A Toys Orchestra
di Redazione



Il primo amore nei vostri ascolti e quelli che in un certo senso avete sentito formativi per “Midnight Talks”
Mia madre dice che quando ero bambino adoravo Alberto Camerini…Evidentemente lui è stato il mio primo amore musicale. Ho avuto la fortuna di crescere in una casa piena zeppa di vinili di ogni tipo: sin da piccolissimo ho avuto un rapporto molto stretto con la musica, tant'è che il giradischi era uno dei miei giocattoli preferiti. Pensa, lo conservo ancora, il coperchio è ancora imbrattato dai miei scarabocchi e disegnini. Ho ascoltato centinaia di dischi da bambino: italiani, stranieri, rock, classica...A dirla tutta talvolta alcuni di questi volavano dritti giù per il balcone; nella mia fantasia di bimbo di tanto in tanto diventavano dei "dischi volanti", i miei ufo personali. Dischi originali di Elvis, Frank Sinatra... Riesco a perdonarmi solo pensando che poi ho dedicato la mia vita alla musica. Non so se esistono degli ascolti specificamente formativi per "Midnight Talks" o meglio ci saranno di sicuro ma ad un livello più implicito che specifico. Tutto quello che ascoltiamo e ci piace confluisce nei nostri backgrounds, ma è così da sempre. In realtà io sono fermamente convinto che sia troppo riduttivo pensare che la musica possa essere influenzata sempre e solo da altra musica: ci sono talmente tanti fattori che possono condizionare la direzione di un disco e l'ispirazione di un musicista che la musica è solo uno di quegli elementi.

Sul nostro portale abbiamo incensato il vostro nuovo lavoro. Anche altri lo hanno fatto. Praticamente tutta la stampa di settore. State crescendo o state invecchiando?
Stiamo crescendo. Sentiamo che ci sono talmente tante cose da imparare ancora, che probabilmente saremo sempre troppo piccoli per percepirci come dei veterani, anche tra trent'anni. Preferiamo essere sempre degli "alunni" così da avere sempre nuova "fame". Io dico sempre che non mi piace sentirmi dire che siamo una band "matura". Per dirtela con una parafrasi ortofrutticola, dopo la maturazione resta solo da marcire. Quindi meglio essere un tantino acerbi ma sempre in gioco.

Vi spaventa l’arrivo improvviso del “punto di non ritorno” creativo?
Che cos'è?? Qualunque cosa sia, se e quando soggiungerà dovremo avere l'onestà di accettarlo: la musica è per noi un sintomo della vita stessa, e quindi c'è da tenere in conto che ci sono dei cicli naturali. Preoccuparsene adesso però sarebbe come voler accelerare questi cicli. Sarebbe come preoccuparsi ora di che tipo di pannoloni usare quando saremo in età avanzata.

Il vostro nome a distanza di anni continua a comparire nelle locandine-concerto affisse sui muri delle città, nei calendari dei live-club, nelle riviste di settore…Allora non è poi così difficile sopravvivere e rimanere a galla nella scena indie italiana no? Oppure dovete ringraziare esclusivamente il vostro talento e lungimiranza artistica?
Se così non fosse vorrebbe dire che tutti quelli che ci mostrano attenzione sono degli idioti perditempo. Siccome non è assolutamente così, probabilmente qualche presupposto per ricevere attenzione ci deve per forza essere. Non spetta certo a noi dire se siamo o meno talentuosi, quindi non sono la persona preposta a rispondere a questa tua domanda. Lungimiranti invece, quello te lo posso confermare e sottolineare. Quella che tu chiami "scena indie italiana" è a mio parere poco più che un ectoplasma. Nel senso che la scena ha dei presupposti aggregativi e delle intenzioni collettive che in Italia non ci sono,o quantomeno sono ancora troppo slacciate. Io direi invece che sul nostro territorio c'è un importante "realtà musicale" fatta di tante bands, di medias, reporters, di concerti e soprattutto di un significativo numero di pubblico. Quindi io piuttosto di "scena" ritengo sia più giusto parlare di "realtà", che non è né meglio né peggio. Non c'è alcun velo di polemica in quanto ho appena detto: sono solo due diciture differenti, e io ritengo che la parola "scena", per come la intendo io, non appartiene all'Italia delle bands. Forse c'è una scena più riconducibile al pubblico dei concerti. Nei live c'è un riscontro tangibile di una compattezza e un abnegazione dell'audience che mi fa percepire quel filo conduttore di cui ti dicevo. E questo è bello.

Ricordando i giorni della gavetta. Qual è stato il momento in cui avete sentito di aver svoltato?
Sentimmo di aver svoltato quando siamo usciti dalla cantina per portare la nostra musica in tour...Tutto il resto è una crescita continua che cercheremo di perpetuare nel tempo.

Ci racconti un aneddoto legato a uno dei testi di “Midnight Talks”: nascono prima i testi, le musiche o tutto nasce da un’improvvisazione? Nella band ci sono ruoli precisi nel processo creativo?
Le musiche e i testi li scrivo io. Creo una forma embrionale di canzone che poi tutti insieme decidiamo in che direzione sviluppare. Il lavoro collettivo che svolgiamo è di vitale importanza. Pur quando una canzone resta solo per piano e voce è frutto di un approvazione plenaria. Non esiste una formula precisa di scrittura, non c'è una forma tipo o un qualsivoglia modus. Il mio è un approccio molto più impulsivo piuttosto che riflessivo e/o ponderato; diciamo che piuttosto che cercare l'ispirazione faccio in modo che sia lei a cercare me. Non sono un compositore da "flusso di coscienza", direi piuttosto che il mio è un "dettato del subconscio" che spesso prende vita quasi inconsapevolmente per poi palesarsi anche a distanza di tempo.

Quanto contano per voi le collaborazioni? Qui Rodrigo Erasmo, Asso Stefana, Enrico Gabrielli, Fausto Ferrara. Come sono nate? Come avete lavorato con loro? Un commento per ognuno.
Difficile trovare un commento per ognuno di loro. Tutti sono stati mossi da un intento comune, per cui è improbabile per me provare a valutarli con metri differenti. Tutti quelli che hanno partecipato alla realizzazione di "Midnight Talks", dai fonici ai musicisti, sono stati mossi dall'entusiasmo e dalla gioia della creazione. Senza questi elementi probabilmente la cosa non avrebbe funzionato, almeno per come l'abbiamo impostata noi. Infatti non ne abbiamo voluto proprio sapere di fare prove e provini: quando ognuno di loro ha ascoltato la versione demo del disco ha avuto una reazione tale da farci dedurre che l'unico ingrediente utile era l'entusiasmo. Il fatto che si sentissero coinvolti a piene mani nel progetto sarebbe poi andato da sé. E così è stato. Lo dimostra anche la mole di arrangiamenti che ci sono nel disco. Enrico Gabrielli in qualità di scrittore e direttore degli arrangiamenti si è presentato in studio con un blocco di spartiti grosso come il "Vecchio Testamento": non c'è stato neppure bisogno di ascoltarli! Abbiamo premuto "rec" e siamo andati avanti. Asso, Rodrigo ma anche i due fiatisti Luciano Macchia e Raffaele Kohler (gia con Capossela), sono degli esecutori fantastici, e in vero non hanno bisogno di presentazioni. Fausto poi è stato nei Toys per tantissimi anni, mi viene anche strano menzionarlo tra le collaborazioni.

Da alice a due teste di “Technicolor dreams” alla foto di “Midnight Talks”, come nascono le idee delle copertine? E perchè la scelta di quest’ultima?
In quanto autore della parte letteraria, e quindi anche filologica della nostra musica, sono io spesso a decidere quale e come sarà la copertina del disco. Ovviamente anche in questo caso mi serve l'appoggio unanime della band. Spesso la mia consigliera, nonché maggior collaboratrice è Ilaria. Ha uno spiccato senso estetico e delle grandi doti illustrative: in passato proprio io e lei abbiamo interamente realizzato la cover di "Cuckoo Boohoo" ad esempio. I disegni sono tutti per mano miei e di Ilaria. In "Technicolor Dreams", invece, il genio dell'illustratore Roberto Amoroso è stato meticolosamente diretto per filo e per segno sempre da me e lei. Per quest'ultima copertina, quella di "Midnight Talks", serviva un cambio di immagine radicale, in quanto le tematiche del disco erano fortemente orientate sulla bivalenza amore/odio. Alla fine due metà della stessa mela: serviva qualcosa di pulsante e carnale, quindi via i disegni per lasciar posto ad una foto. Foto che doveva perciò trasmettere una potenza tale da poter rappresentare questo tipo di concetto. Non necessitavamo quindi dello scatto d'autore per antonomasia, piuttosto di un immagine con una forza comunicativa di grande impatto. Mi balenò in mente l'idea di proporre una coppia che si bacia. Il confine però tra il bacio e morso (amore e odio) doveva essere poco distinguibile. Fu così che con l'aiuto del bravissimo fotografo Graziano Staino arrivammo a realizzare questa cover. Gli dissi proprio così: "devono sembrare due che fanno l'amore dopo essersi massacrati di botte". Per quanto cruda è un immagine ricca di vita. Che cos'è l'amore se non un sinonimo della vita stessa?

Dai vostri esordi come e in cosa è cambiata la scena (o “realtà” come preferisci chiamarla tu) indie italiana?
Quando abbiamo iniziato noi il mondo era ancora in prevalenza in "anologico". Pensa che i nostri primi demo li abbiamo realizzati su un quattro piste a cassetta. Detto così sembra che stia parlando di trent'anni fa, in verità era poco più di dieci anni fa. Il computer e internet hanno cambiato radicalmente i paesaggi della tecnologia e delle attività ad esse connesse, e quindi ovviamente anche la musica e le sue "scene". Ovvio quindi che l'"Italia indie" di oggi è ben diversa da quella dei primi anni novanta. Oggi c'è una maggiore propensione all'internazionalità, forse proprio grazie alla rete che "avvicina" tutto e tutti. All'epoca invece godevano di una maggiore coesione e di una minor dispersività...Ma inutile polemizzare e fare gli integralisti/passatisti. Le epoche cambiano, chi si adegua rimane in scia, gli altri si accontenteranno dei revival.

Due parole sul Meridione del terzo millennio? A quando la vera svolta, sociale, economica, culturale, politica?
Di questo passo, istituzionalmente mai! C'è ancora troppo ostruzionismo e poca assistenza da parte dello stato e degli enti governativi. La meritocrazia è una chimera su tutto il territorio, immaginati qui al Sud. C'è una parte del popolo però, quella che non si è fatta lobotomizzare da questi cialtroni che ci governano, che ha voglia di risorgere e di immaginare un nuovo meridione. Persone come Niki Vendola, tanto per fare un esempio, lasciano ampi spiragli di speranza, ma decenni e decenni di degrado culturale e sociale e di abbandono istituzionale, hanno seminato disillusione e scoraggiamento per far si che ci si creda fino in fondo. Solo superando questo ostacolo con un sacrificio ancora troppo sconosciuto si potrebbe provare a venirne a capo, altrimenti la strada più semplice è incanalarsi comodamente nel proverbiale modus mafioso. Chi me lo fa fare di costruire una casa rispettando le regole dell'abusivismo, se tanto ogni tre anni c'è un condono?

…E sotto il profilo musicale svolta c’è stata?
Il Sud è pieno zeppo di fermento musicale, come anche più del nord stesso. Te lo dico perché ho vissuto ad entrambi i poli. Soltanto che nel meridione la mancanza di strutture o la capacità di tenere in vita quelle poche che ci sono fanno si che spesso ad alcuni progetti vengano tarpate le ali ancora prima di provare a spiccare il primo volo, non c'è incoraggiamento a continuare. E' un discorso molto difficile, strettamente legato alle questioni socio-culturali di cui parlavamo pocanzi. Quei pochi che hanno una determinazione tale da convivere e combattere con talune problematiche sono da considerare degli audaci. Tanto per farti un esempio, ultimamente abbiamo suonato al Ludovico Van Festival di Montemiletto (AV): un gruppo di ragazzi che contro tutti e tutto hanno messo in piedi una realtà laddove sembrava impossibile poterlo fare. Un vero successo per la nostra terra e la nostra gente, ma ovviamente i detrattori non si sono fatti attendere, e la vita per questi ragazzi non sarà certo facile per poter far sopravvivere la loro creatura. E qui mi sovviene l'altro esempio, quello più triste: a soli pochi chilometri, a Guardia Sanframondi(BN) si teneva ogni anno una delle manifestazioni più belle su scala nazionale: Il Sixdaysonicmadness. Che fine ha fatto? Provate a chiederlo a chi per anni si è fatto il culo portando migliaia e migliaia di persone da tutta l'Italia in un microscopico paese nelle sperdute valli del Sannio dove oltre al paesaggio mozzafiato non c'è molto altro. Le oasi non sono benviste dai "beduini" che amministrano il nostro deserto! D'altronde al Sud dobbiamo pur lamentarci, e questi signori ci mettono in condizioni di poterlo fare sempre. Ci tutelano.

C’è mai stato tra di voi un momento di scollamento, d‘attrito, di conflittualità pericolosa per la salute della band? Tutto sommato, lo si sa, l’armonia all’interno dei gruppi si basa su equilibri sottilissimi. Il compromesso è sempre il migliore antibiotico in questi casi?
Gli A Toys Orchestra non sono un entità astratta. La nostra è una relazione a tutti gli effetti, e come tale vive di gioie e di dolori, di concordia e di attrito. Ma questo è un buon sintomo. Credo poco nel concetto di gruppo come "unica mente": è meglio avere quattro cervelli a disposizione piuttosto che uno in comune.

Che disco faresti ascoltare ad un alieno catapultato sul nostro pianeta per spiegargli la musica rock?
Beh, ovvio: “Ziggy Stardust”.


Pubblicato il 21/06/2010