Morgan
Canzoni dell'appartamento
di CaterinaNirta

copertina

Sembra di tornare indietro di 40 anni, di essere all’aria aperta e con in sottofondo le note che escono gentilmente da un jukebox. Ecco, questa è la sensazione che le “Canzoni dell’appartamento” di Morgan mi lascia dopo ogni ascolto.
Avevamo già avuto modo di apprezzare il singolo d’anticipazione prevedendo anche qualche sorpresa che, immancabilmente, è arrivata con l’album. Un album con un deciso tocco retrò e una serie di dolci atmosfere dilatate ed inaspettate che lo rendono, in questo preciso momento, un disco insolito e sorprendente. Un Morgan cresciuto e maturo che nel suo appartamento ha sviluppato le 12 tracce del disco le quali, pur contenendo gli elementi più complessi e gli spunti più vari, percorrono il medesimo percorso condividendo una base comune: quella di un uomo consapevole, che decide di fermarsi e fare il punto della situazione e tirare le somme della sua vita in modo silenzioso e riflessivo, promuovendo ambienti casalinghi, privati e quanto mai intimi. Siamo infatti davanti ad un album estremamente organico che riflette profondamente l‘ambiente circostante (persino l‘intermittenza di un cellulare durante la traccia numero tre) e che si alimenta della semplicità della quotidianità per scavarsi dentro e darsi una ragione; una sorta di esorcismo di paure e debolezze.
Quanti si aspettavano un lavoro alla Bluvertigo rimarranno delusi e/o sorpresi trovandosi di fronte a delle canzoni di matrice assolutamente differente che con l‘elettronica e gli esperimenti musicali d’avant guard non hanno nulla a che vedere. L‘intero album è stato scritto infatti al pianoforte e arrangiato da un‘orchestra, la “Suono Sud” di Foggia. Non un caso, ma una vera e propria volontà da parte di Morgan di tornare a sperimentare il metodo classico e tradizionale.
The Baby, pezzo che forse meglio di altri riesce a far carpire il cambiamento musicale , stilistico ed interpretativo di Morgan, è una simpatica ballata, scritta con gli occhi di un baby per l’appunto. Un pò folle e surreale probabilmente, ma sicuramente efficace e tenera quanto basta per far sì che l’ascoltatore ci si affezioni subito. Aria è invece un’accorata canzone d’amore caratterizzata da una semplicità testuale fuori dal comune.
Canzoni come Crash e Me, mostrano una profonda vena ironica e fanno trapelare una certa paura e insofferenza da parte dell’autore nel confronto personale con la vita. I testi del disco possono sembrare a tratti eccessivamente semplicistici, ma un ascolto leggermente più approfondito li rivelerà estremamente profondi e riflessivi, come profondo e riflessivo è il viaggio che Morgan decide di fare dentro se stesso attraverso questo album.
“Canzoni dell’appartamento” contiene anche due cover: una splendida interpretazione di Non arrossire (contenuta anche nel singolo, “Altrove”) di Giorgio Gaber e la traduzione di If di Roger Water. Le ragioni delle piogge è forse il brano più toccante e geniale; Morgan si analizza attraverso flash ed associazioni mentali (incoscie?), invoca spiegazioni e si circonda di confusione e smarrimento, arrivando alla conclusione che bisogna essere profondamente convinti che il mondo è orripilante per essere felici. Un brano capace di trasmettere all’ascoltatore sensazioni malinconicamente eleganti e un certo senso di intimo pessimismo che pretende risposte.
La chiusura è affidata a Canzone per Natale, un’esaltante pezzo in bilico tra ambienti pop e sinfonici, dolcemente nostalgica e “misurata” all’inizio, ma che poi sfocia in un crescendo di tensione e coinvolgimento. Un disco, questo, che oltre a sorprenderci per le insolite scelte musicali del nostro Morgan, apre gli occhi a tutti coloro che ancora nutrivano riserve sulle capacità compositive di questo giovane artista. Un disco che ci regala 12 eleganti e raffinate chansons di eccellente livello (e se ci fosse un aggettivo superiore ad eccellente, sarebbe quello) e mostra un Morgan geniale, poeta e musicista come non l’avevamo mai visto prima.


Pubblicato il 19/05/2003