Plastic Made Sofa
Whining Drums
di Max Sannella

copertina

Continua il “sodalizio” tra armonia, vibrations e quotazioni sensoriali che fanno parte del dna dei bergamaschi Plastic Made Sofa, la loro è una arguzia melodica che ha una concezione “larga”, dilatata e psichedelica, odori orientali e spezie di terra d’Albione, George Harrison (Stargazes, Heathers in bloom) e Kula Shaker (Weìre just changing, Lizard on a wire) dentro un modello di sensazione che piace e fa strage di ascolti “sdoppiati”, di ricercate benevolenze sonore.
“Whining drums” è il loro nuovo discografico e su tutto prevale la dolciastra turbolenza melting che sposa una caratteristica stilistica che onestamente comincia a stare stretta nell’underground inteso come tale, qui dentro tutto si muove e “smuove” come un rito propiziatorio vedico-elettrico, una stratificazione sonica che fa lievitare e cavalcare ricordi Seventies, Maharaji e libertà interiori da circuitare in tutti i punti cardinali d’ascolto; nove tracce, nove binari sognanti che i PMS diffondono con una grazia ibrida inestimabile, il buon suono delle vibes e delle “grandi visioni” che accumulano – nei loro spazi mai segnati – l’energia di un rock da meditazione che vale oro per quanto dà.
Un nuovo lavoro che non appena addenta il giro stereo, apre kundalini e woofer in un abbraccio arioso illimitato, chitarre e patchouli che si inerpicano in una fumisterie che si restituisce al rock sottoforma di messaggio globale. Un songwriting – questo dei bergamaschi – che colpisce per la sua forma mentale, lontana dai banchi commerciali e molto aderente all’immateriale, poi se vogliamo anche introdurre fattori di lievitazione distorta, qui si è al centro di un cosmo a parte, in una coordinata ascensionale che non si ferma mai, basta farsi “ strappare via” dall’evanescenza pomposa della titletrack o morire e poi rinascere – proprio per farsi male dal bene – dentro la bellezza assoluta di una Rishikesh di suoni al vetiver (Noodles for breakfast) ed il gioco è fatto, si è proprio in tutta un’altra dimensione, in un altro modo di percepire un disco che non arriva solamente per suonare e basta.
E’ proprio il caso dire…stupefacente!


Pubblicato il 19/01/2014



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