Spiritual Front
di Sara Bracco

A due anni dall’ultima data nel Cuneese tornano sul palco estivo del Nuvolari i carismatici Spiritual Front, con in tasca una scaletta che scorre inediti e primizie e snocciola successi da “Armageddon Gigolò” ai fondamentali di “Satyriasis”. Stesso stile impeccabile, abito scuro e completo elegante mentre già dalle prime note di Jesus Died in Las Vegas si capisce di che pasta sono ancora fatti. E i meriti se li prendono tutti e quattro capitanati dalla chitarra e dalla voce di Simone Salvatori intensa ed egocentrica quanto basta. I turni poi spettano a I Walk The (Dead) Line, Love Through Vaseline, Song For The Old Man o Slave, capaci di giocare con i rimandi più pop, le sperimentazioni, le sferzate più adrenaliniche o le ballate più intime ed emotive. E come nei migliori dei casi, la memoria si conferma intatta acquistando quel colore autentico chiamato “esperienza”, quella che gli Spiritual Front sembrano cingere con genuinità e autentica passione. E quale migliore occasione per scambiare due parole con il leader Simone Salvatori?


Com’è andata innanzi tutto?
Eh abbiamo avuto un po’ di problemi nel tragitto innanzi tutto, e poi ci sono stati un po’ di problemi per quel che riguarda i suoni ma poteva andare peggio.

A seguito del vostro successo e del tour internazionale, dalla più recente data di Atene alle prossime in programma tra Belgio e Germania, sentite differente per energia, atmosfera ed accoglienza il pubblico italiano da quello estero?
Si stiamo suonando abbastanza spesso in effetti e il tour sta andando bene. In quest’ultimi mesi un pochino di meno per il fatto che stiamo aspettando il disco nuovo in uscita e quindi ci concentriamo, diciamo, sulle date più indispensabili. Se devo dire la verità la differenza è prevaricante: nonostante, o forse proprio per questo, tu sia straniero, c’è poco da fare, sei trattato quasi con più rispetto, parlo dei concerti fatti all’estero. La tendenza in Italia invece diciamo che è quella di avere meno considerazione per gli artisti stessi italiani almeno che tu non sia un vip, poi forse c’è anche meno rispetto per quella musica cosiddetta alternativa.

A breve uscirà l’atteso nuovo disco “Rotten Roma Casinò”, cosa vi portate e cosa vi lasciate alle spalle dal memorabile “Armageddon Gigolò”? Che cosa dobbiamo e non dobbiamo aspettarci?
Speriamo di lasciarci alle spalle molti pregiudizi gotico/industrial; non perché vogliamo sputare nel piatto in cui abbiamo mangiato ma perché per noi è tempo di uscire, di cambiare registro. Dovete aspettarvi quindi più pop, suicide pop!

Il legame con il mondo cinematografico è essenziale per la musica degli Spiritual Front, lo dicono le collaborazioni con alcuni musicisti di Ennio Morricone e anche le proiezioni di “Mamma Roma” di Pasolini come fondale, non per ultimo a questo concerto proprio qui al Nuvolari. Una pellicola più recente e una più datata che stanno segnando il vostro attuale percorso discografico?
Un film passato è forse “I giorni dell’Ira” di Tonino Valeri, un western che sicuramente a prescindere dal tipo di film che è, tratta molte tematiche a me care, la dipendenza, la sottomissione, la ricerca delle figure paterne. Mentre recente “Onora il Padre e la Madre” di Sidney Lumet!

Come dicevi anche tu prima, vi hanno definito un gruppo attento alle atmosfere più tenebrose, nichiliste ma capaci di un elegante pop romantico e decadente. Ma voi come vi definite?
Musicalmente parlando l’asse portante è certamente il pop, assolutamente sì. Un pop nichilista e decadente quello che noi amiamo chiamare Suicide-pop!

Qual è stata la tappa, la collaborazione più importante per gli Spiritual Front e per il vostro percorso artistico?
Se parliamo del periodo diciamo più gotico la collaborazione con gli Ordo Rosarius Equilibrio è stato molto importante, abbiamo legato e a oggi c’è ancora un buon legame di amicizia. Mentre con l’orchestra di Ennio Morricone abbiamo capito quando è importante la serietà e la professionalità dell’essere musicisti.

Collaborazioni per questo disco nuovo in uscita?
Per “Rotten Roma Casinò” in realtà abbiamo collaborato con un altro quartetto probabilmente però cancelleremo tutto e lo rifaremo con il quartetto di Morricone. Certamente un po’ più costosa come collaborazione ma ha un suo perché, innanzi tutto perché come detto parliamo del quartetto di Morricone e poi perché è proprio tutt’altra qualità!

Per concludere: una critica alla critica. Alla critica italiana in questo caso! Che cosa secondo te hanno saputo cogliere e cosa non hanno saputo cogliere i giornalisti degli Spiritual Front?
Almeno fino adesso sono stati abbastanza positivi, hanno sempre capito e riscontrato lo spirito giusto degli Spiritual Front. Anche se una cosa che è tipica della critica italiana è quella comunque e sempre di trovare per forza un difetto, anche se una cosa è valida si cerca un po’ sempre di demolirla, c’è questo bisogno di trovare un lato debole. E un’altra cosa anche qui tipica è il dover cercare sempre una somiglianza, magari paragonandoci a gruppi che in fondo poi spesso non sentiamo nostri!


Pubblicato il 11/07/2009