Perturbazione
di Sara Bracco

”Facciamo di tutto, ma raramente siamo capaci di gustarcelo fino in fondo”. E’ da qui che vogliamo partire per raccontarvi di un’intensa chiacchierata con Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione, una chiacchierata di quelle che preferibilmente potrebbero prendere lo sfondo di un bar qualunque di un luogo qualunque o di un salotto di casa tra amici, dopo una giornata passata a bere molti caffè, forse troppi. Una di quelle chiacchierate che trova la musica come pretesto, per raccontarsi oltre, per lasciarsi appresso emozioni, istanti di vita, difficoltà ed obbiettivi, il tutto vissuto e sentito come un vero atto d’amore da tenere stretto, da affrontare con semplicità, coraggio e cuore aperto.



Quando, come e dove è nata l’idea delle “Città viste dal basso”? A oggi ripercorrendo a ritroso le tappe del live e le collaborazioni fino a quest’ultima uscita in vinile in che cosa senti che tutta questa avventura vi ha particolarmente fatto crescere come Perturbazione e non solo?
Le “Città Viste dal Basso” è uno spettacolo nato su commissione nel 2005, all'interno di una rassegna organizzata a Modena. Ci avevano chiesto di parlare di città all'interno di un concerto e così Rossano concepì questo viaggio nella canzone italiana dove noi 6 ripercorrevamo le pagine classiche scritte sul tema della città e 4 ospiti si alternavano per dar voce alla propria città, intesa come provenienza geografica ma soprattutto come luogo dell'anima. Dopo la prima edizione che fu per tutti noi, ospiti inclusi, un piccolo evento, decidemmo di provarci ancora e replicammo ovunque fu possibile; siamo alla nona edizione. Ci ha arricchiti enormemente lavorare con tanti musicisti diversi e imparare un po' da ciascuno di loro, arrangiare le loro canzoni adattandole alle nostre sonorità è stata una bella sfida. Ci ha arricchiti il tentativo di immaginarsi in uno spazio teatrale. Ci ha impoveriti invece un po' investire troppo su questo progetto nell'ultimo anno. Io credo che la sua bellezza risieda nell'unicità e tentare di sistematizzare l'imprevedibile è stato un piccolo errore. Ma se ne fanno tanti, altrimenti non si impara.

Dalle “Città Invisibili” di Italo Calvino vorrei che mi commentassi questa frase: ”…non è felice la vita a Raissa, per le strada la gente cammina torcendosi le mani, impreca ai bambini che piangono, s’appoggia ai parapetti del fiume con le tempie trai pugni, alla mattina si sveglia da un brutto sogno e ne comincia un altro. Eppure a Raissa, a ogni momento c’è un bambino che da una finestra ride a un cane che è saltato su una tettoia per mordere un pezzo di polenta… Anche a Raissa, città triste, corre un filo invisibile che allaccia un essere vivente a un altro per un attimo e si disfa, poi torna a tendersi tra punti in movimento disegnando nuove rapide figure, cosicché a ogni momento la città infelice contiene una città felice che nemmeno sa di esistere”.
”Le città invisibili” di Calvino è stato proprio il nostro modello. Nello spettacolo alterniamo canzoni a letture, ma questo testo non è mai stato citato, perché ci pareva ovvio che ci ispirassimo proprio a lui. Abbiamo cercato di raccontare le città con le canzoni ad esse dedicate. Raissa l'assocerei a Piccola Città di Francesco Guccini: nel quotidiano una cittadina di provincia può diventare davvero asfissiante, ma se ci torni dopo esserti allontanato per tanti anni, riaffiorano ricordi, e ciò che ti pareva insopportabile diventa familiare e suscita malinconia. Nella città infelice c'è una città felice, ma non sa di esistere. Dillo a me che son scappato da Rivoli per andare a Torino.

E ancora questa: ”E’ inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati”. Cos’è oggi la città per voi?Cosa dovrebbe essere? L’avete trovata o l’avete disegnata?
Zenobia assomiglia alla Rimini raccontata da Tondelli così come l'ha letta Mauro Ermanno Giovanardi nello spettacolo: o sei dentro o sei fuori. Per noi la città dovrebbe essere un luogo della cultura, un coagularsi di idee ed energie. Tuttavia il posto è già stato preso dai negozi in franchising, dagli ipermercati, dai centri commerciali, dai parcheggi, dalle gru, dai cantieri, dai grandi eventi.

5 album, 400 live: dai sogni del liceo a oggi dovessi fare un punto, cosa vi ha deluso, cosa sentite realizzato e cosa cambiereste?
Troppo difficile. Da ragazzino tornavo da scuola, ero il primo ad arrivare a casa e passavo la mezz'ora da solo a suonare l'air-guitar e cantare (cantavo davvero) come uno scemo sognando di esibirmi un giorno. A parte la chitarra, lo sto facendo, con un sacco di contraddizioni e cadute di tono, ma lo sto facendo. Sono un ragazzone fortunato a 37 anni, direi.

Come sentite cambiato a distanza di anni l’ambiente musicale?Ed il pubblico?
Piano piano si stanno tracciando delle strade nel pantano lasciato dal grande acquazzone internautico... Le persone comuni così come i musicisti si stanno lentamente svegliando da un incubo chiamato "scarica tutto quello che puoi nel minor tempo possibile tanto non avrai mai il tempo per poterlo ascoltare ma che te ne frega, vuoi mettere scarica scarica scarica!". Siamo stanchi, mi sembra e abbastanza divisi: è la risacca, dopo l'ebrezza delle onde adesso tutti hanno gli hard disk pieni e non sanno che farsene, come capire chi li può guidare, come riconoscere i propri santi, come sconfiggere la bulimia da connessione rapida. Noi vorremmo scoprirlo tornando a suonare il più possibile nel 2010, intanto cominciamo con un piccolo giro di concerti a novembre, l'abbiamo chiamato “Preliminari Tour” e intanto proclamiamo il formato disco, che in tanti danno per defunto, vivo e vegeto. Con l'idea che ci sta dietro, quella buona: non un prodotto, ma un atto d'amore.

Un pezzo e di quale album sentite più caro e rappresentativo dovessi sceglierne uno solo. E perché?
Impossibile. Rinuncio: perché mai dovrei scegliere? Lo faccio con la roba altrui, sono costretto a farlo dalla vita, dallo spazio sulle librerie e nel cervello e dalle contingenze, ma le canzoni dell'anima mia perché dovrei limitarle a tot MB?

Quanto è importante per voi il parere della critica? E se sentite mancare questo ruolo, un consiglio?
Io diffido delle critiche esasperate così come delle lodi esagerate, tutto il resto fa bene ed è utile. Se la critica italiana ha un difetto, è quello di riflettere l'Italia: siamo in pochi a vivere la musica addosso anziché farsela scorrere in superficie, così è difficile essere critici in un mercato che ti sembra sempre debba scomparire da un momento all'altro. E' come sparare a un coniglio sul palco, per citare un caro amico, Robbo degli El Tres.

E il prossimo disco? Ci sveli un segreto un’anticipazione sulla grafica o l’idea di un video?
Diciamo che rifletterà gli ultimi tre anni, le separazioni (Stefano il nostro bassista storico ci ha mollati, sostituito ora dal valido Alex Baracco), le mazzate discografiche (un contratto con la EMI Capitol che ci ha davvero prosciugato emotivamente), ma soprattutto tanti figli nati e... qualche trasloco di troppo!

Da“Canzoni allo specchio” prodotto da Paolo Benvegnù, il prossimo disco? Autoprodotto o chi lo produrrà?
Stiamo producendolo, a livello artistico, noi stessi nello studio di Cristiano, il Garage Ermetico. Come uscirà e per chi non lo sappiamo ancora.

L’uscita di “Pianissimo fortissimo” nel 2007, il 2008 un anno di cambiamenti e poi l’arrivo del 2009. Che cosa vi aspettavate da quest’anno e che cosa vi sta lasciando tutto questo materializzarsi di cambiamenti? A livello personale e d’identità di gruppo?
Tanti anni passati a correre dietro alla lepre come i cani nel cinodromo ci hanno portati a una sorta di brusco risveglio alla fine del 2007, prendendo coscienza di quanto sia importante vivere il presente mentre si va avanti, altrimenti si perde davvero il senso del fare. Fare ed essere non possono viaggiare disgiunti, ecco, uno nutre l'altro. Penso che l'arrivo di tanti figli tra di noi sia contato in questo processo di maturazione. Naturalmente ogni pausa si paga con la discesa nel limbo dei conti da pagare, degli affitti, delle bollette che premono, dei promoters che si scordano chi sei, delle radio che ti dimenticano, e così via. Ma va bene così, mi aspetto tanto prima di tutto da me stesso e dai miei compagni, per quanto riguarda il resto del mondo... che la fortuna ci assista e vai col liscio!

Avete musicato film muto “Maciste” in occasione del Traffic Free Festival nel 2006, vorrei che mi parlassi di quest’esperienza?
Siamo partiti da un leit-motiv, il tema di “Maciste”, per svilupparlo in diversi modi. Da lì abbiamo poi cercato di commentare le immagini alternando tensione a momenti comici, con vari temi, quasi tutto il lavoro è stato sviluppato a partire dalle idee di Gigi. Il film ha una traccia narrativa davvero esile ed è più l'occasione per esibire la forza dell'attore principale, Bartolomeo Pagano, vera star dell'epoca. Da qui il tono giocoso della nostra sonorizzazione. Io me la sono goduta alle percussioni armoniche metallofoni didgeridoo e tutto quello che riuscivo a trovare.

E di questo blog quotidiano e temporaneo “Agosto Perturbato”? Ce ne potresti parlare com’è nata l’idea?
L'idea è stata proposta da Kataweb stessa, ne abbiamo approfittato per imbastire l'ossatura del nuovo sito curato dal nostro valido web master Gigi, l'unico di noi a vivere nel terzo millennio, a suo dire.

Immaginate di essere una figura e un racconto del libro di Tim Burton “Morte Malinconica del bambino ostrica” quale sareste? E perché?
Nessun dubbio: Il bambino con i chiodi negli occhi. Facciamo di tutto, ma raramente siamo capaci di gustarcelo fino in fondo.


Pubblicato il 26/10/2009



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