Viatico ad un grande mondo (parte II)
di Marco Valugani

Delineati alcuni obbiettivi e posti un paio di possibili approcci, è giunto il momento di prendere in considerazione alcuni mezzi didattici – non solo e necessariamente tradizionali – per penetrare questa ampia e magmatica materia; il tutto destinato a fornire una base culturale – utile, piacevole ed importante in sé stessa - finalizzata ad un ascolto consapevole dei classici (e non).
Una partenza indolore e leggera potrebbe essere fornita da un libro, l’ottimo “Jazz istruzioni per l’uso” di Massimo Nunzi (Ed. Laterza 2008), con allegato dvd (succulento documentario di Elena Somarè sull’improvvisazione, con alcuni tra i nostri prominenti jazzisti), in congiunzione con un immediato aiuto visivo, un istantaneo collocamento di jazzisti, stili e case discografiche, presente nelle case di ogni jazzofilo che si rispetti, un poster, L’albero del jazz (come dire ”…sì, vabbé, ma tizio chi era, dove lo colloco?” ) www.jazz-family-tree.com, in casa mia attira sempre la curiosità dei visitatori.
E’ appena il caso di notare che il bravissimo trombettista e direttore Massimo Nunzi e la regista Somarè hanno licenziato vari volumi de “La grande storia del jazz” (fascicolo+ cd + dvd), notevoli per contenuti, qualità e sistemazione degli stili, cercateli e procurateveli.
Come collezionista di vinile e cd non mi sono fatto mancare due guide discografiche, entrambe in inglese/americano, mai tradotti in italiano – che io sappia – che nel lungo periodo aiutano a sviluppare ed implementare la cultura e sono: “The Penguin guide to jazz recordings/Richard Cook & Brian Morton” (eight edition 2006), relativo ai cd e la “Goldmine jazz album price guide/Tim Neely/2000/Krause publications”, quest’ultimo dedicato ai vinili, anche con quotazioni in dollari delle differenti stampe; il primo dei due registra anche delle critiche di merito, mentre il secondo no, ma per quanti amano jazz e vinile può essere una importante fonte di informazioni ed ispirazione.
Come detto, nella mia storia personale, avevo sviluppato una cultura jazzistica prima dell’arrivo di internet; così ho tutto ciò che mi serve senza bisogno di vivere incollato alla rete. Fra i siti che mi aiutano costantemente voglio citare: www.youtube.it (è ovvio!), www.jazzitalia.net (mi interessano soprattutto i profili dei musicisti), www.jazzconvention.net, www.jmi.it (alcune etichette indipendenti, davvero molto benfatto, grande vetrina per molto jazz italiano giovane e di qualità), su laScena in qualche modo siete arrivati….www.amamusic.it (un portale di musica a 360 gradi, molto curato, puntuale, ottimi approfondimenti su personaggi storici e calendario/agenda degli eventi), poi il sito della società italiana di musicologia afroamericana www.sidma.it, i siti di Lino Patruno, particolarmente attento al jazz classico – non poteva essere diversamente – italiano e straniero www.jazzmeblues.it, www.linopatruno.it, mi piacciono molto – anche qui – i profili dei musicisti.
Infine i siti di clubs, festivals, locali, rassegne ed altro, troppo ci sarebbe da elencare…
Fra i periodici segnalo il mensile “Musica Jazz” ed il bimestrale “Jazzit”.
Veniamo ai libri: le tre storie che ho scelto, sono molto differenti, ma comunque validissime e compatibili fra loro: 1) Giancarlo Roncaglia, “Il jazz e il suo mondo” (Einaudi/Gli Struzzi 1979. C’è una ristampa, a quanto ne so, più classica e strutturata, con bibliografia e discografia); 2) Guido Michelone, “Breve storia della musica jazz” (Giancarlo Zedde ed., 2010, più leggera e recente, con glossario, sitologia e materiale di riferimento. Potete tenerla sul comodino, insieme con gli altri libri che andate leggendo); 3) “Storia del jazz, una prospettiva globale” (Stefano Zenni/Stampa alternativa/Nuovi equilibri, 2012).
Da questi volumi (e da altro) dovreste trarre una discografia di base, dei dischi storici, insomma i fondamentali.
Infine non mancate l’analisi del jazz tradizionale: una recente edizione riveduta ed ampliata, in un unico volume “Hot Jazz” di Giorgio Lombardi (una firma storica)/Daniela Piazza ed. è l’opera perfetta per addentrarsi con sicurezza nel ginepraio degli stili classici e, per finire, un lavoro imperdibile, i due volumi de “Il jazz in Italia (vol II / dallo swing agli anni ‘60)”, di Adriano Mazzoletti (altra firma storica), 2010 EDT ed., per rigore e completezza davvero sontuoso.
Anche nell’editoria di genere, il mercato è sempre più ampio e non mancano uscite intriganti e sfiziose, penso a “Coltrane” di Paolo Parisi/Blackvelvet ed. 2010: l’idea di trattare un mostro sacro a fumetti è solo apparentemente folle ma in realtà, per chi non sa nulla di Coltrane, perché non iniziare a conoscere il musicista e la sua vita con un mezzo leggero? Se il soggetto dovesse risultarvi affascinante, c’è sempre tempo e modo, più avanti, per ulteriori indagini, erudite e profonde.
Imperdibile, per procurarvi quanto vado elencando, è il sito della libreria Birdland, di Milano www.birdlandjazz.it, più pensato per musicisti, ma sicuramente ricchissimo di volumi didattici (anche in cd e dvd ), di storie del jazz, che possono lanciare un neofita in questo mondo, dulcis in fundo con possibilità di spedizione a casa vostra.
I films: su di un jazzista: “Bix” (ovviamente un tributo a Leon Bix Beiderbecke) di Pupi Avati, “Bird” (tributo vibrante ed elegiaco del serio jazzofilo Clint Eastwood all’immortale Charlie Parker), “Round midnight” (di Tavernier, ispirato a Bud Powell), “Lady Sings the blues” (tributo a Billie Holiday, protagonista Diana Ross).
Sul jazz in generale (ambiente e musica): “La città del Jazz” (New Orleans, 1947) di Lubin con Armstrong, la Holiday e Wooody Herman, “Jazz Band” (film TV), “Ma quando arrivano le ragazze?” – entrambi sempre di Pupi Avati – “Mo’ better blues” di Spike Lee (si noti che il papà del regista, Bill Lee, è stato un contrabbassista), “Paris blues”, forse un po’ oleografico con insigni ospiti come Armstrong e “Kansas City”, capolavoro noir del 1996 di Altman (l’io narrante – il ragazzino di colore - dovrebbe essere un giovanissimo Charlie Parker);
Con il jazz dentro (colonna sonora e/o riprese d’ambiente): altro classico noir (di Louis Malle) “Ascensore per il patibolo” (se non erro, la prima volta in Europa per Miles), il seminale “Orfeo negro” (diretto da Marcel Camus /1959/primo premio al festival di Cannes) – Jobim e Bonfa vanno conosciuti – “New York, New York” (classico e sempre utile), “Cotton Club” di Coppola (1984), “La notte” di Antonioni (1960) (col quartetto, ripreso nello stesso film, del giovane Giorgio Gaslini), “La vita agra” (di Lizzani/1964, dal volume di Bianciardi, nella Milano del boom economico una magnifica sequenza al Bar Jamaica: Intra, Masetti e Cuppini swingano felici mentre il protagonista – un Tognazzi in stato di grazia – parla del ruolo della donna nella società contemporanea (di allora), indimenticabile la protagonista femminile Giovanna Ralli, appoggiata al pianoforte)), “Lenny” di Bob Fosse/1974 (ispirato al comico Lenny Bruce, ma pieno di jazz, grandissimo Dustin Hoffman).
Va da sé che le colonne sonore di questi lavori potrebbero interessarvi…Al di là del lavoro cinematografico, in primis l’ascolto, non mi stancherò mai di ripeterlo.
I documentari (o simili): “Let’s get lost” di Bruce Weber (vita e miracoli di Chet Baker, poco prima della sua morte), “Calle 54” di Fernando Trueba (mostri sacri di differenti età del jazz latino), “John Hammond, from Bessie Smith to Bruce Springsteen” VHS SMV Enterprises 1990, la figura di uno dei più leggendari talent-scout del ‘900.
La radio, infine, www.rmf.it: scusate se parlo di me stesso ma la mia trasmissione “All that jazz” ha sempre avuto un carattere divulgativo, intesa come un mezzo agevole e gratuito per arrivare a tutti…Soprattutto i non addetti ai lavori.
Naturalmente è un elenco parziale, non certo esaustivo, mi scuso per eventuali errori od omissioni nei titoli, date ed autori elencati: moltissimo altro ci sarebbe da aggiungere, ma quanto sopra riportato è una base di partenza, utile e complementare all’ascolto.


Pubblicato il 12/04/2013