Es
di Francesco Pizzinelli

Sono stati un gruppo importante, poi sono spariti e per molto tempo di loro non si è saputo più nulla; la “scena” indipendente nel frattempo è cambiata e, per come va di fretta, un po’ se li era dimenticati…Ora il ritorno, con un disco che fa rimpiangere gli anni di silenzio. Vogliamo delle spiegazioni.


Siete spariti per un bel pezzo: dove eravate finiti?

Abbiamo fatto le "cose della vita". Ci siamo sposati, abbiamo messo in cantiere figli e allargato le famiglie. Alcuni sono andati a lavorare all'estero. Altri hanno deciso di appendere gli strumenti al chiodo. Va così, c'est la vie. Succede anche che ti stanchi di fare l'emergente, che ti dici che stai bene sul divano, la sera, anziché in sala prove. Entusiasmo a zero. Ma a volte il diavoletto ti punzecchia, un diavoletto a forma di disco incompiuto. Mentre ti lavi i denti ti trovi a canticchiare le tue canzoni, e ti prende la fitta allo stomaco al pensiero che non hai finito di registrarle. Poi incontri le persone giuste. Persone con entusiasmo come Tina e Zaffa. Come Matteo e i suoi compagni della Dischi Soviet Studio. Come Barbara e la Cat Up. E tutti dicono: ”Si fa? E tu ti dici: si fa, cazzo. E così si fa.”



Dal vostro punto di vista com'è cambiato (se è cambiato) il panorama musicale indipendente italiano rispetto ai vostri esordi?

Ho scoperto da qualche articolo che siamo tipo dei matusa mummificati del rock'n’roll. Di già. "Ah gli es sono quelli che...il premio...il 2003...". Non che io veda grandissime differenze nella proposta odierna. L'indie è sempre indie. Si atteggia a indie. Col ciuffo indie. I nuovi media hanno allargato il bacino, però hanno segato il mercato discografico. Quindi c'è spazio per tutti, ma non c'è da mangiare quasi per nessuno. Le cose si fanno per passione e per entusiasmo. E va bene così. Poi la scena va a mode, come tutte le cose che hanno a che fare con l'arte popolare. Oggi vanno le riedizioni di Battisti e Gaetano. Magari domani torniamo a De Gregori, o al noise, o al prog, o al Quartetto Cetra, o magari ai Barrettismi o ai gorgheggi Buckleyani...Magari si torna al 2003 (oggi siamo più o meno al ‘79, a occhio e croce) chi può dirlo? Noi ci teniamo pronti. Ché abbiamo già perso troppo tempo a lenire le depressioni.



Rispetto al periodo in cui avete iniziato oggi ci sono parecchi nomi nuovi, così come altri sono sostanzialmente spariti: c'è qualcuno che, riaffacciandovi di nuovo nella "scena", non trovandolo, vi manca particolarmente?

Fino a un paio di settimane fa ti avrei risposto i Lo-Fi Sucks!, ma Ouzel Records ha appena mandato alle stampe un bel vinile del materiale registrato nel 2004 (una storia già sentita, no?) e spero che questo segni un nuovo inizio per loro. Quindi passiamo ad Alberto Muffato, meglio noto col moniker Artemoltobuffa. Ecco, in un panorama fatto di cantautori, rhodes e chitarrine, trovo che la sua assenza sia una sconfitta tremenda per la scena. Alberto è un talento assoluto, e forse paga pegno per il suo non essere una copia in carta carbone di qualche altro cantante. O forse è arrivato troppo in anticipo sui tempi, non so. Spero che risalti fuori a breve e spacchi il mondo. E poi parecchi (troppi) altri: gli Elle, i Kleinkief, gli Airfish, i Madrigali Magri, gli Abarthjour Floreale, i Kech, gli Slacker Monday, i Sycamore Trees, i Soon, i Northpole, L'upo, i C|O|D, Scisma e Bluvertigo valgono? Comunque, la speranza è quella di aver lanciato il revival... magari tornano tutti!



Su Muffato mi trovi molto d’accordo: leggo di un suo possibile ritorno, speriamo…Andiamo avanti: negli ultimi anni ho l'impressione che la musica indipendente italiana si sia, per così dire, emancipata, ne parlano un po’ tutti, dalla rivista femminile a Mollica al Tg1: ai vostri esordi le cose erano un bel po’ diverse. Come vi spiegate questa "fioritura"? E alla luce di questo, la definizione "indipendente" ha subito qualche modifica col tempo?

Ci sono ottimi uffici stampa, forse. Non so perché, ma ho il dubbio che Mollica non vada a cercarsi la nuova musica italiana, ma che sia quest'ultima che gli piove addosso, del tipo "Ah Mollì' dicono che 'sta roba l'ascoltano i giovani". Secondo me Seymandi era più ricercatore di Mollica. Tornando alla domanda: io più che uno sdoganamento dell'indie vedo una preoccupante diminuzione degli spazi. Continuo a vagare coi tastini del telecomando alla ricerca di Brand New e non lo trovo più...comincio a pensare che l'abbiano tolto. Ora se ne parla nelle riviste femminili, sì. Ma è tutto un po' radical chic, non trovi? Però ci sono i Marlene a Sanremo, quindi forse ci si muove in quella direzione ed effettivamente la chitarra rumorosa può far breccia nel cuore dei parrucconi (quante volte è stata detta, questa cosa?), o forse stiamo tutti invecchiando e Marlene e Afterhours saranno per noi come i New Trolls e i PFM per i nostalgici dei 60, ospiti in un prossimo "I migliori anni" condotto dal clone di Carlo Conti.



Quali sono ora i vostri progetti?

Il nostro progetto sarebbe quello di suonare dal vivo. Purtroppo è un progetto che non coincide con quello dei locali. Faremmo un tour dei garage, come i Foo Fighters, ma temiamo troppo la SIAE.



Prevedete una nuova lunga pausa dopo questo disco o state già pensando a qualcosa di nuovo?

Abbiamo lasciato qualche pezzo fuori da "Portiere volante", e sarebbe bello ri-registrarli e magari farne un EP. Stampandolo tipo in 10/15 copie. Poi, con uno scatto di orgoglio, potremmo metterci a lavorare ai pezzi nuovi, che non abbiamo, con la formazione nuova. Sono curioso di vedere cosa viene fuori dall'apporto compositivo di Tina e Zaffa. Sarebbe bello non aspettare altri 8 anni. Anche perché tra 8 anni chissà se si ascolteranno ancora i dischi...


Pubblicato il 24/01/2012