Numero 6
di Francesco Pizzinelli

Intervista ai Numero 6 Sono tra i migliori gruppi in circolazione e sta per uscire il loro nuovo disco: ospiti della terza edizione del “+Tostcheniente Indie Fest” regalano un set acustico avvolgente e di livello superiore. Inevitabile allora, una chiacchierata con Michele Bitossi che del gruppo è l’ anima e la penna.


I Numero 6 sono tornati dopo alcuni anni: come mai tutto questo tempo? Cosa è successo nel frattempo?
In effetti l'ultimo album ("Dovessi mai svegliarmi"!) risale al 2006. In questi ultimi quattro anni non sono e non siamo stati con le mani in mano. Abbiamo fatto un ep che ha visto la partecipazione di Bunnie "Prince" Billy e che è andato veramente molto bene raggiungendo i 10.000 download in tutto il mondo. Poi è uscito l'album "Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro" firmato da noi in coppa con l'amico Enrico Brizzi, disco che ha riscosso unanimi consensi. Abbiamo fatto dei concerti, dato vita a progetti paralleli e solistici, io ho scritto un libro che uscirà a gennaio prossimo, ho fatto un figlio e di conseguenza il papà, ho messo su un studio di registrazione, ho scritto tante canzoni e altro ancora. Detto questo sono dell'idea che sia importante uscire con un disco nuovo soltanto quando si è convinti veramente di volerlo fare, quando si è certi di avere in mano materiale valido e che ti rappresenti in pieno. uscire tanto per uscire o, ancora peggio, per dare segni di vita goffi e ansiosi in un panorama già di per se ultra affollato se non addirittura saturo è una cazzata che purtroppo fanno in molti. Lo fanno, a mio avviso, perché qualcuno ha diffuso la stupida credenza che nel fottuto mondo indie bisogna per forza presenziare, farsi vedere, stare sul pezzo, uscire con dischi di merda a ciclo continuo. io non ci sto, io esco quando ne ho voglia, tanto mica scrivo e suono per i soldi, sarei pazzo a farlo.

Il vostro disco nuovo viene distribuito da Audioglobe: quanto ha senso oggi a livello "indipendente" cercare una distribuzione fisica? Credi negli e-store? I Tunes e via dicendo…
Una distribuzione fisica sulla carta ha poco senso: da feticista del formato "fisico" voglio però illudermi che ci sia ancora qualcuno che acquisterà il nostro disco in un negozio, magari dopo averne sentito parlare bene in giro. Noi comunque la distribuzione non l'abbiamo cercata, è stato piuttosto automatico e naturale ottenerla. Ritengo, comunque sia, che se avere il disco in distribuzione tradizionale non ti comporta inculate dal punto di vista logistico e economico, sia sensato provarci dato che, se per caso le cose iniziano a girarti bene, la "macchina" è già pronta per partire... Non so che dirti degli e-store, non li frequento e, per la verità, mi capita di rado di scaricare musica da emule o similari. quando mi interessa un disco me lo compro in vinile e me lo godo, artwork compreso.

Negli ultimi anni la cosiddetta "scena indipendente" ha sfornato alcuni nomi che, con un solo disco (o addirittura un demo)e in breve tempo hanno creato attorno a loro un hype che forse voi (e altri gruppi del vostro calibro-penso ai Virginiana Miller ad esempio-) non avete mai raggiunto…Questo vi provoca travasi di bile? Oppure non vi tocca? E soprattutto, come vi spiegato questo fenomeno "one shot"?
Guarda, i travasi bile me li provocano altre cose. Qualche esempio: perdere disgraziatamente un derby contro gli strisciati di sampierdarena, i continui e allucinanti infortuni che falcidiano il Genoa, quel pezzo di merda di Berlusconi, farsi fottere una splendida Rickenbacker 330 in un'asta su ebay. Se cerco il significato primario di Hype sul vocabolario (ah, ecco un'altra cosa che mi provoca travasi di bile, questa parola) vedo che si parla di "gonfiare, montare, IMBROGLIARE". Diciamo quindi che forse la risposta a questa domanda è insita nella tua domanda, soprattutto perché giustamente parli di "fenomeni one-shot" e a me invece di colpi piace darne tanti, non soltanto uno. Se noi (come i Virginiana e, per fare un altro esempio, i Perturbazione) siamo ancora qui, è perché probabilmente abbiamo saputo lavorare in modo onesto, saggio e artisticamente significativo, senza troppi squilli tromba o approcci generazionali da quattro soldi. Credo nelle crescite graduali, nei percorsi sensati e diffido dalla fretta, dai chiacchiericci sterili su forum, bacheche e siti di segaioli. Credo comunque di sapere a chi ti riferisci nella domanda "punzecchiatoria": ebbene, se proprio lo vuoi sapere sia Dente che Le Luci Della Centrale Elettrica mi piacciono molto.

Che cosa ascolti nella musica di oggi? Indipendente e no.
Sembrerà strano ma negli ultimi mesi non ho "cercato" molta musica nuova, cosa che invece ho sempre fatto con una certa regolarità, tenendomi molto informato per cercare di scoprire continuamente cose nuove; comunque sono molto informato, quanto meno su tutto quello che esce. Quando sono immerso nel mio lavoro di composizione e, in generale, nelle faccende per un nuovo disco, ho poco tempo per ascoltare la musica di altri, o per lo meno di farlo con la giusta attenzione. Però alcuni ascolti sono stati importanti, se non fondamentali, e me li sono goduti su vinile. Ho ascoltato Neil Young, Scott Walker, Nick Cave, gli Wilco, i Beach Boys, Tom Waits, molto Nothern Soul, Paul Weller, Toto Cutugno, I Beehive, Dente e altro ancora.

Ormai la faida tra indie e major è fritta e rifritta...Nonostante ciò voglio lo stesso la tua opinione, con la speranza che metta la parola fine alla diatriba: in cosa un disco-gruppo è "indie", in cosa è "major"? Dove finisce uno e inizia l' altro? Ci sono punti di convergenza? Uno è il diavolo e l' altro è l' acqua santa? Argomenta…
Madonna, che domanda! Come molti detesto con tutte le mie forze il termine "indie" asscociato a tagli di capelli di un certo tipo, a t-shirt di un certo tipo, a modelli di chitarre di un certo tipo, a suonini di un certo tipo. Insomma, è una roba miserabile! Adoro al contrario il concetto di "indipendenza" e lo sento profondamente mio, non solo a proposito della mia attività artistica ma proprio per quanto riguarda la mia vita in generale. Vujadin Boskov, che fu per noi genoani un "nemico" a cui riconoscere grande rispetto e simpatia, ti risponderebbe: "gruppo indie è gruppo che esce con etichetta indipendente e gruppo major è gruppo che esce con etichetta major", cosa ci sarebbe da aggiungere a cotanta saggezza? Io aggiungo che, sia con i Laghisecchi che con i Numero6 ho avuto a che fare con le major. In entrambi i casi ho sì avuto massima libertà artistica ma, paradossalmente, avrei forse preferito averne un po' meno dato che quella libertà è coincisa con un pressoché totale disinteresse nei confronti dei progetti in questione. in entrambi i casi questi signori hanno visto i risultati piuttosto importanti che avevamo raggiunto con le nostre e sono subentrati stanziando budget, parlando a vanvera, promettendo cazzate per poi sparire nel giro di qualche mese. Poco male, devo dire, perché noi non abbiamo mai voluto firmare contratti impegnativi e abbiamo continuato il nostro percorso limitandoci a usufruire di soldi che ‘sti coglioni ci davano acriticamente. Ci sono però musicisti bravissimi che, a causa di inesperienza e di eccesiva buona fede, rimangono schiacciati in certi meccanismi e si fanno molto male, e ne conosco molti.Poi ci sono casi in cui i rapporti con le major vanno molto bene e risultano proficui e piacevoli, sia dal punto di vista professionale che da quello umano. Conosco anche casi del genere, sai dipende molto da che persone trovi dall'altra parte della barricata. Comunque le major italiane non sono alla frutta, sono ormai all'amaro. C'è un pezzo del nuovo album che si intitola "il personaggio" e che credo sia piuttosto eloquente a proposito di tutto ciò.

Domanda a bruciapelo: devi scegliere tra una partecipazione a Sanremo (con relativo premio della Critica) e la vittoria dello scudetto del Genoa.
Tutta la vita la vittoria dello scudetto del Genoa, che vorrebbe dire stella. Ti dirò di più (e probabilmente si intuirà il mio interesse per il festival) che mi accontenterei anche della vittoria del prossimo derby.

Stai per uscire anche con un progetto solista: ne vuoi parlare?
Volentieri. Il mio disco solista, che uscirà a nome "Mezzala" e si intitolerà (omaggiando il grande Bruno Pizzul) "il problema di girarsi" uscirà tra marzo e aprile 2011 per Urtovox Records. Il disco è già quasi pronto e inizialmente sarebbe dovuto uscire prima di "I love you fortissimo" ma poi ho deciso che era più "urgente" che tornassero in pista i Numero6 per poi propormi come mezzala senza troppe pianificazioni di tempi e modi. Da molto tempo desideravo e soprattutto sentivo l'esigenza di intraprendere una "carriera" solistica parallela a quella con la band; finalmente ho avuto il coraggio e la determinazione di fare un passo per me assai importante e ho realizzato un disco in cui credo tantissimo e che, a mio avviso, ha le carte in regola perché mi possa togliere belle soddisfazioni (bene, me la sono gufata...). I brani che ho registrato sono 19: dopo un periodo di "stacco" a breve rimetterò testa e mani sul progetto per scegliere la tracklist, chiudere il disco e gettarmi nella mischia. Aggiungo anche che ho appena finito di scrivere il mio primo libro, che uscirà con Del Vecchio editore. E' una raccolta di racconti, deliri e pensieri che uscirà a gennaio.


Pubblicato il 07/11/2010