Tornando a casa: Max De Aloe 5et & Friends, live @ Gallarate
di Marco Valugani

Se stiamo alla risposta, inizialmente tiepida, del pubblico, tecnicamente non lo si può definire un trionfo e se chiediamo al protagonista non la considererebbe una celebrazione, tuttavia il tributo a Bjork da parte del gruppo (quintetto) di Max De Aloe e dei suoi due ospiti, al teatro Gassman di Gallarate – presentazione del nuovo lavoro di studio uscito il giorno stesso del concerto - è destinato a passare agli annali, vediamo come e perché.
Assodato che il nostro è un artista in un periodo di grazia, con una propria cifra stilistica, un curriculum brillante ed un gruppo (il leader all’armonica cromatica/Roberto Olzer al pianoforte e tastiere/Marco Mistrangelo al contrabbasso/Nicola Stranieri alla batteria, con l’aggiunta di Marlise Goidanich al violoncello barocco) che sembra essere un vestito su misura, mi piace lodare di De Aloe l’instancabile curiosità intellettuale, che lo scaraventa nelle più disparate avventure musicali con l’impeto di un’adolescente e la saggezza di un adulto: i risultati gli danno ragione.
Originariamente concepito come un’incontro con (il suo amico) Paolo Fresu , il concerto ha dovuto essere ridisegnato (causa temporaneo malore del trombettista sardo), con l’aggiunta di due ospiti, vecchi compagni d’arme di Max, quel Bebo Ferra (chitarra) e quell’Andrea Dulbecco (vibrafono), che probabilmente vanno oltre la fama “di nicchia” degli addetti ai lavori, almeno stando al racconto del leader circa la vicinanza di Ferra a Claudia Gerini sopra un red carpet…
La musica del singolare insieme riunito sul palco traeva spunto dal lavoro dell’avventurosa artista islandese Bjork (come detto), per arrivare ad una identità propria, vagamente vicina nel suono a certe realizzazioni ECM, ma affatto personale: può anche non piacere – ovviamente – ma penso di avvicinarmi al vero considerandola una sorta di third stream del terzo millennio (una fourth stream?), un superamento dei generi di partenza (musica da camera, modern mainstream, pop e forse altro), volto a costituire un universo musicale sincretico ed originale.
Altra nota positiva del leader è il fatto che ha saputo lasciare molto spazio a tutti, limitando i propri interventi all’armonica al minimo indispensabile, con ciò conferendo al concerto un equilibrio prezioso; tutto davanti ad una platea che solo sul finire del concerto ha trovato un po’ più di calore. In un concerto di un tempo solo (lungo), seguito da un bis, ricordo con affetto la rara bellezza della title track Bjork on the moon, la bellissima chase (tesi ed antitesi/botta e risposta) tra Max e Ferra in I’ve seen it all , il clima da camera creato dai due archi all’inizio di Cosmogony, la versione di Gloomy Sunday (già nel repertorio della Holiday e credo che una volta tanto Billie Holiday non dovrà rivoltarsi nella tomba!), una breve improvvisazione dal sapore free e dall’atmosfera dolente, dedicata alla strage di Capaci ed un commosso saluto del leader al jazzofilo/organizzatore gallaratese scomparso Nino Russo. Ma molto altro ci sarebbe da scrivere.
Un concerto pieno di umori e atmosfere rare, con soli strepitosi, di livello elevatissimo, accompagnati dall’ironia e dallo humor dell’armonicista…Cosa desiderare di più?
Motivo di novità è altresì il fatto che gli acquirenti del disco potranno trovare il lavoro in vinile 180 grammi (in 500 copie numerate e autografate) - primo LP dell’etichetta Abeat - ed anche tra i primi dischi disponibili in Italia, sulle piattaforme digitali, in alta definizione HD per audiofili (24 bit/88 kilohertz).
Non un trionfo, dunque, non una celebrazione, ma un ritorno a casa e tornando a casa, l’armonicista gallaratese ha trovato il momento, la visione d’insieme ed il suono, licenziando forse il suo più bel concerto ad oggi e probabilmente la sua opera più importante; se poi qualcuno non ha capito, francamente può succedere, questo non sminuisce il lavoro svolto.


Pubblicato il 04/06/2012