Dead Cat In A Bag
di Johnny Cantamessa

I suoni eleganti e stridenti dei Dead Cat in a Bag, mischiati ai chiaroscuri di una voce baritona, danno vita ad un sound avvolgente, figlio di violini demoniaci e scarpe insabbiate, erede della storia scritta da Tom Waits e Juke Baritone, ma che guarda anche al teatro e al cinema più estremo.
Ho incontrato virtualmente Luca Andriolo, voce chitarrista e molto altro nei DCIAB e questo è quello che ci siamo detti.




Chi sono i Dead Cat in a bag?

Siamo nati come duo del tempo perso. Io e Roberto, in momentaneo stallo dei rispettivi progetti musicali, ci siamo trovati per registrare qualche canzone. Avevamo già suonato nello stesso gruppo, che è poi lo stesso progetto che io porto avanti fin da quando un mio compagno di liceo mi ha detto che avrei potuto provare a scrivere canzoni (lui è stato il primo chitarrista della prima band…E una canzone di quei tempi la suoniamo ancora adesso, il che significa che ero vecchio anzitempo, probabilmente).
Poi le cose si sono evolute, abbiamo trovato altri compagni di viaggio come il polistrumentista Luca Iorfida, il violinista Andrea Bertola, il trombettista Ivan Bert, Diego Mancanura alla batteria e Antonello Eloise alle tastiere (ora salpati per altri lidi)...Ed ora abbiamo da poco arruolato un fisarmonicista pazzo che si fa chiamare Scardanelli.
Di questi tempi il "gruppo" non esiste più: siamo nell'epoca del "progetto". E per noi va bene così.



Cosa ne pensi di quest'epoca? Non solo musicalmente.

Credo che ogni epoca sia sempre la peggiore, per i contemporanei, cioè per chi la vive. Anche perché per necessità di natura le cose non fanno che peggiorare, o almeno così sembra. In verità mi sa che restano tali e quali.



Pensi che l'artista abbia ancora il ruolo centrale che aveva una volta?

L'artista? Al giorno d'oggi è un grafico, così come il musicista è un Dj. Poi si cerca la giustificazione di qualche concetto posticcio. Non c'è più molto spazio per l'arte ingenua, o romantica. Molti comprano più volentieri un mojito che non un disco, sarà per questo che se ne vendono pochi. E si amano molto le installazioni, anche perché se ne trovano parecchie. Io ho un mio piccolo test personale: un'opera d'arte è tale se e solo sarebbe considerata arte persino nel caso in cui l'avessi fatta io! Ma non vedo perché dovrei polemizzare oltre: queste sono le cose, questo è il mercato... E alla fine persino noi abbiamo fatto un disco!
Resti fra noi: sono stato editor di una rivista d'arte contemporanea, anche fotografo.Si spiegano molte cose, no?



Parliamo un po' di Lost Bags: è durata tanto la genesi del disco?

Sì, sei anni. Ma non sapevamo che sarebbe stato un disco. Perlomeno, lo abbiamo capito alla fine. C'è dentro molto. E molte altre cose che suoniamo dal vivo. O che finiranno sul secondo album. O pure sul terzo, se ci sarà. Non tutte le canzoni stanno bene insieme.



Quali sono le tua valigie perdute?

Il titolo contiene un'ambiguità. Credo che le cose perdute siano un po' le stesse per tutti, e anche che i miei fatti personali non siano così interessanti, a meno che non ne venga fuori una canzone. E le canzoni sono quelle del disco. Diciamo che si tratta, umilmente, di cercare di universalizzare alcuni accidenti personali. Il folk e il blues funzionano così, no?
E poi non sono un cantautore solitario: I Dead Cat sono un duo allargato, un progetto multiforme...Sai, tutte quelle cose lì.



Quali sono le tue influenze musicali principali?

Quelli che la critica ha puntualmente rintracciato, diciamo. E vanno considerate anche le influenze personali di Roberto. E poi anche quelle degli altri: le mie passioni sono state il Country & Western, il folk, il cantautorato in genere, per un periodo buio anche la dark wave…Un po' di tutto. Se devo elencarli, direi: Dylan, Cohen, Waits, Brel, Waters, Lanegan, il caro vecchi MacGowan.



Soddisfatto del sound?

Il disco ci piace, ma stiamo lavorando ad un secondo capitolo con un suono forse più radicale. è difficile parlare di ciò che si fa. Roberto potrebbe parlarne meglio: io sono troppo maniacale.



Mi accennavi che ti occupi anche di teatro.

Colonne sonore teatrali. Eseguite dal vivo. Un po' di recitazione. E nel prossimo spettacolo, per mia sfortuna, anche qualche passo di danza e uno spogliarello.



Uno spogliarello?

Sì. Sono un gangster che viene arrestato e interrogato. In mutande e canottiera. A parte le mutande, un po' come finisco i concerti andati bene. L'importante è iniziare con cravatta e panciotto. Si chiama Rosso Caffeina. Sarà presentato al Festival delle Colline. Ci lavora anche il nuovo acquisto dei DCIAB, Scardanelli. Ci siamo conosciuti alle prove.



Da quanto tempo ti occupi di teatro?

Circa tre anni. è uno di quei lavori che ti capitano. Prima lavoravo nell'editoria. Roberto ci lavora ancora, come traduttore. Luca lavora nel sociale, e Andrea si occupa di video. Siamo ben assortiti!



Qual è la differenza principale che avverti tra i concerti da solo e l'esecuzione di colonne sonore?

Che nel primo caso faccio quello che ho sempre avuto in mente, a nome mio, e nel secondo sono al servizio di uno spettacolo. E recito di più.



Devi scendere spesso a compromessi artistici quando ti occupi di teatro?

Mah, quando ho potuto ho coinvolto altri Dead Cat. Non riesco a pensare alla musica fuori da questo progetto. E sono tutti strumentisti molto migliori di me.
Non sono versatile, perciò mi chiamano quando cercano qualcuno come me. Non saprei fare altro, sinceramente.



Quando hai capito che la musica era la tua strada?

Non so se sia la mia strada. So che mi piace. E che mi ha aiutato. Potessi tornare indietro, investirei di più sulla mia preparazione, studierei piano dalla più tenera età. Ma è andata diversamente. E sta ancora andando, per certi versi. Ma posso dire che i miei compagni d'avventura hanno una preparazione solidissima.



Se Luca oggi non facesse musica, di cosa si occuperebbe?

Non lo so. Sono stato fotografo, editor, traduttore…Le cose non sono mai così semplici o così nette. La musica però è sempre stata una grande passione. E poter suonare è sempre una gioia.



Questo clima di elezioni sta portando dietro di se una scia di speranze, la gente dice che il vento sta cambiando. Che ne pensi?

Sono pessimista. Può anche cambiare, il problema è che è un vento inquinato.



Perché inquinato?

Perché la classe politica è grossomodo sempre la stessa. E sia a destra che a sinistra si parla tanto della necessità di un rinnovamento!



Rinnovamento che non avviene da 20 anni...

Infatti. Ecco perché è inquinato. Non farmi parlare da vecchio anarchico...Diciamo che sono solo cauto negli entusiasmi. E che non credo che la demonizzazione dell'avversario dia buoni frutti a livello di governo.

[D]…Ok, allora non provoco.

E poi i DCIAB, nonostante la matrice folk, non fanno canzoni politiche. Non spetta a noi farle.



Volevo solo portarti in argomento: Nichi Vendola che sta riservando tanto spazio all'arte in Puglia.

L'unica cosa che posso dire è che a Willy De Ville l'orecchino stava meglio. Sai, la politica è un argomento spinoso. Preferisco i poeti e i cantautori. Voterei Boris Vian, ecco. Oppure De André, naturalmente. E mi è sempre piaciuto Gaber.



Io adoro Gaber, mi dispiace solo di non averlo mai potuto vedere dal vivo.

Una gran perdita. ma ricordiamoci chi era sua moglie.
Io l'ho visto, ma era già molto malato. Era lucido, ironico, spietato, sincero, forse troppo smaliziato per portarti alle lacrime. Ultimamente ho una passione per Stefano Rosso. Quello che dice sulla libertà è divertente e amaro. Peccato per gli arrangiamenti, e per come è stato dimenticato. Anche lui era una minoranza...Caspita, tra un po' mi metto a parlare come Moretti!



Visto che stai tirando in mezzo Moretti, mi viene da chiederti se ti piace il cinema?

Certo. Anzi, le prime che ho pubblicato erano pezzi di critica cinematografica. Siamo tutti dei cinefili oltranzisti. Sarà per questo che componiamo colonne sonore immaginarie.



Il tuo regista preferito?

Dipende dai periodi. Nella vita ho avuto, come quasi tutti, il mio perido Kubrick, quello Lynch, quello Bergman, quello Kieslowski. Non ho mai dovuto rinnegare nulla, per fortuna.
E poi come non citare, anche solo per il legame con la musica, l'immaginario e i Calexico, Leone?



L’ultimo film che hai visto?

Sinceramente? “Cannibal Ferox” di Lenzi. Integrale. Sono un grande amante del cinema di genere. Avrei potuto dire di peggio. Pensa che sono anche un estimatore di Lucifer Valentine!
Ah, no! L'ultimissimo è stato “The Devil's Rejects” di Rob Zombie, che ho riguardato quasi fino alla fine in una sera di noia. Lo trovo bravissimo. I fan di Tarantino dovrebbero amarlo!



Devo purtroppo ammettere la mia ignoranza in questo campo!

Lucifer Valentine? Il vomit gore! Pornografia da emetofili. Ma ora farò la figura dell'intellettuale weird searcher...Però non porto gli occhiali. E i miei santi sono quelli di tutti.



L' intervista é finita,c'è qualcosa che vorresti dire?

In generale, ci sono sempre tante cose che vorrei dire. Ma per questo scrivo già canzoni. Non credo che il mio punto di vista sulle cose sia particolarmente interessante. Le interviste sono pericolose…


Pubblicato il 19/06/2011