Jocelyn Pulsar
di Antonio Belmonte



Prova a “vendere”, come se tu fossi a fine concerto seduto dietro il tuo traballante tavolino da mare, il tuo nuovo cd ai (tuoi) lettori de laScena.it. Perché dovrebbero ascoltarlo?
Perché è un disco indipendente senza monologhi, sperimentazioni, urlacci…solo canzoni abbastanza classiche, un paio potenzialmente da canticchiare sotto la doccia. Poi per gli amici de La Scena faccio un prezzo di favore…eh eh eh.

Stavo pensando a “Il gruppo spalla non fa il soundcheck”: sai che è un gran bel pezzo? Mica tanto per il valore musicale, quanto per quello lirico. Cito “Se vinco 160milioni di euro compro Predappio e chiudo qualche negozio” oppure “Faletti può vendere i libri che gli pare ma sarà sempre Vito Catozzo” o ancora ”Il gruppo spalla non conta, il gruppo spalla non fa il soundcheck, il gruppo spalla smonta”. Quello che dici è oro colato, dalla prima all’ultima parola del testo. Dove hai concepito questo testo geniale?
Ti ringrazio: chiunque suona in giro ti dirà, magari con parole diverse, le stesse cose; quindi l’ho “concepito” durante i miei concerti in giro per l’ Italia. Comunque non hai citato la mia frase preferita “Dolph Lundgreen può fare i film che vuole ma resterà sempre IL RUSSO”.

Impressioni a caldo sulla scena indie italiana della quale tu fai parte a tutti gli effetti, checché tu ne dica. Paradossalmente tra i giovani musicisti notavo più diversificazione musicale alcuni anni fa (bada bene, io sono più vecchio di te) rispetto invece ad una certa omologazione di proposte e riferimenti musicali che sembra imperare dentro e fuori i circuiti mass-mediatici.
Mi sembra che ci sia l’ idea che il successo nell’indie poi debba sfociare necessariamente al mainstream, che quindi un cantante indipendente rimarrà sempre un po’ incompiuto se non sarà conosciuto anche dalla casalinga di Voghera: non sono di questa idea, credo che l’ obiettivo finale non sia sempre e solo radio Deejay o Top of the Pops. L’indie serve proprio per dare una proposta alternativa all’omologazione mainstream, che è imperante (ed avvilente)…Se non si capisce questo poi succede come ai Perturbazione o a Bugo.

Tu sei visceralmente legato ai Pavement e non ne fai mistero…Eppure la band californiana sale raramente a galla tra le tue composizioni. Viaggi piuttosto sulle morbide frequenze cantautorali tanto care a personcine come Niccolo Fabi, Samuele Bersani, Francesco Baccini, Tricarico oscillando tra nostalgiche riflessioni personali, sentimentalismi d’altri tempi e velate critiche sociali (e anche personali).
I Pavement per me sono un riferimento per quanto riguarda l’attitudine, in particolare nell’atteggiamento verso la registrazione, quindi senza problemi di “bassa fedeltà”; in effetti io nasco ascoltando De Gregori, che è ancora oggi un punto di riferimento, poi successivamente anche Ivan Graziani, purtroppo non molto conosciuto oggi. I nomi che fai mi piacciono tutti tranne Baccini che non sopporto: aggiungerei anche Gazzè e, virando più sul classico, Endrigo e Piero Ciampi.

Ogni tuo disco sembra operare a corto raggio d’azione, mi spiego: dai comunque l’impressione di raccontare nelle canzoni il tuo micromondo di provincia, senza particolari digressioni extraterritoriali, per i personaggi che citi, i luoghi, i ricordi. E’ solo una mia impressione?
No, hai ragione: in questo senso sono un Guccini dell’indie…ah ah ah…meglio ancora, un Pierangelo Bertoli, che partiva e tornava sempre nella sua Sassuolo, tra l’altro non lontanissimo da me. Io non sono De Gregori che può scrivere sui massimi sistemi e fare bella figura, io credo di sapere raccontare solo le cose che ho vissuto personalmente, almeno questo è quello che cerco di fare, niente di più. Gli anni zero non li conosco così bene, ho solo trent’anni in fondo….

In “Cinquant’anni” tu canti “non è vero che si perde la memoria”. Io più semplicemente ti replico che “si perde quando fa più comodo”. Tu come ti vedi a 50 anni? Io ti vedo recluso nel tuo bilocale a registrare disarticolate composizioni minimaliste dai testi ermetici.
Canto “Allora è vero che si perde la memoria”! Sinceramente a 50 anni penso che non farò più canzoni ma che mi sarò dedicato completamente all’arte contemporanea e alla scrittura del mio libro (lo fanno tutti, perché io no?).

Hai ricevuto in passato, e stai ricevendo tuttora un feedback positivo su più fronti. Sei contento? O alla fine dei conti finché non arrivano gloria, moneta sonante e spettatori paganti non è mai abbastanza?
Diciamo che non sono ancora soddisfatto: sicuramente col tempo mi sono fatto conoscere e probabilmente chi segue la scena indipendente italiana sa chi sono e conosce un paio di miei pezzi, questo mi fa molto piacere; di certo però il feedback nei miei confronti non è paragonabile a quello verso altri nomi…Si tratta spesso di gruppi di grande valore, ed è giusto che se ne parli, ma a volte mi capita di osservare una grande attenzione verso progetti non così interessanti, e la cosa mi procura qualche travaso di bile.

Intuisci che la ragazza dalla scollatura straripante che siede in treno di fronte a te è un’appassionata di musica: che gusti musicali le sciorineresti per portarla a cena fuori?
Ah Piero Ciampi. Lui funziona sempre.


Pubblicato il 04/10/2010