Patrizia Cirulli
Qualcosa che vale
di Max Sannella

copertina

L’album di Lucio Battisti, “E già” segnò la scissione artistica con Mogol per intraprendere l’avventura o l’esperimento con la propria moglie Grazia Letizia Veronese, album atipico ed innovatore in certi sensi della prosaica battistiana come eravamo abituati a sentirla, e questo disco è il focus reinterpretativo del progetto che coinvolge la cantautrice milanese Patrizia Cirulli, Greg Walsh alchimista dell’elettronica e già collaboratore dell’artista di Poggio Bustone, Francesco Paracchini e Franco Zanetti; quello che ne viene fuori è un insieme di belle cose, una stupenda rivisitazione da parte dell’artista Cirulli di quelle registrazioni e immaginifico pathos di rimbalzo.
L’afflato semi-acustico che l’artista sceglie per “illustrare” l’album percorre e ripercorre brividi ed emozioni mai sopite, qui addirittura in crescendo con una forza dolciastra e melodica che intensifica e supporta un ascolto rapito, increspato come una tenera risacca di ricordi; senza tanti fronzoli, senza troppi ripensamenti – come vuole una regola mai scritta della classe artistica – la Cirulli sospende un cantato raffinatissimo e garbato, ricanta con il nuovo peso della musica e delle parole antiche il verbo battistiano con un’ulteriore gravità cantautorale, una femminilità pura e asciutta che tra arrangiamenti jazzly, folk, improvvisazioni stilistiche e tutto il pieno vero della mediterraneità, ne favorisce un flusso che esce come un punto alto all’orizzonte, assolutamente da sentire per esserne totalmente imbevuti.
Mai confondere questo disco con un “tributo”, ma come uno sdoppiamento di personalità, quell’anima latina e quei pezzi di cielo che Battisti seppe cucire insieme e che questa strepitosa cantante torna a ricamarne – in proprio – le recondite vene ammalianti, facendole poi girare come strutture, disegni, traccianti per strapparci l’anima tassello per tassello.
Magnifico!


Pubblicato il 25/03/2003