Abulico
di Cristina Fontanarosa

Abbiamo intervistato gli Abulico in occasione dell’uscita del loro primo disco “Behind”, marchiato Seahorse Recordings.

Cari ragazzi, vi chiedo prima di tutto di presentarvi un po’, qualche riga per introdurre chi siete a chi tra i lettori di laScena.it non vi conosce ancora...
Alessandro: gli Abulico sono una band di Napoli che nasce a fine 2005 come duo acustico grazie all'incontro tra me e Baba, ma già nel 2006 la necessità di avere una sonorità più completa e rock ci ha portato a definire una sessione ritmica e ad aggiungere una lead guitar...Nel tempo abbiamo affrontato diverse trasformazioni, lavorato con più artisti, inciso un demo che ha avuto un buon riscontro, sviluppato una sana attitudine live; insomma abbiamo vissuto un paio di anni di continuo sviluppo e di necessaria gavetta, fino ad assumere quella che è la nostra attuale identità. Un identikit assolutamente da band nel senso più completo del termine.

Questo anno è cominciato alla grande per voi: il pezzo nella compilation di Rockstar in gennaio, la bella soddisfazione di essere band del giorno su dedication.it, il disco a breve in uscita e ovviamente tutti i live fatti e da fare per portare in giro la vostra musica. Un progetto curato come il vostro di sicuro ha mire ancora più grandi, a cosa ambite per questo 2009?
Alessandro: uscire su Rockstar per me personalmente è stato come realizzare un piccolo sogno poiché sono un lettore accanito di quella rivista, ma devo dire che fa molto piacere notare che si sta canalizzando su di noi una particolare attenzione ancor prima che il disco sia uscito e questo da una parte ci inorgoglisce e dall'altra ci da la carica per dare il massimo nei futuri live. Ecco, credo che l'ambizione che una band deve porsi all'uscita di un primo disco sia proprio suonare molto, in tutti i posti e negli svariati contesti, senza troppa auto celebrazione ma anche con la convinzione di poter andare molto lontano.
Baba: abbiamo lavorato parecchio negli anni passati per arrivare a risultati che finalmente stiamo vedendo. Il 2009 è un anno impegnativo, e personalmente la mia aspettativa è quella di riuscire a suonare ed a portare il nostro disco in giro anche fuori dai confini nazionali.

A volte il successo, in un paese come il nostro, dipende molto dalle relazioni e dai mezzi che la propria casa discografica ha a disposizione. Che rapporto avete con la Seahorse Recordings e come mai non siete usciti per la Bulbartworks?
Alessandro: la Bulbartworks non è una label ma un collettivo di promozione artistica. Il suo obiettivo è promuovere le band emergenti e cercare di essere per loro un trampolino verso scenari di alto livello attraverso un lavoro di ufficio stampa e attraverso dei progetti artistici dedicati, perciò potremmo dire che la bulbart sia stata fondamentale per noi perché è riuscita perfettamente nel suo obiettivo, ovvero darci la possibilità di essere notati da una label come Seahorse, ormai una realtà nel panorama indipendente italiano, e di iniziare a calcare palcoscenici al di fuori della nostra città. Baba: è sicuramente merito della Bulbart se siamo riusciti a metterci in contatto con altri artisti italiani che stimiamo molto e con cui cercheremo di organizzare dei live prossimamente; penso ai Lads Who Lunch che stanno andando molto forte con nostra grande gioia.

Siete emozionati all'idea dei live? Ho visto che vi allontanerete anche da Napoli, tra l'altro in situazioni molto diverse tra loro. Passerete da spazi autogestiti e sicuramente più movimentati come la Masseria Valente a Taranto a posti molto più intimi, raccolti, con la luce soffusa come il Jazz Café dove suonerete a Sorrento. Avete in programma di porvi in maniera diversa rispetto ai posti dove andrete, modificherete la scaletta...non so?
Alessandro: sicuramente una delle nostre principali caratteristiche è proprio quella poter suonare nei posti più svariati e questo è possibile perche la radice folk della maggior parte dei nostri pezzi rende molto interessante potersi esprimere anche in unplugged. Per quanto riguarda allontanarci da Napoli è sicuro che la curiosità c’è ma non direi emozione.
Baba: io invece sono molto emozionato ed impaziente. Suonare in contesti diversi ed in luoghi così disparati sarà una bella sfida, ma godiamo la fortuna di essere una band molto affiatata artisticamente ed umanamente parlando, senza contare che anche in ambienti più raccolti possiamo, come ha detto Alessandro, proporre uno spettacolo affascinante merito dell'esperienza passata a fare live anche acustici.

E ora parliamo di nuove tecnologie: la veste grafica che state dando a tutto ciò che su internet vi riguarda in che direzione vuole andare? L'impressione è che abbiate voglia di presentarvi come un gruppo "sofisticato", no?
Andy: c’era la voglia di comunicare qualcosa con questo primo disco, così abbiamo pensato di costruire un’immagine che fosse un valore aggiunto alla musica, e che quindi ne rafforzasse i messaggi e allo stesso tempo collocasse la band all’interno di un filone. Non credo si tratti di sofisticatezza.
Baba: l'immagine che proponiamo è fortemente orientata verso il versante anglo/statunitense della musica indie/alternative - penso a gruppi come Foo Fighters e Bloc Party - complici i nostri gusti e le sensazioni inspirate dal disco. Tutto ciò che ci concerne a livello di immagine è curato dal nostro graphic-designer Andy-dee con il quale collaboriamo fin dal primo demo e che, oltre ad essere un grande amico ed elemento fondamentale della band, ha sempre lavorato con professionalità e serietà e le cui doti artistico-comunicative sono evidenti.

Perchè l'omino che cade? Sembra una foto di Yves Klein. La magia del vuoto? Voglia di Bungee Jumping?
Andy: l’ansia e il sogno sono i temi su cui si è lavorato. Mi sono ispirato a una foto del fotografo americano Dan Winters che ritraeva un uomo sospeso nel vuoto in caduta libera, proprio perché è riuscita a comunicarmi ansia, e allo stesso tempo una leggera vena surrealista mi ha lasciato idealizzare la scena come raffigurazione di un sogno.

Ora è di gran moda tutta la storia del marketing virtuale fatto su myspace, facebook, last.fm o anche i concerti online. Quanto sfruttate questo tipo di pubblicità e che ruolo credete che questi siti possano avere nella musica?
Alessandro: penso che siano una cosa fondamentale, soprattutto a livello di band emergenti ed onestamente non sopporto l'ipocrisia di quelle band che ne contestano l'esistenza. Credo che lo sviluppo di queste forme di comunicazione ha reso molto più facile a band come noi, che veniamo da Napoli ma scriviamo in inglese, di affacciarci a palcoscenici realmente interessati e partecipi.

Ragazzi miei per il momento è tutto. In bocca al lupo!
Crepi, grazie a te.


Pubblicato il 06/04/2009