Ricordando il Capolinea
di Marco Valugani

Grande evento ad Ascona, per l’organizzazione dell’ottimo Jazz Cat Club, una giornata dedicata al Capolinea, storico locale di Milano, chiuso per sempre nel 1999, un tributo ricco di ricordi ed emozioni, ma andiamo con ordine.
Il Capolinea è stato e forse rimarrà il più importante jazz club milanese (e forse italiano) di sempre: sul suo palco, in trent’anni di attività, è passato il gotha del jazz italiano, ma anche leggende come Art Blakey, Chet Baker, Dizzy Gillespie, Tony Scott, Joe Venuti ed altri.
Tutti i dialetti del jazz erano parlati e rappresentati là, andando così a prospettare un panorama stilisticamente ampio e variegato.
Una giornata particolare, quindi, quella del 14 novembre 2011, non un semplice concerto, cominciata nel pomeriggio con un concerto per le scuole “Jazz for kids with Color Swing Trio” (NdR: mi sono già occupato del Color Swing trio proprio in questa rubrica, la foto Pedrazzini sulla home page, per quel pezzo, catturava una scolaresca di bambini al Jazz Cat Club intenti a guardare il Color swing trio), una bella iniziativa per far conoscere il linguaggio jazz e l’improvvisazione ai più piccoli. Ci vorrebbero eventi di questo tipo anche da noi in Italia, sempre che si voglia lavorare a creare una categoria ed una nuova generazione di ascoltatori di musica documentati ed informati.
A seguire, alle 19.00, per quanti – addetti ai lavori e non – avevano trovato posto, una cena in stile Capolinea, insieme con i protagonisti della memorabile stagione (1968 – 1999) del locale milanese, cioè, per quella sera Paolo Tomelleri, Carlo Bagnoli, Alfredo Ferrario, Laura Fedele, Paolo Pellegatti, Lucio Terzano, Luigi Bonafede, Mario Rusca, Michele Bozza, Christian Meyer, Paolo Alderighi, Marco Brioschi, Ellade Bandini, Luciano Milanese, assente il solo Nando De Luca, a Roma per lavoro – lo stato maggiore del jazz milanese (e non solo), fra quanti hanno fatto la storia del jazz italiano, davvero una preziosa occasione per vederli e sentirli tutti insieme.
Alle 20.30 inizio della proiezione del film ”Al Capolinea – Quando a Milano c’era il jazz” della giovane regista Marianna Cattaneo, 70 minuti circa di documentario sul club leggendario, nelle voci dei protagonisti e con spezzoni video del locale, un ottimo lavoro, fortemente voluto e realizzato dal clarinettista Alfredo Ferrario, indispensabile al fianco della regista in veste di guida nell’ambiente e nel mondo del jazz e storico della scena milanese, nonché co-produttore del film. Purtroppo sembra che, a parte i fortunati presenti, anche in una precedente proiezione (credo a Bollate in Agosto), il documentario non avrà seguito commerciale, cioè non se ne farà un DVD disponibile sul mercato, a pagamento, per il pubblico – pare per problemi legati ai diritti d’autore. Se lo vedete annunciato in programmazione da qualche parte, scaraventatevi a vederlo, non perdetelo, non ve ne pentirete.
Infine, a chiusura di giornata, la attesissima jam session: con Paolo Tomelleri in qualità di maestro di cerimonie e presentatore (chi altri?) e – in un ruolo per lui da tantissimo tempo archiviato – di bassista elettrico, sono sfilati sul palco del Jazz Cat Club tutti i nomi citati sopra.
Dopo una breve apertura di concerto in piano solo da parte di Mario Rusca, si è così ascoltato il trio Rusca/Tomelleri(b.el.)/Bandini, con quest’ultimo ovviamente alla batteria, alle prese con un blues. Questa, alle volte con De Luca al posto di Rusca al piano, era spessissimo la “sezione ritmica” di casa, nelle parole di Tomelleri.
Breve presentazione per il trio costituito da Luigi Bonafede (piano), Lucio Terzano (contrabbasso) e Paolo Pellegatti (batteria), che, dopo qualche parola del pianista, si lanciano in Latino Suite di Mc Coy Tyner; a seguire altre due parole del maestro di cerimonie e prendono il palco Michele Bozza al sax tenore e Marco Brioschi al flicorno, aggiungendosi al trio e costituendo un quintetto.
Ancora un avvicendamento ed è in scena, in splendida solitudine, Laura Fedele - pianoforte e voce -
per una sentita versione di Petite fleur di Sidney Bechet; altro cambio palco, un quintetto di lusso con Christian Meyer alla batteria, Luciano Milanese al contrabbasso, Paolo Alderighi al piano, Alfredo Ferrario al clarinetto e Carlo Bagnoli al sax baritono ed infine verso la conclusione di serata, con tutti i musicisti alle prese con il parkeriano Billie’s bounce, soli per tutti, nell’ordine: Tomelleri (questa volta al clarinetto), Bozza, Brioschi, Rusca, Fedele (in un solo di canto ”scat”), Ferrario, Bagnoli, Bonafede e l’usuale solo di batteria, con i tre batteristi in successione (Bandini, Meyer, Pellegatti ed ancora Bandini), prima del rientro di tutti per il tema. Gran finale con una magnifica Perdido, tutti ancora una volta sontuosi; certe cose vanno scritte, ma viverle è meglio…Complimenti a tutti i partecipanti ed all’organizzazione.
Un simile risultato corale non è e non può essere un portato del caso, bensì frutto della sommatoria di varie professionalità ottimamente giustapposte. Evento indimenticabile.


Pubblicato il 20/02/2012