Edda
di CaterinaNirta

Dopo aver recentemente recensito lo splendido nuovo album di Stefano Edda Rampoldi, “Odio i Vivi”, riesco a nell'impresa di intervistarlo telefonicamente mentre è in tour, filo diretto Londra - Autostrada del Sole. Conversazione piacevolissima, ironica ed intensa dove si parla di musica e non solo...

Edda, dove ti trovi? So che sei in viaggio verso Milano…
Si, stiamo tornando a Milano da Teramo. Saremo più o meno a un'ora, un'ora e mezza…

Come va il tour? Adesso sei in giro da un paio di mesi, come sta andando? In particolare mi interessa sapere com'è andata la data di Bologna, al Covo.
Bene bene, ci sono le folle oceaniche...No dai, sta andando bene, ci stiamo divertendo. La data di Bologna non me la ricordo però, aspetta che faccio uno sforzo...niente.

Ma come non te la ricordi, non è stata neanche una settimana fa!
Eh sì, lo so, ricordo Bologna, ma sono un rincoglionito, non mi ricordo il concerto, non mi ricordo niente, che vuoi farci, son vecchio. Ricordo giusto ieri sera a Teramo e Roma la sera prima.

Ti sto chiamando da Londra e, per giunta, dal computer. Quindi questa conversazione si regge sulla connessione internet, se salta ci giochiamo tutto qui.
Ma dai, da Londra! Devi sposarmi, sposami e portami via a Londra! Ma sai che è il mio sogno andarmene a Londra?

Eh Infatti lo dici spesso nelle canzoni...
Eh sì, ma guarda che a forza di dirlo lo faccio poi. E' uno dei sogni della mia vita. Lo faccio, lo faccio! [Dopo 20 minuti di interruzioni, divagazioni, risate e schiamazzi vari...]

Allora Edda, ricomponiamoci, facciamo un po' i seri, fammi dire che è da Febbraio che ascolto “Odio i Vivi” quasi ogni giorno e non lo riesco più a mettere giù, lo trovo un disco immenso. Non lo dico tanto per dire perché ti sto parlando, è molti anni che non faccio un'intervista a nessuno, non e' la professione che parla. Difficilmente mi capita tra le mani un disco come questo, mi ha lasciata folgorata. Cosa mi dici?
Guarda, continuo a dire a tutti che a me non piace.

Ma dai, non ci credo.
Ma ti giuro, e Massimo Necchi continua a darmi del pezzo di merda. Mi dice che lui mi fa fare i dischi e io li sputtano in questo modo. Ma non è che lo faccio perché non credo nel disco, io poi ho lavorato al massimo delle mie possibilità, ho dato tutto, mi sono licenziato per farlo, ci son stato su sette mesi, ma poi a tre giorni dall'entrata in studio per le registrazioni non volevo più farlo. Ho chiesto per favore, non fatemelo fare; durante tutta la registrazione ero attanagliato dai dubbi, ma poi la prima volta che l'ho sentito sono rimasto contento. Ma comunque non è che volessi giudicare male l'operato degli altri perché loro hanno fatto un grandissimo lavoro. Ma il fatto è che quando si tratta delle mie cose, io non riesco proprio ad essere obiettivo.

Ma ti dico, per me è un disco unico nel suo genere. Adesso non voglio generalizzare perché magari poi dico una stronzata, però sarà una decina d'anni che non si sente nulla di simile in Italia. Secondo me è una perla, ha una forza disarmante, è uno di quei rarissimi dischi che ascolti e porti dietro per sempre.
Ma cosa posso dirti, magari sei tu che non capisci un cazzo di musica e ti piace questa merda qui.

Ma dai, adesso ti dico che mi fa cagare, sei più contento?
Ma no dai, faccio il serio. Ti dico che sono io ad essere proprio incapace di essere obiettivo quando si tratta di me; poi con il lavoro degli altri non è così, anzi... Ma quando si tratta di me, boh, cosa ti devo dire, non ce la faccio.

Si ma oramai ti sarai abituato a ricevere complimenti, ho letto qualche recensione, sono tutte positive. Sei stato riaccolto benissimo un po' da tutti.
Eh sì, lo so, alla fine sono contento che il disco piaccia, mi fa piacere. Se avessi saputo non ci avrei impiegato 13 anni a rimettermi a suonare; è stata una cazzata.

Magari però senza quei 13 anni vissuti in un certo modo, non avresti fatto due album così. Intendo dire che questi sono due dischi pienissimi di vita e di realtà, spietati e lucidi. Non voglio usare l'aggettivo vero perché oramai lo si abusa a dismisura come fosse unico valore assoluto, ma credo di poterti dire che sono due dischi davvero puri, pieni di poesia, proprio candidi. E la forza primaria è questa violenza dolorosa e devastante che accomuna tutti i testi e che tu enfatizzi con il tuo modo di cantare, e poi un senso di candore estremo, quasi come una cosa sporca che si purifica attraverso la canzone, non so come dire, ma sicuramente ci sono questi due estremi.
Guarda, penso che tu abbia perfettamente capito: io riesco bene a tirare fuori le cose sporche, in questa maniera mi libero un po'. Ho proprio bisogno di far vedere il peggio di me prima di tutto a me stesso, in questa maniera lo esorcizzo in qualche modo. La vita mi schiaccia e con la musica riesco un attimo a liberarmi da tutto quello sporco e a farlo diventare un po' una forza. Più tiro fuori la schifezza e più riesco a sentirmi pulito, o almeno ci provo. Penso che alla fine sia questo il motivo del perché sono qui, cioè questo sono io.

Sei tu Biot...
Eh sì, e' proprio cosi.

Ciò che mi ha colpito ulteriormente è che tu parli di cose estremamente intime ed evidentemente dolorose per te, ma lo fai in una maniera talmente cristallina che anche se magari quelle storie che racconti, piene zeppe di riferimenti nella tua vita che per me non sono niente, in realtà diventano tutto nel momento in cui ti ascolto. Anna, Emma, Tania, Marika le conosco anche io e le loro sporche storie che sembrano così lontane e tutte tue, alla fine ci sono anche io li dentro e mi vedo - e questa cosa mi spiazza, è come se tu facessi vedere che siamo tutti un po' marci e un po' sporchi.
Sì, penso che le cose che ho dentro io le hanno dentro tante persone, io le sto tirando fuori in questo momento. Tutti noi abbiamo un mondo interno che spesse volte fa fatica ad emergere e a confrontarsi con quello che poi nella vita cerchiamo di essere. Dobbiamo lavorare, dobbiamo amare le persone, dobbiamo essere studenti, lavoratori, figli, genitori, ma poi quello che siamo davvero non si è mica capito, è da quando siamo nati che cerchiamo di capirlo e non lo capiamo. In me questa cosa viene fuori violentemente. Però ti dico che mi fa tantissimo piacere sentir dire questa cosa, non tanto per il gusto di ricevere dei complimenti, ma proprio per il bisogno che ho io di sapere quello che mi stai dicendo. Se dopo sette mesi che lavoravo al disco alla fine son crollato e non volevo più andare avanti, forse ho toccato qualcosa, non lo so... Non potrei mai dire che questo disco non e' vero, questo proprio mai. E' stata proprio un'operazione vera, non è un disco che ho potuto fare nei ritagli di tempo, ho proprio smesso di lavorare per riuscire a tirarlo fuori.

Si, infatti viene fuori proprio la mancanza di mediazione, non hai cercato di addolcire la pillola in alcun modo, è proprio un album sofferto, e alcuni pezzi in particolare sono disarmanti. Cito per esempio “Organza” dal primo album, che è tra le mie preferite. C'è una spinta ad andare oltre, a voler allungare lo sguardo verso qualcosa di più grande, infatti non esiterei a dire che questo brano s’innalza ai livelli di una preghiera più che una semplice canzone.
In organza ci sono delle visioni un po' spirituali, si. Uno alla fine guarda in alto perché è' stufo di guardare sempre in basso o sempre verso se stessi. Al tempo stesso io però devo dirti che ho anche un rapporto conflittuale con questa spiritualità che comunque in me nasce fondamentalmente dalla frustrazione. Io vorrei essere un gaudente, ma poi mi ritrovo a vivere una vita che non mi piace.

Riesco a vedere un filo conduttore tra “Organza” e “Tania”, l'ultima canzone di “Odio i Vivi”. Non tanto un parallelo stilistico perché, al contrario della prima la seconda è' totalmente schizofrenica, ma in qualche modo secondo me chiude il cerchio e arriva ad una conclusione, seppure non sia risolutiva. Mi piace come affronti il tema della corporeità e di come lo spirito, anche con le intenzioni migliori, alla fine si ritrova sempre a fare i conti con i limiti del corpo. Laddove prima dici che odi i vivi e hai i tuoi motivi, con “Tania” chiudi il cerchio e questi motivi vengono fuori.
Eh sì, è così'. Dico di odiare i vivi ma poi alla fine io dico sempre il contrario di quello che penso. Tania è molto basic, quasi uno stream-of-consciousness dove si parla di tutto, anche dell'Inter. Tania è una promessa non appagata, come una cosa che non riesci mai ad afferrare, magari ce l'hai tra le mani, ma ti sfugge. E' per questo che me ne vado a Londra, devo riuscire a fare qualcosa di concreto prima o poi, qualcosa che sento.

L'inghilterra è la tua terra promessa, magari vieni, ci vivi, ti fa cagare, e te ne torni a Milano deluso.
Guarda se nella mia vita mi dicessero o te ne vai in Inghilterra o, che ne so, diventi un bravo musicista, io veramente mi troverei in grave difficoltà nel decidere.

Ma invece essere un bravo musicista in Inghilterra?
Ma no, non penso a tanto. In realtà mi basterebbe riuscire in una cosa.

Parlami un po' del progetto di fare uscire i due dischi su vinile. Ho visto sul sito della tua etichetta, la Niegazowana Records, che state seguendo un po' l'iniziativa di Kickstarter, cioè chi è interessato a comprare il vinile prende l'impegno - diciamo cosi - anticipando la quota e in questo modo finanzia anche l'operazione che, senza la certezza di vendere un certo numero di copie, non potrebbe neanche esistere.
Ah si, guarda, in realtà non ne so molto, è un'idea di Massimo. So che ci sarebbe l'intenzione di fare stampare i vinili, ma ci vuole un certo numero di prenotazioni altrimenti non se ne fa niente. In pratica non ci sono i soldi e la gente che prenota in anticipo è una garanzia di vendita. Ma non so spiegartelo meglio di così.

Quindi ne deduco che ci stai prendendo gusto, dai... Lo fai il terzo album?
Ma io ho fatto un ragionamento semplice: come ti dicevo, una delle stronzate più grosse della mia vita è stata smettere di suonare per 13 anni, quindi, se non dovessi venire a Londra, mi accontenterei di riuscire a suonare, album o non album. Poi è chiaro che se continuo a suonare qualcosa viene fuori prima o poi. Ma l'importante per me adesso è non negarmi questo aspetto della mia vita. Ti dico che per 13 anni io non ho più neanche ascoltato musica, non ho più voluto proprio. All'apice del successo, a 33 anni, dopo una carriera di 13 anni, ero arrivato ad un certo livello, ed è come se avessi commesso un suicidio. Non capivo nulla, non credevo di valere niente, sentivo di aver buttato tanti anni della mia vita per vanità.

E adesso col senno di poi?
Col senno di poi ho capito che ero la stessa persona di adesso, io non riesco a dare un valore a me stesso, è questo il problema. Ma anche se dovessi essere l'ultimo dei cani, questa cosa (suonare) fa parte di me. Spero di riuscire a capirlo bene e a lottare un po' di più. Ad esempio, adesso sono in tour e non vado a lavorare da tre giorni, anche se magari so che potrebbero licenziarmi, però vabbè, ho deciso che comunque non si può avere tutto, ogni tanto qualcosa bisogna pur lasciarla.

Quanto andrà avanti ancora il tour?
Mah, oggi ne stavamo proprio parlando. Per la verità andrà avanti finché io non dirò basta. Sicuramente però faremo tutta l'estate, Agosto compreso, poi magari anche Settembre, chissà? Dipende anche dal lavoro, se lo perdo ho paura di trovarmi in una situazione mentale che non so come gestirei, non tanto per i soldi perché comunque ho un po' le spalle coperte, è più come se da una parte volessi essere liberato da questa schiavitù, però dall'altra mi fa molto comodo a livello mentale essere uno schiavo. Infatti la cosa che più mi ha fatto soffrire nei 7 mesi di lavorazione del disco dove non facevo altro, è stata l'angoscia di non riuscire a scaricare col fisico. Mi svegliavo la mattina andavo a correre proprio per avere un momento di sfogo fisico dove la mente si ferma.

Ho davanti agli occhi un sito di musica e c'è la classifica italiana della settimana: Biagio Antonacci al primo posto!
Ah sì? Ma sai che fa una cover di quel cantautore genovese, come si chiama, quello piccolino... (Bruno Lauzi, “Amore Caro Amore Bello”). E' una canzone che ormai da un po' di tempo avrei voluto fare io. Ma dai, Biagio Antonacci fa anche lui le sue cose, magari è un mondo che non ci appartiene, di certo non vado a comprare il suo disco, però quella cover l'avrei fatta io.

Cosa stai ascoltando in questo periodo?
Al momento sto leggendo più che ascoltando. Recentemente ho letto delle biografie, rigorosamente in Inglese. Ho letto quella di Dale Crover, quella di Jimmy Hendrix, di Steven Tyler. Per quanto riguarda gli ascolti, sono orientato vero il punk al momento. Ma per punk intendo un suono anche abbastanza ignorante e duro, con una melodia spiccata, dove comunque riesci a cantarci sopra. Ad esempio i Sex Pistols, loro hanno un suono ignorante ma riesci a cantarci sopra lo stesso, puoi dare le loro canzoni anche a Cristina D'Avena, magari ti fa un arrangiamento tipo i Puffi, però dietro rimane una grossa carica ruvida. Al momento sto andando verso questa direzione. Certe volte mi viene anche la voglia di rifare una band, ma poi ascolto il rock e comunque non mi piace, però vorrei riuscire a creare un suono ruvido e diretto, che poi è quello che faccio dal vivo. Tu adesso non hai visto il live, magari dai dischi questa cosa viene fuori meno, ma sul palco live mi piace anche improvvisare e sporcare il suono.

Però ho visto i video su Youtube...
Ah beh, allora ti sei fatta un'idea di cosa intendo.

Ho visto anche dal vivo sei imbarazzatissimo sul palco, sembra quasi che ti vergogni, fai le linguacce per sciogliere la tensione...
Si guarda, io vivo un fortissimo imbarazzo, anche molto fisico. E' una cosa molto banale, mi vergogno proprio del fatto che ho 'sta faccia, sai, mi vergogno, cerco di trovare un modo per starci dentro, ma mi vergogno. Magari Piero Pelù ci riesce a stare sul palco così come nella vita, come un eroe scapigliato e sexy, io sono più un Pierino (Alvaro Vitali) sul palco. Anche se in realtà lui (Alvaro Vitali) fa un cameo in “Amarcord”, mica male!

Volevo chiederti della cover di Moltheni che fai, “Suprema”. Te lo chiedo perché recentemente ho letto un'intervista dove lui spiegava che è abbastanza nauseato dal mondo underground italiano per la scarsa onestà della stampa nel recensire i dischi. In particolare si riferiva all'impossibilità dei musicisti bravi ma meno in vista di venire fuori perché i giornalisti dell'underground strizzano sempre l'occhio alle stesse tre, quattro band e ne scrivono sempre bene a prescindere, anche se pubblicano cd mediocri. Sei d'accordo con questa cosa?
Prima di tutto ti disco che ho scelto quella canzone perché mi piace, così come mi è piaciuto molto tutto l'album “I segreti del corallo”. Questo pezzo mi ha emozionato tantissimo e allora mi son detto, adesso la canto anch’io. Per quanto riguarda quest'altra questione, io questa cosa non la capisco. Ammesso che i giornalisti abbiano davvero questo atteggiamento, a te che cazzo te ne frega, continua a suonare, fatti la tua musica, tu scrivi per noi che ti amiamo non per i giornalisti. Mi sembra davvero un peccato. Qualsiasi siano le motivazioni, i giornalisti saranno anche quello che sono, ma noi che amiamo la sua musica che colpa abbiamo. Guarda, non lo capisco mica io.

Ho visto che i Lombroso, che sono con la tua stessa etichetta, suoneranno a Londra tra qualche giorno, fattela mettere anche tu una data a Londra ed è fatta!
(Verso Massimo della Niegazowana Records seduto accanto a lui): ma i Lombroso suonano a Londra? E come han fatto? (Divagazioni con Massimo). Massimo dice che loro sono distribuiti da Venus ecco perché, ci sono dei motivi amministrativi che non capisco bene. Ma io ci vengo a suonare a Londra! Ma perché non me la organizzi te la data, guarda che io ci vengo!


Pubblicato il 16/05/2012