Mauro Brunini 5et live @ Mendrisiotto Jazz Club
di Marco Valugani

Concepito e realizzato come un tributo al periodo glorioso dello hard bop (uno dei più importanti dialetti del jazz, da metà anni ’50 a metà anni ’60 circa), il quintetto del trombettista/flicornista varesino Mauro Brunini accusa più di un motivo per essere seguito e supportato con affetto, dal mio punto di vista con piacere ne recensisco un bella e fortunata prestazione live.
Diviso tra avventure nella bossa nova e sortite hard bop, Mauro Brunini, nonostante la giovane età, ha presto segnato del suo lavoro la (poca) scena jazzistica varesina attuale, assurgendo con facilità al ruolo di figura cardine della stessa e licenziando prove musicali, anche da session man, su cd e/o live mai meno che interessanti.
Nel caso di questo quintetto, da buon seguace del verbo di capiscuola della tromba hard bop come Freddie Hubbard e Lee Morgan, il nostro ha dato vita ad un progetto che recupera appieno lo spirito del genere (e del periodo) , aggiungendo qualcosa di proprio, ovviamente in stile: in questo lavoro è coadiuvato da alcuni luminari del nord Italia, come Michele Franzini al pianoforte, Nicola Stranieri alla batteria (i miei lettori dovrebbero ricordarlo altrove…), Tullio Ricci al sax tenore e Roberto Mattei al contrabbasso. Come dire alcuni dei migliori elementi del jazz italiano in generale.
Altro motivo per non perdere questa formazione è il fatto che, almeno per ora, nonostante una qualità molto elevata, i concerti tenuti sono stati rari; l’augurio è che la attività live possa incrementare pesantemente, sembra prossima la pubblicazione di un cd…Staremo a vedere.
Infine sembra corretto sostenere un club attivo da più di dieci anni (il Mendrisiotto Jazz Club), che ha resistito nell’attività, nonostante la crisi, il calo di spettatori ed altre difficoltà che si possono immaginare.
Al Movenpick di Chiasso (CH) il quintetto ha sciorinato un tempo unico lungo quasi due ore, alternando agli standards composizioni originali: mi piace ricordare fra i primi Softly as in a morning sunrise (con una intro originale del leader), Hub’s heritagedi Franzini e Moontrane di Woody Shaw con uno swing, un drive ed un calore davvero impressionanti, tipici di un grandissimo gruppo.
Fra le composizioni originali, ricordo For you, una ballad di Brunini qui al flicorno, Nice friend, costruita sulla struttura armonica (o, più tecnicamente, un contraffatto melodico) di Stella by starlight e Lobster dance di Franzini, su un ritmo da brass band.
Grandi dialoghi, soli squisiti e interplay serrato hanno caratterizzato l’azione del quintetto, che ha dimostrato di saper trovare qualcosa di personale in un linguaggio così consolidato.
Tutto accolto molto calorosamente da un pubblico mediamente attento e consapevole: puntuale il bis dal titolo Fast & furious.
Avviso per i jazzofili: tenete d’occhio (e d’orecchio) questa emergente realtà italiana, potrebbe riservare importanti sorprese in futuro, meglio esserci da subito e non fare quelli che salgono sul carro dei vincitori!


Pubblicato il 04/07/2012