Lontano dalla ribalta: una chiacchierata con Leandro Prete, lo Stan Getz italiano
di Marco Valugani

Leandro Prete, sax tenore, classe 1934 nato a Casale Monferrato (AL), è uno dei personaggi della nostra storia del jazz più appartati e riposti, più elusivo ed in ombra, il classico nome per addetti ai lavori, il tipico musicista per musicisti - giusto o sbagliato che sia; una vita da orchestrale, da strumentista, insomma un sideman di lusso e vedremo come e perchè. Coccolato e portato in palmo di mano, nel corso del tempo, da luminari come Gianni Basso ed Hengel Gualdi e complimentato addirittura da Gerry Mulligan, il nostro vive una vita ritirata, lontano dalla ribalta, in un luogo non meglio precisato della bassa padana e, per scelta, ha definitivamente smesso di suonare, ma tant'è… Nel corso di una mezza giornata nella campagna pavese, il Maestro lascia affiorare i ricordi e così vengono fuori l'osteria gestita dai genitori, nella natia Casale Monferrato, in tempo di guerra, in cui, ancora ragazzino, trova una fisarmonica abbandonata, salvo passare ad un sax contralto di recupero, subito dopo. E' il 1944 ed il nostro comincia l'avventura in musica con un gruppetto locale, alle prese con standards come Georgia o Sheik of Araby ed altri, mentre alcuni amici si spingevano in Svizzera per acquistare dischi a 78 giri di Don Byas e Coleman Hawkins, questa era tutta l'informazione di cui allora si poteva disporre! Poco dopo avviene il passaggio al sax tenore - il suo primo strumento per tutta la vita - prima un Orsi, poi un Selmer ed il lavoro con il gruppo di dilettanti che suonava all'Eternit, con la scoperta di un metodo scritto per sax (Salviani?), il dado è tratto, il nostro inizia ad acquistare consapevolezza. Di lì a poco, siamo all'inizio degli anni '50, la conoscenza con il direttore d'orchestra Gaetano Gimelli - presso la cui orchestra un certo Oscar Valdambrini aveva iniziato ad improvvisare, cosa che in conservatorio non usava - ed il trasferimento, anche come abitazione, a Torino, da musicista professionista, con quattro giorni alla settimana e matinées alla sala da ballo Utrario, un ambiente con gente elegante di allora. In seguito suona con vari organici come gli Okay 8, fra le cui fila c'erano musicisti come Nini Rosso alla tromba e Carlo Sola alla batteria, poi l'arrivo alla Rai di Torino, col direttore Francesco Ferrari, ancora con Rosso nel '53, negli hot clubs (allora frequentissimi) di Torino e Milano e, sul finire del '55, la partenza per fare il militare (car a Casale Monferrato e militare a Torino); casualmente un Maggiore cercava un tenorista per la banda ed al nostro venne risparmiata la destinazione, molto più scomoda, di Palermo. E' il 1957 ed il nostro, a quel punto militesente, torna in Rai a Torino, sotto la direzione di Pippo Barzizza e l'anno dopo è sempre alla Rai, ma a Roma, con Trovajoli direttore: gustoso il racconto di quando il direttore, sul finire degli anni '50, bacchettava un giovane Ennio Morricone, che, di quando in quando, gli sottoponeva le proprie partiture da correggere…Sempre con Trovajoli, nell'estate di quel 1958, è alla Capannina di Forte dei Marmi, con accanto Sergio Fanni alla tromba. Va da sé che, in quel periodo, i musicisti si aiutavano molto, anche economicamente, con gruppi e serate di musica leggera e/o musica da ballo, è il periodo del night club, gli ultimi sussulti dell'avanspettacolo e della rivista e la domanda di orchestre e gruppi per musica dal vivo è molto forte. Poi, per Prete, arrivano cinque anni all'estero (Svizzera e Olanda), il matrimonio in Olanda nel 1961, dal '67 al '74 è tenorista col nostro più celebre clarinettista jazz del periodo, cioè Hengel Gualdi e dal '74 al '93 alla Rai di Milano, assunto in seguito a concorso, ma anche nella band (diretta da Patruno) del famoso programma televisivo Portobello, condotto da Enzo Tortora, ed infine il ritiro dalle scene. Nel '93, quando la lascia, l'orchestra della Rai di Milano è diretta da Ettore Righello, con alcuni giovani brillanti, fra cui Trovesi e Gibellini; tuttavia il Nostro, nella lunga militanza da strumentista, aveva fatto a tempo a conoscere e frequentare il gotha del nostro jazz, del primo e secondo dopoguerra: Gianni Basso lo venerava, addirittura provava per lui una sorta di timore reverenziale, Jerry Mulligan, dopo una seduta in Rai, si complimentò con lui, poi l'affetto e la stima di Glauco Masetti, di Eraldo Volontè, di Fanni e di Paolo Tomelleri. Proprio con questi ultimi due sono le uniche tracce, da sideman, del Maestro, che ho ascoltato sulla enciclopedia del 1981 ”I grandi del Jazz: Il jazz in Italia vol I e vol II” (meglio, sugli LPs allegati) trovano spazio un paio di brani (v. discografia). Di Hassles ricorda "...fu un 'idea di Tomelleri, registrammo due takes e scegliemmo la migliore....".
Dall'uscita di scena in poi, per lui c'è stata solo qualche lezione privata, come per esempio a Maurizio Carugno, a cui sono debitore del mio prezioso incontro. Dal soprannome datogli nell'ambiente, "lo Stan Getz italiano", si dovrebbe capire il modo di suonare del Nostro. Lui non ricorda altre collaborazioni, con un po’ di ricerca in rete ho trovato qualcosa (v. discografia parziale ), forse al Maestro certe cose non interessano più . Chi volesse altre notizie su Prete, può senza dubbio trovare le cose più antiche, e per certi versi interessanti, nello stupendo libro "Il jazz in Italia vol. II: dallo swing agli anni sessanta” di Adriano Mazzoletti (edizioni EDT del 2010).


Leandro Prete discografia parziale da sideman :
1) Stereo hi-fi experience della Gigi Cichellero Big Band (LP IRT Imperial record del 1974)
2)Hard suite del Sergio Fanni 5et (LP Carosello 1975)
3) Lonely street (LP Carosello records 1976) ristampa di 1)
4) Botte da orbi di Roberto Colombo (LP Ultima spiaggia del 1977)
5)Hassles della Prete-Tomelleri saxes inc. /reg Mi 22/12/80 allora inedito
6)Drive waltz del Sergio Fanni 5et , tratto da 2)
7) Frammenti di Pier Angelo Bertoli (LP CGD del 1983)
8) Here comes springtime di Dino Betti Van der Noot (CD Soul Note del 1985 )
nb : in 1),3) ed in 8) il nostro è accreditato anche al flauto
5) e 6)sono contenuti nella collana "I grandi del jazz", Fabbri ed. , 1981, a cura di Arrigo Polillo, rispettivamente ne "Il jazz in Italia voll. 1 e 2"


Pubblicato il 21/12/2011