La Lydian Sound Orchestra ed i colori del jazz
di Marco Valugani

Nell'alto milanese e varesotto, quello del festival “Eventi in Jazz” (a Busto Arsizio e a Castellanza) è un doppio appuntamento annuale, classico per i jazzofili e cade sempre nel periodo a cavallo tra Ottobre e Novembre. Negli anni si sono visti eroi della scena jazz planetaria, come Joe Lovano e Jim Hall (i primi due che mi vengono in mente) e jazzisti italiani del gotha (Gatto, Rava, ecc.); tutto ciò grazie ad una rodata collaborazione tra l'attivissimo Art Blakey Jazz Club, il Comune di Busto, la Provincia di Varese, la Liuc, Regione Lombardia e la Città di Castellanza. Ben vengano simili collaborazioni, si intende. Le sedi sono il Teatro Sociale di Busto e l'aula magna della Università Carlo Cattaneo (Liuc) a Castellanza. In poche parole, in entrambe le cittadine, si possono ascoltare alcune fra le più interessanti ed importanti voci e proposte del jazz attuale, ed in questo quadro ben s’inserisce un gruppo della qualità e del peso specifico della Lydian Sound Orchestra, che, guidata dal maestro Riccardo Brazzale, da ventidue anni è sullo scenario italiano ed ha nel tempo lasciato numerose tracce della propria attività, molto dedicandosi al recupero ed alla rivisitazione di giganti come Monk e Mingus, oltreché, beninteso, alle composizioni originali.
A Busto Arsizio, il 18 Ottobre, questo si è visto e sentito: fra gli standards l'ellingtoniana The Mooche in apertura, Stratusphunk di George Russell, Reflections di Monk, A night with a Nisia/A night in Tunisia ed un bel bis con la mingusiana Boogie stop shuffle. Apro una parentesi su George Russell: costui è stato musicista e compositore americano, teorico, autore di The Lydian Chromatic concept of tonal organization a cui l'orchestra si è ispirata nel nome e nel tipo di lavoro. Scherzando Riccardo Brazzale ha detto che quella dell'americano è una teoria complessa e "forse anche noi non abbiamo capito tutto". Fra gli originali si sono ascoltati alcuni stupendi temi: dalla penna di Bonisolo Rock's tune, di Rossi è Queen Porter march, brano vincitore del primo premio per composizioni al festival di Barga, liberamente ispirato a King Porter stomp di Jelly Roll Morton, di Brazzale Babylon e Charlotte city. Dal punto di vista degli arrangiamenti, l'approccio di Brazzale mi ricorda certe opere di Mike Westbrook (una icona europea) per medio organico: penso (con le dovute differenze) al trattamento che il musicista inglese ha riservato quasi vent'anni addietro alla musica ed all'eredità immortale di Gioacchino Rossini. Che ci sia o no questa analogia (poco importa), il direttore italiano ha mosso le sue pedine con notevole maturità, saggezza e visione d'insieme, fornendo spunti orchestrali originali (come la presenza contemporanea di tuba e contrabbasso, due strumenti che storicamente si sono succeduti nel ruolo, verso la fine degli anni venti) ed un uso delle timbriche ("i colori" del titolo) davvero affascinante; s’intende che Brazzale è stato assecondato magnificamente da un'insieme di musicisti perfetti per questo tipo di impresa. Interventi solistici, come prevedevo, di altissimo livello, da parte di tutti i componenti il gruppo.
In sintesi, questo gruppo-laboratorio ha fornito una prova maiuscola, la cui qualità potrebbe essere facilmente considerata come un parametro ed un riferimento ideale per moltissimi jazzisti, e non solo, una sorta di esempio virtuoso da seguire.


Pubblicato il 14/11/2011