East Sun Trio live al “Il Melo” Jazz Club
di Marco Valugani

Il filo conduttore al Jazz club Il Melo di Gallarate (VA) è l’elevata qualità musicale dei concerti, a prescindere dal dialetto jazzistico rappresentato nelle singole serate: ciò dovrebbe essere chiaro anche ai miei lettori, a questo punto.
Forte di questa realtà, mi posso prendere il lusso di andare “a scatola chiusa”, senza dover necessariamente avere buona (o meno buona, o alcuna) conoscenza dei musicisti in cartellone e del programma della singola sera, in ogni caso non corro rischi: così è stato con l’East Sun trio, che ha costituito per me una piacevolissima sorpresa.
Così il piano trio, l’organico più frequente nel mondo del jazz (pianoforte/contrabbasso/batteria), nelle persone (o meglio musicisti) rispettivamente di Matteo Alfonso (da Venezia ) al piano, Marc Abrams (da New York) al contrabbasso e Valerio Abeni (da Brescia) alla batteria, si è prodotto in un unico lungo set, lasciando dietro di sé l’idea di un approccio originale e personale ai brani (tutti standards - tranne due dei quali - scelti fra i meno frequentati); unica nota negativa della serata la scarsa affluenza di pubblico (sarà stata la crisi, il freddo o la Champions League? ).
Volendo ad ogni costo dare un nome al dialetto jazzistico del trio, potremmo parlare di mainstream moderno, una etichetta che sempre più frequentemente tra addetti ai lavori usiamo: forse anche perché (come già fu del mainstream storico) è la parte percentualmente più rilevante di ciò che oggi ascoltiamo.
Ricordo con simpatia una All the things you are, presa innovativamente in tempo di ¾, ed una Round Midnight su arrangiamento di P. Tonolo con segmenti quasi funky, davvero originale. Mi verrebbe da credere che questa sia una ottima linea di condotta in generale nel jazz in questo periodo ed una sfida che il trio si è dato ed ha vinto: prendere degli standards ultranoti e girarli come fossero delle calze, facendone qualcosa di nuovo e personale…Il risultato finale è ottimo, giù il cappello!
Altri preziosi momenti della serata sono stati la Body & soul per piano solo con un accenno di stride piano e forse un accenno in apertura a My funny Valentine, la Rollinsiana Airegin, introdotta da un corposo ritmo afro beat con un prezioso solo di batteria verso la fine ed infine il bis con una interessante versione di Monk’s dream.
Detto ogni bene possibile dei tre musicisti e dei loro valori individuali, anche come strumentisti, ho trovato, in definitiva, un trio capace di eccitare e divertire, senza uscire dal grande alveo dello swing e della improvvisazione, dando una propria versione dei fatti, con un approccio fresco e brillante, senza però dimenticare la tradizione.


Pubblicato il 10/12/2012