Giobia
di Antonio Belmonte

Alcuni giorni fa abbiamo recensito con particolare piacere il loro ultimo disco, “Hard Stories”, intriso fino al midollo di quel garage-rock acidamente psichedelico che ha incollato i ’60 ai ’70 senza soluzione di continuità. Loro sono i Giöbia e arrivano da Milano: una manciata di domande per conoscerli più a fondo.


Telegraficamente. Il vostro biglietto da visita per coloro che ancora non vi conoscono. Chi siete? Da dove venite? Cosa suonate? Perché dovremmo ascoltare le vostre cose?
Siamo i Giöbia e veniamo da Milano. Se amate i colori della Londra psichedelica e della San Francisco del ‘flower power’ “Hard Stories” potrebbe fare al caso vostro.

Voi provenite dal mondo del revival rock. La scelta di suonare cose vostre nasce dalla comprensibile paura di mortificare a lungo andare la vostra creatività suonando canzoni di altri? Insomma per amor proprio?
Non ci piacciono le cover band. Abbiamo sempre fatto pezzi nostri, ultimamente abbiamo reinterpretato un paio di brani e uno di questi è stata la cover degli Electric Prunes che è finita su “Hard Stories”.

Il vostro debutto trasuda psichedelia da tutti i pori, di quella più onirica, più acida, come ho scritto nella mia recensione a voi dedicata. Fumate qualcosa di particolarmente buono o proprio non riuscite a staccarvi dal rock allucinogeno tanto in voga tra ’60 e ’70 verso cui siete debitori?
In realtà il nostro primo disco risale al 2005 e si chiama “Beyond the Stars”. Inoltre, prima di questo ci sono state molte autoproduzioni. Da quando esistiamo abbiamo sperimentato diversi modi di fare musica: siamo passati dallo space rock alla musica etnica, fino al indie rock. La psichedelica e il fumo buono comunque sono sempre stati un punto fermo. Sicuramente siamo debitori agli anni 60, però idealmente ci sentiamo più vicini a band come Primal Scream e Brian Jonestown Massacre, che spaziano molto tra i generi e fanno quello che vogliono, ma mantengono un’ identità artistica originale e in continua evoluzione. Il nostro obiettivo con “Hard Stories” è stato quello di avere un sound più uniforme e retrò rispetto ai lavori precedenti mantenendo però la nostra vocazione al rock psichedelico.

Due parole sull’attuale scena milanese. Ve ne considerate parte integrante?
Conosciamo e siamo amici di molti musicisti a Milano ma non siamo parte integrante di nessuna scena.

La vostra proposta musicale è e sarà sempre di nicchia. Non vi spaventa la prospettiva?
Non sappiamo cosa faremo in futuro, ma sicuramente non faremo un altro disco uguale a questo. A noi piace suonare e scrivere canzoni e ci spaventa di più l’eventualità di non avere niente da dire come musicisti.

Come vi pagate da vivere nella vita di tutti i giorni al di fuori della musica?
Questo è un altro problema più spaventoso rispetto alla prospettiva di essere una band di nicchia...Ci paghiamo da vivere facendo altri lavori, lavoriamo quasi tutti in ambito sociale e purtroppo non guadagniamo molto, mentre suonare costa.

Non vi è passato per la testa di affidare la produzione artistica del vostro debutto a qualche vecchia volpe della scena garage/psichedelica internazionale? Magari avreste imparato qualche buon trucco e il vostro disco ne avrebbe tratto giovamento, no?
Inizialmente dovevamo lavorare con un produttore artistico di Seattle, poi abbiamo deciso di realizzare un disco più grezzo, istintivo e da qui la scelta di registrarlo interamente in analogico nello studio dei Mojomatics a Treviso. Siamo molto soddisfatti perché il suono del disco era esattamente quello che cercavamo. In futuro ci piacerebbe comunque lavorare con un produttore artistico internazionale.

Vi procurate concerti con facilità o dovete sudare le 7 camicie per rimediare una serata?
Da questo punto di vista non abbiamo particolari problemi, abbiamo sempre suonato tanto.

Musicalmente parlando: USA - Inghilterra? Risultato finale?
2-2 ma gli USA giocano in casa, e hanno un leggero vantaggio.

Che disco fareste ascoltare ad un alieno per fargli capire l’essenza del rock?
Come disco “For Your Love” degli Yardbirds. Come canzone “It's Only Rock 'N Roll (But I Like It)” dei Rolling Stones.


Pubblicato il 26/05/2010