Blue Silk
di Sara Bracco



”Più che una scelta è un naturale sbocco del proprio approccio compositivo: non si sceglie di essere di nicchia o ci si affibbia delle etichette a priori. Tutto dipende dal principio che ti smuove!” Blue Silk. Una musica la loro che certo non passa inosservata, che contemporaneamente e naturalmente scaturisce da esperienza d’ascolto, maturati approcci allo strumento ed istintiva abilità all’improvvisazione. Consapevole il suono quanto fuori dai canoni di un genere, i Blue Silk a breve distanza dalla loro prima riuscita prova su disco decidono qui di raccontarsi, svelandoci i sogni e i segreti di una giovane band tutta d’un pezzo.



Una questione di nicchia la vostra, ma anche una dichiarazione d’intenti. Lo dicono le tracce di questo esordio discografico: oltre il folk più acustico troviamo infatti l’ambient, il progressive e le radici più contemporanee della musica. Perché questa scelta? Influenze, interessi ed obbiettivi?
Più che una scelta è un naturale sbocco del proprio approccio compositivo: non si sceglie di essere di nicchia o ci si affibbia delle etichette a priori. Tutto dipende dal principio che ti smuove: il nostro percorso musicale è contemporaneamente un percorso di ricerca interiore e risente anche del nostro background di studi, esperienze e ascolti. Le influenze che hai citato sono presenti in quanto facenti parte del nostro bagaglio musicale e ritenute adatte ad esprimere determinati contenuti.

Dal titolo “Ea”, che prende spunto dalla divinità sumera delle acque, ai live che scegliete di svolgere in diverse località marine, si evince l’esigenza di esplorare con la musica il mondo marino. Come nasce questa scelta e perché?
Spesso la nostra musica è stata accostata all’elemento Acqua, fino a che un giorno abbiamo incontrato la responsabile del MaldiTerra VelaClub (che poi è diventato il nostro partner per i live in località marine): da lì è nata l’idea di realizzare un concept sul mondo marino affrontando musicalmente alcune tra le varie tematiche che lo riguardano.

Vorrei che mi parlaste dei vostri live. Come viene allestita la scena?
Aldilà del live puramente musicale, che in questo momento non ha particolari aspetti scenici, esiste il progetto ambizioso per la realizzazione di un live itinerante su barca a vela. Il pozzetto diventa il palco per gli strumenti, la vela diventa lo sfondo dove proiettare le immagini, la parte tecnica è posizionata sul molo dove è situato anche il pubblico. La componente visual è realizzata da Olo Creative Farm, utilizzando sia filmati ad hoc su tematiche marine, sia elaborazioni in tempo reale delle riprese live dei musicisti.

La vostra musica ha un senso di continuità che alterna momenti di strutturazione ad altri d’improvvisazione. Quanto vi sono servite la tecnica e la pratica dello strumento acquisite nei vostri studi?So che siete diplomati in conservatorio…
Questo lavoro è stato integralmente scritto. Il tipo di utilizzo degli strumenti deriva sicuramente dalla conoscenza tecnica maturata nel nostro percorso accademico di studi, ma è anche frutto in buona parte di un nostro personale sviluppo musicale parallelo. Il senso di continuità o meglio fluidità è reso, soprattutto dal vivo, sfruttando l’improvvisazione nei raccordi tra un brano e l’altro.

Vorrei che sceglieste una traccia, quella che sentite più rappresentativa, e me ne parlaste. Com’è nato il pezzo?
Potremmo parlare per esempio di “Verso l’abisso-Genesi”, che forse non è la più rappresentativa ma dà maggiormente l’idea del principio che ci ha guidato in questo progetto. In questo brano abbiamo affrontato nella prima parte il tema della rifrazione della luce nell’acqua e nella seconda parte il mare come origine della vita.

Come rendere tutto ciò in musica?
La luce, entrando in profondità nel mare, perde via via i colori del suo spettro fino ad arrivare all’oscurità monocromatica degli abissi: abbiamo allora abbinato ad ogni colore una nota, partendo così con una sequenza di sette note, per poi simulare la discesa negli abissi perdendo lentamente una nota per volta. Ovviamente anche le sequenze ritmiche si modificano fino ad arrivare a suoni sempre più dilatati ed infine ad un unica nota. Anche a livello melodico si scende dai suoni acuti verso quelli più gravi. Gli abissi inesplorati potrebbero ricordare una situazione simile all’origine della vita. Noi siamo partiti dal rumore, dal quale scaturiscono i cluster eseguiti dall’arpa, il “brodo primordiale” che contiene in potenza la vita, da qui i primi elementi si combinano per poi dare origine a tutto il resto, tutto ciò rappresentato da una sequenza dodecafonica eseguita dalla chitarra che emerge dai clusters eseguiti dall’arpa.

Il pubblico ideale per i Blue Silk?
Un pubblico che sappia prendersi il suo tempo, che si lasci guidare dalla musica, che in qualche modo si abbandoni al suo fluire, prendendo ciò che gli può arrivare incontro: immagini, suggestioni, emozioni.

Progetti futuri: cosa deve e non deve aspettarsi da voi il pubblico?
Cerchiamo di avere onestà intellettuale e coerenza con il nostro percorso: per cui il pubblico non troverà forme musicali appositamente ammiccanti, ma nemmeno sperimentazioni fini a sé stesse. I progetti futuri sono un po’ di live solo della parte musicale, la realizzazione nell’estate prossima del progetto ambizioso con i visual, la produzione e distribuzione completa del concept.

Tre dischi che hanno influenzato i Blue Silk?
Ne mettiamo tre a testa (anche se non basterebbero…). Raoul: Pink Floyd “ The dark side of the moon”, Genesis “ Tha Lamb lies down on Broadway”, Bjork ” Vespertine”. Matteo: Steve Reich “ Different trains / electric counterpoint”, “ 2001: a space odyssey” Soundtrack (G. Ligeti), Pink Floyd ”Wish you were here”.


Pubblicato il 16/09/2009