terra, colgo l'occasione per salutarvi, farvi gli auguri e poi mi metto in viaggio visto che mi aspettano 4 ore sotto la pioggia. Alla prossima!

L – Grazie a te per l'intervista, e per esserci stato! Buon viaggio e alla prossima!


Pubblicato il 26/10/2015



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