Nihil Est
di Johnny Cantamessa

Dopo aver ascoltato il loro disco d'esordio “Nuvole notturne”, ho sentito l'esigenza incontrollabile di doverli intervistare. Ci troviamo di fronte ad una band che per il sottoscritto si è rivelata una vera sorpresa. Un disco dall'indiscussa bellezza che richiama alla mente i campi di grano in giugno e la quiete dei caldi pomeriggi estivi. Signore e signori, i Nihil Est.


Come nasce il progetto Nihil Est?.
Partendo dal punk e passando nel 2006 attraverso una specie di “hardcore psichedelico”, ha preso forma la scelta di un principio che cerchiamo di conservare fin dall’inizio: non avere un unico genere musicale di riferimento. Stemperate le influenze più dure, l’intento di creare una musica che cammini su più confini si concretizza sempre di più con l’attuale formazione di sei elementi che è attiva dal 2009 con Domenico alla chitarra ritmica, Viola al pianoforte/synth, Nicolò alle percussioni e Jacopo al basso.

Perché il vostro nome cita Gorgia?
Il nostro nome non è una vera e propria citazione di Gorgia, ne è solo una blanda reinterpretazione che nasce sempre da quell’ intento iniziale di sottolineare la ricerca di un non-genere musicale, un ibrido totale che peschi dal buono di ogni nostra influenza musicale dando rilievo di volta in volta al momento musicale in sé.

Quanto c'è nei Nihil Est delle vostre precedenti esperienze?
Essendo in sei, seppure le nostre esperienze passate siano diverse, è necessario formare sempre un’isola comune, un terreno nuovo, una personalità di base del gruppo che raramente lascia intravedere i nostri passati musicali anche perché si parla dell’altro ieri!

Come definireste il vostro sound?
Chiedo l’aiuto del pubblico!

Quali sono le vostre principali influenze?
Musicalmente il cantautorato sia italiano che internazionale e le bands che hanno saputo sperimentare su atmosfere, arrangiamenti, strumentazione, concetti. In generale, ci influenza ogni persona che si sia dimostrata visionaria, nel senso più sognante ma anche letterale del termine, ossia quello della condivisione con altri di una visione delle cose articolata e personale.

Con chi vi piacerebbe collaborare?
Al momento il nostro obbiettivo è quello di conoscere quanta più gente possibile dell’ambiente musicale e carpire il massimo da ogni persona (nel bene e nel male) al fine di orientarci ed approfondire il nostro discorso sempre di più.

Due parole sul panorama indipendente italiano?
Sembra che ogni signora curi il proprio orto e parli male di quello altrui appena può. Nonostante ci siano molte proposte musicali, tutto sembra oscurato da un atteggiamento di base che probabilmente si acutizza nella scena milanese e che si manifesta in una mancanza di solidarietà e rispetto tra gruppi. Assumere questo tipo di atteggiamento alle volte è naturale, ma è necessario conoscere le persone, il progetto musicale che hanno costruito e tengono in vita cercando il più possibile di collaborare con gli altri prescindendo dai generi e avendo bene in testa il concetto che la scena non si crea in base alle scelte degli ascoltatori ma alla rete di musicisti che si sostengono, soprattutto in assenza di un interesse mediatico degno.

Raccontateci la genesi del vostro primo disco.
“Nuvole Notturne” parte dalla proposta di Paolo Messere di fare un disco sotto la sua etichetta Seahorse Recordings, dopo aver sentito una nostra demo. Di conseguenza questo primo lavoro è stato spinto da un’urgenza creativa ed espressiva che ci ha portato a dire tutto, come se dovessimo correre al cesso! Ci siamo concentrati sulle atmosfere dei singoli pezzi, cercando negli arrangiamenti in particolare di raggiungere un’omogeneità generale che la genesi delle canzoni, disordinata nel tempo, rischiava di far percepire poco. In tutto questo è stato fondamentale il passaggio dall’inglese all’italiano.

“Nuvole Notturne” sembra quasi il lavoro di un cantautore. Come avete raggiunto un sound così intimo e personale pur essendo in sei?
Siamo sempre partiti dalle musiche e in base alle atmosfere e alle sensazioni che hanno generato queste, ho cercato di fondere dei testi le cui tematiche corrispondessero il più possibile alle emozioni in noi suscitate. Il tentativo generale per ogni pezzo è sempre stato quello di creare un “golem di emozioni”.

Quanto ha contribuito la produzione di Paolo Messere al sound finale?
Paolo ci ha seguiti a distanza durante l’elaborazione delle canzoni e nel corso delle registrazioni è venuto a trovarci nello studio di Pavia dove già avevamo registrato la demo con l’amico e fonico William Novati. Ci ha dato dei consigli in particolar modo sul mixaggio e sul sound generale del disco.


Pubblicato il 21/10/2010