Garbo
di Antonio Belmonte

Dopo aver recensito positivamente il suo ultimo album, “La Moda”, abbiamo scambiato due chiacchiere con Garbo che ci ha parlato del suo disco, dei fedeli amici/collabotori, della sua etichetta e di come intorno a lui, e anche intorno a noi, siano cambiate un po’ di cose…



Musicalmente ti ho conosciuto da ragazzino, guardando Sanremo sul divano di casa insieme a tutta la mia famiglia. Il punto è che già allora, per quanto io fossi ancora un profano in materia musicale, ti percepivo come assolutamente fuori luogo per quel contesto, lontano anni luce dalla marmaglia imperante sul quel palco, totalmente decontestualizzato (un po' come lo era Mario Castelnuovo, te lo ricordi?). Crescendo poi, e maturando una coscienza musicale tutta mia, ho realizzato che alla fine dei conti la tua intera carriera non ha mai assecondato le dinamiche della musica leggera italiana e che fuori dai giochi tu lo sei rimasto. Ecco, quanto di tutto ciò è stato frutto di una tua scelta e quanto invece effetto di un calcolato ostracismo da parte della scena musicale nostrana verso certe sonorità (alternative)?

Garbo: Innanzitutto, dopo anni di major, sentivo il desiderio di maggiore indipendenza, autonomia creativa e temporale, per cui fu fondamentalmente è stata una scelta più che ponderata. Sono sempre stato piuttosto “anomalo” nel contesto della musica leggera italiana.
Tutto sommato non credo di avere mai fatto musica “leggera” ma pop nell’accezione più alta del termine…



In tutti questi anni ti è passato davanti qualche treno diretto verso il successo facile che hai volutamente lasciato passare?

Certamente di possibili occasioni ce ne sono state tante, fin dall'inizio, ma un po' per incoscienza giovanile, e sopratutto per coerenza verso le mie scelte e considerazioni riguardanti il mondo discografico, non mi è mai importato tradire me stesso deviando o - peggio ancora - rinunciando al mio mondo creativo in favore di qualcosa d'altro lontano da me e forzato da logiche unicamente commerciali.



Mi vuoi parlare del tuo ultimo disco, molto bello peraltro? Ha soddisfatto le tue aspettative o correggeresti qualcosa col senno di poi, se tu potessi tornare indietro? Mi sembra peraltro che tu abbia mirato ad una certa perfezione estetica anche per quanto attiene alle stesse liriche dei tuoi testi e non solo limitatamente ai suoni.

Intanto ti ringrazio per l'apprezzamento. No, ti confesso che non correggerei nulla, in quanto abbiamo, (io e Luca Urbani, co-produttore e in parte co-autore di alcuni brani) curato nei dettagli tutto il lavoro, senza per questo rinunciare alla spontaneità comunicativa che volevamo. Come ti dicevo prima, non avendo “scadenze” da rispettare, è facile pubblicare solo quando sei totalmente soddisfatto del tuo lavoro.



Parlami anche dei tuoi fedeli collaboratori che ormai a tutti gli effetti sono diventati complici imprescindibili dei tuoi progetti (Luca Urbani e Alberto Styloo in primis).

Ho sempre scelto i miei collaboratori in base a due prerogative: una è il presupposto di amicizia che ci spinge al puro piacere di condividere anche progetti professionali e l'altra è la stima artistica reciproca che ci permette di vivere e applicare una filosofia comune al suono e alla parola che di volta in volta cerco. I nostri sono mondi condivisi a tal punto che qualche anno fa abbiamo anche deciso, insieme, di rinverdire la nostra società editoriale ed etichetta Discipline.



Come ho scritto nella mia recensione nonostante la tua voglia di sperimentare nuovi percorsi musicali permane un evidente cordone ombelicale con il tuo passato new wave; anzi, ascoltando con attenzione le tue ultime produzioni si ha quasi la sensazione che in realtà tu senta l'esigenza di "sporcare" il più possibile questa tua pregressa connotazione spazio-temporale, come se ti stesse stretta.

Certamente, mentre io proseguo percorrendo le varie strade del mondo artistico, porto inevitabilmente con me il mio bagaglio, che tendo ad arricchire di tappa in tappa. E' ovvio che gli echi del mio passato a tratti emergano, ma è anche vero - come tu stesso accenni - che tendo a “inquinare” il mio mondo sonoro e verbale con una attualità che quotidianamente vivo ed esploro e questo in senso personale e umano.


La Moda è il simbolo della standardizzazione sociale e della serialità comportamentale. Il titolo è a suo modo un atto d'accusa verso l'omologazione del III° millennio: con chi ce l'hai più nello specifico? C'è qualcuno che si salva?

Ce l'ho con l'assoluta assenza di cultura generata da chi gestisce media capaci di omologare e quindi appiattire comportamenti e scelte di vita di intere società popolate da milioni e milioni di individui. Si può salvare dall'inutilità esistenziale solo chi riesce a dare priorità alla propria personalità e originalità individuale; tutto questo in armonia e nel rispetto degli altri.



...E la tua Milano come la vedi? Intendo sotto tutti i punti di vista: musicale, sociale, culturale, politico. Cosa rimpiangi degli anni '80?

Riallacciandomi a quanto detto poco fa, anche questa città risente di questo clima “inaridito” e “desertificato”. I club dove si fa musica diminuiscono a vista d’occhio chiudendo o per volontà del gestore o per intoppi burocratici; le attività culturali più in generale sono sporadiche e il mondo politico – come ben sappiamo - è alle prese con tutt'altre faccende (troppo spesso poco oneste). Gli anni '80 attraversavano le strade di Milano con una ben maggiore carica di elettrica creatività e capacità aggregativa e tutto questo lo dico da anti-nostalgico convinto.



Come nasce la Discipline? Un vezzo artistico o una necessità?

Sempre per lo stesso motivo di cui ti parlavo prima, ovvero del bisogno conscio e inconscio di assoluta libertà creativa e di indipendenza professionale. Per me e per i miei soci Discipline nasce e si rinnova unicamente per questo bisogno.



Il disco, il libro, il film e il viaggio della vita.

Ti dico sinceramente che mi sembrerebbe scorretto parlare di un solo disco, un solo libro, un solo film o un solo viaggio...sono tanti per ogni categoria quelli che hanno supportato ed aiutato a motivare la mia vita fino ad ora. D'altra parte credo che l'arricchimento culturale personale (e non solo) si amplifichi attraverso la somma d’innumerevoli momenti di vissuto, sia diretto che di riflesso. Un viaggio, personalmente e realmente compiuto, può arricchire, per esempio, quanto ti ritrovi in un libro letto che qualcun’altro ha scritto. Questo si rinnova ogni volta che si ascolta un disco che riteniamo importante o vediamo un film altrettanto emotivamente coinvolgente o semplicemente vediamo posti e incontriamo persone che ci permettono di rinnovare i nostri occhi e la nostra mente.



L'ultima volta che hai pianto?

Forse anche ieri...Quantomeno commosso…Io credo che una persona dotata di buona sensibilità e intelligenza debba saper ridere spesso e altrettanto spesso saper piangere…e ricordiamoci, che il pianto non è per forza sempre di tristezza…



Ti senti veramente "parte di un disco fisso" come canti in "Gira In Continuazione 03"? Te lo chiedo perché è una sensazione, ti giuro, che molto spesso provo anch'io in prima persona e che definisco, per l'appunto, con le medesime parole che hai usato tu. Ma allora chi è l'amministratore di sistema?

Certo, nonostante la mia continua ricerca di autonomia, mi sento comunque parte di un sistema da cui non posso prescindere e gli amministratori del sistema siamo, anche inconsapevolmente, tutti noi. Intere nazioni abitate da uomini che determinano le regole del gioco.



Prima di salutarti ti chiedo se veramente l'arte e la bellezza potranno salvare il mondo, o siamo miseramente già fottuti?

In cuor mio so che l'arte e la bellezza possono salvare il mondo, altrimenti avrei smesso di fare musica già da molto tempo, anche se io non mi reputo un salvatore, ma ti confesso che nel quotidiano mondo reale occorre davvero fare molta fatica per non pensare che siamo, come dici tu, già miseramente fottuti...


Pubblicato il 12/04/2012