Intervista al grande Franco Cerri (parte II)
di Marco Valugani

Il discorso torna su Gorni Kramer, che si dice avesse“il braccino corto” e Cerri ricorda come una volta il fisarmonicista avesse detto: ”Andiamo a prendere un caffè” (con ciò lasciando intendere che offrisse un caffè); erano usciti, andati al bar, e Kramer, andato alla cassa, aveva detto ”un caffè” , volendo pagare solo il proprio, cosa che aveva messo il mio intervistato nella condizione di doversi pagare la propria consumazione…Continua Cerri: “ Desideravo imparare a leggere la musica, ma non mi sarei mai messo a solfeggiare, così mi sono procurato delle partiture di brani che io conoscevo già – come Honeysuckle rose – ed ho ribaltato la cosa, decodificando la scrittura, per poi appropriarmene, questa è una quartina…questo che cos’è? Do...questa è una pausa da un quarto e così via. Ho imparato così, adesso so leggere e scrivere ed arrangiare, ma sono passati sessantasei anni di professione.”
[D]Avvicinandoci ai giorni nostri, c’è una foto di metà anni ’60, a casa Sua, con Jim Hall e George Benson: che ricordo ha di quell’episodio?
[R]Bellissimo! Loro erano al festival di Lecco del 1967 e c’erano tre chitarristi: Hall, Benson e Barney Kessell, poi c’era Sarah Vaughan ed altri importanti jazzisti ed io sono andato a vedere; io li conoscevo tutti e tre - Jim Hall era già stato a dormire a casa mia – ed io ho detto: “potremmo andare tutti a casa mia, mangiamo una cosa poi possiamo suonare”. Barney Kessell e Sarah Vaughan sono stati male, hanno mangiato qualcosa di avariato e non sono venuti; io, Hall e Benson siamo andati a casa – c’è la foto – e poi mia moglie ha preparato una pastasciutta indimenticabile, per cui quando George incontra qualcuno italiano, chiede se conosce Franco Cerri e se la risposta è sì gli dice di telefonarmi per farmi sapere che non ha dimenticato la famosa pastasciutta…Poi abbiamo suonato tutta la notte ed alle 6 li ho accompagnati all’aeroporto perché dovevano partire.
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[D]Si dice anche che una volta Lei abbia presentato Joe Pass (in trio) e che Pass Le abbia chiesto di suonare insieme a lui, ma Lei avrebbe cortesemente rifiutato l’invito.
[R]Eh, sì…dunque, lui (Pass) è andato a casa di Giovanni Monteforte a mangiare e Giovanni, che è sempre stato un mio fan, ha messo su un mio disco e Pass ha detto ”Chi è questo qua?” e Monteforte ”Non ti dico il nome, prova a indovinare!” e l’altro ” io non so chi sia, ma è sicuramente un’americano” - mi ha dato dell’americano – ”come si chiama?” e Monteforte gli ha detto il mio nome. Poi, dopo due, tre mesi, Joe è venuto a Milano a suonare con una ritmica di romani…
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[D]Pietropaoli e Sferra, ho suggerito (n.d.r.)
[R]Bravo, era la ritmica con la quale suonava, io ero lì ad assistere alle prove, nel pomeriggio, e ad un certo punto qualcuno mi chiama ”Franco Cerri al telefono!”<7i> e Pass (basito), dal palcoscenico ”You are Franco Cerri??!!” e io ”Sì, ma non si spaventi!” E lui “can we play together?“ ed io, nel mio povero inglese, gli ho detto che non mi sarei sentito all’altezza. Poi ci siamo conosciuti, abbiamo fatto amicizia, non abbiamo mai suonato insieme. Non era per me il jazzista preferito, perché non ero d’accordo col modo in cui lui pronunciava le frasi, però, che chitarrista!
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[D]Sono un grande appassionato di Joe Pass, condivido tutto questo.
[R]Finisco subito una cosa, per dire…ho dei dischi che voi sicuramente conoscete, Ella Fitzgerald e lui.
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[D]Pablo (suggerisco l’etichetta discografica n.d.r.)
[R]così si canta, così si suona la chitarra!


Pubblicato il 07/03/2012