La blanche alchimie
di Alice Cortella

Alcune settimane fa abbiamo recensito con piacere il loro “Galactic Boredom”, un’opera seconda fortemente evocativa e musicalmente sfaccettata, prodotta artisticamente da Ludovico Einaudi. Stiamo parlando de La Blanche Alchimie, progetto artistico dietro il quale si nascondono l’anima classica di Jessica Einaudi e l’indole elettrica di Federico Albanese. Ed è proprio la dolce metà femminile del duo la protagonista dell’intervistata realizzata dalla nostra Alice Cortella, che meglio ci fa conoscere l’essenza musicale e personale della band.


Jessica cosa vi ha fatto incontrare ed unire? Federico, peraltro, proviene dai Veracrash, da una realtà musicale, quindi, non esattamente speculare rispetto alla tua.
Ci siamo incontrati spinti dalla curiosità l'uno verso l'altra. Siamo diversissimi ma anche molto simili e questo ci ha portati a voler passare sempre più tempo insieme per conoscerci e comprenderci a vicenda, per quanto sia possibile, e a scegliere di condividere anche il nostro aspetto creativo. Avevamo strade diverse e abbiamo deciso di unirle per vedere se insieme potevamo superare quel senso di incompiutezza che sentivamo. Ci siamo inventati un nostro percorso comune nel quale potessimo entrambi sentirci espressi, fatto di armonia ma anche di contrasto. Quando le menti creative sono due e il progetto è molto essenziale viene fuori completamente la personalità delle due persone. Non ci piace mettere barriere emotive fra noi e chi ascolta la nostra musica.

Come e dove vi collochereste nella scena musicale italiana, ammesso che le collocazioni e le etichettature siano di vostro gradimento? Sì, insomma, cosa scrivereste sopra il vostro biglietto da visita?
Non amiamo le collocazione né ci sentiamo parte di nessuna scena. Siamo due persone che cercano di esprimere se stesse attraverso la musica. Raccontiamo storie, immaginiamo mondi nei quali speriamo che anche gli altri si possano ritrovare. Tutto qui.

Letteralmente “Galactic Boredom” significa noia galattica: a cosa è riferito? Una nichilistica presa di posizione critica verso l’omologazione artistica contemporanea (musica compresa) o verso l’umana quotidianità in generale? Se così è, come uscirne, anche se faccio fatica ad immaginarvi risucchiati dal buco nero della noia?
L'espressione “Noia Galattica” è un’idea di strada alternativa a quello stato di rassegnazione e apatia ( NOIA) che ogni tanto coglie senza rimedio. Ho immaginato che se si accetta questo stato e ci si lascia andare sarà lui stesso a mostrarci la via di fuga. La noia diventa GALATTICA, perché gli angoli più nascosti della nostra mente si spalancano e ci possiamo tuffare in questi tunnel di luce che conducono a nuovi mondi. Saranno mondi peggiori forse, forse più eccitanti, forse troppo belli per voler tornare indietro. Io ho sperimentato questo stato è posso dire che è interessante. Non ha a che fare con la droga, né con la meditazione, forse basta solo un po' di fantasia e capacità di usare la mente. Il nostro obbiettivo era proprio mostrare il contrasto fra il mondo reale, lo stato di angoscia che può procurare e il desiderio di evaderne. Volevamo parlare di come ci si sente, di quanto sia triste non riuscire a trovare punti di riferimento in una realtà troppo sbagliata.

Ludovico Einaudi figura come produttore artistico del nuovo disco: inevitabilmente un nome così importante può risultare ingombrante...Jessica, da cosa nasce la scelta di includere anche tuo padre nella produzione? Bisogno di aiuto, di sostegno morale, di esperienza, di notorietà?
Mio padre ed io siamo stati molto legati dal punto di vista artistico. Ci consigliamo l'un l'altra e ci stimiamo a vicenda. Quando Federico ed io abbiamo deciso di lavorare con un produttore artistico ci sono venuti in mente vari nomi ma poi abbiamo optato per lui perché era in quel momento la persona che sentivamo più vicina; sapevamo che sarebbe facilmente entrato nell'atmosfera dei pezzi, portando la sua esperienza e la sua delicatezza nel lavoro, senza stravolgerne la natura. Non è stato bisogno di sostegno morale né di aiuto, né un tentativo di avere maggiore visibilità. Soltanto una scelta dettata dall'affinità creativa ed emotiva.

Perché avete abbandonato il cantato in italiano (e francese) per l’inglese?
Non c'è stato un gran ragionamento su questa scelta, così come non c'era stato quando avevamo scelto di inserire in un album di brani in inglese un pezzo in italiano e uno in francese. Abbiamo seguito quello che ci veniva e forse avevamo anche bisogno di dare maggior omogeneità a questo nostro ultimo lavoro. Non abbiamo abbandonato l'italiano, forse presto lo riprenderemo.

A mente fredda, una critica ed una lode al vostro album…
Credo sia un album sognante e sincero. Probabilmente potevamo osare di più ma visto che si è in costante evoluzione è naturale che oggi non faremmo più le stesse scelte di un anno fa. Quelle canzoni sono frutto di un momento che è passato e non tornerà pi. Ora si guarda solo in avanti.

I vostri brani sono ricchi di arrangiamenti: come riuscite a riproporli in duo dal vivo? Peraltro In “Galactic Boredom" alcuni strumenti sono campionati: un vezzo o un’irrinunciabile necessità?
Sì, infatti forse un’altra cosa che non rifaremmo è mettere nel disco strumenti che poi non possiamo riproporre dal vivo. In realtà è stata anche una bella sfida riarrangiare il disco per il live. Dal vivo siamo voce, piano, chitarra, alcune basi campionate, basso e percussioni (Andrea Viti) e tastierina casio. Il suono è ancora più scarno che nel disco ma siamo comunque riusciti a mettere in piedi un buon set. In realtà nel disco è tutto suonato, c'è una base elettronica in “Black girl” che però è suonata con la drum-machine, un pianoforte trattato come fosse campionato ma suonato dal vivo in “Fireflies”, una sveglia registrata con il microfono in “Spell on the hill”. Federico ha fatto un lavoro pazzesco per suonare tutto, anche i suoni che avremmo potuto trovare già campionati.

Di recente avete suonato (e suonerete ancora) di spalla ai Blonde Redhead: come ha risposto il loro pubblico alla vostra esibizione? Spesso i gruppi spalla sono considerati, ahimè, alla stessa stregua di fastidiosi intrusi nello show dei protagonisti.
Il pubblico ha fortunatamente risposto benissimo. In parte immaginavamo che l'accostamento con i Blonde Redhead avrebbe potuto funzionare ma naturalmente non si può mai dire. Siamo stati accolti con un calore straordinario e questo ha contribuito a far sì che sia stata una delle esperienze più importanti che abbiamo mai fatto come band.

In tutta franchezza quanto l’Italia è ancora indietro rispetto ad altre realtà europee per diffusione e supporto mediatico alla musica alternativa e indipendente? Pensate sia gratificante proporre (certa)musica in Italia e portarla nei locali con la consapevolezza che la maggior parte di essi alla fin fine propone cover-bands per tirare avanti e che le radio nazionali trasmettono in loop Vasco, Negramaro e compagnia bella? Insomma, pensate che l’Italia vi meriti o mirate oltre frontiera? Personalmente penso che nel nostro Belpaese sia dannatamente complicato campare con la musica, no?
Io credo che tu abbia perfettamente ragione ma è anche vero che non bisogna pensare che fuori dall'Italia si trovino dei paradisi per gli artisti. Noi passiamo metà del nostro tempo a Berlino e vi assicuro che qui trovare un concerto discretamente pagato e più difficile che in Italia. Là dove c'è tanto che succede è forse ancor più difficile trovare spazio; alla fine tutto sta nella fortuna di fare i giusti incontri, sia in Italia che altrove. Certo, in Italia ci sono pochi spiragli ma ogni tanto ci si riesce ancora a stupire, a ricredersi un po'.

Sono passati ormai alcuni mesi dall’uscita di “Galactic Boredom": avete già pronto del materiale nuovo? Collaborazioni in ballo?
Abbiamo tante idee che stiamo iniziando a buttare giù in questi giorni. C'è ancora un sacco di lavoro da fare e perciò preferiamo non dirvi niente, ancora non sappiamo cosa potrà venirne fuori…Si può dire che stiamo cercando di rinnovarci.

Il disco che vi ha cambiato la vita? E la persona?
Il disco che ha cambiato la mia vita è “The Velvet Underground and Nico”. Quello di Federico è “Marquee Moon” dei Television. E credo si possa dire che ci siamo cambiati la vita a vicenda.

In quale luogo attendereste la fine del mondo e con quale canzone in sottofondo?
Attenderemmo in mezzo alla natura, in una casa sopra una collina che è il nostro rifugio segreto. E senza musica di sottofondo.


Pubblicato il 27/09/2011