Bologna Violenta
Discordia
di Davide Cosentino

copertina

Discordia (Overdrive Rec) è il quinto album in studio di Bologna Violenta, one man band dell’eclettico polistrumentista Nicola Manzan che, a questo giro, delega ad Alessandro Vagnoni la sezione ritmica (già Resurrecturis, Infernal Poetry, Dark Lunacy). Questa modifica di line-up si traduce in un sound più completo e corposo, in passato limitato dalla poca profondità della drum machine. Abbandonati anche i full-concept (film poliziotteschi, vicende della Uno Bianca ecc.), resta il tragico ricordo della strage di Crevalcore in copertina per tenere ancora vivo il rapporto con le origini del monicker.
Si parte con Sigle di telefilm ed il piano noir di Paolo Polon che apre a un finale dall’elevato coefficiente distruttivo (sarebbe piaciuta a Fernando Di Leo). Si resta su livelli alti con Colonialismo e Il tempio dell’astinenza, che invitano il leader Manzan ad allargare il gruppo ad altri componenti in pianta stabile e, perché no, ad aggiungere qua e là un po’ di voce.
Poi arrivano gli archi e la solennità di Postriboli d’oriente ed il deathgrind di Un mio amico odia il prog. Poi il lamento estremo de I felici animali del circo e il minuto abbondante d’ipnosi di Chiamala rivolta (tra un riff alla Chuck Schuldiner e una hypernoise pestatissima alla Strapping Young Lad o primi Fear Factory).
Letali anche Binario morto e le brevi ma spappolanti Il canale dei sadici, Discordia e Passetto. Nessuna traccia di voce quindi (eccezion fatta per qualche schiamazzo in Incredibile lite al supermercato e qualche spoken campionato in Lavoro e rapina in Mongolia), ma va benissimo così.
Dissacrante (cit: “Irriverentemente critico o caustico nei confronti di tutto ciò che per tradizione o conformismo è ritenuto sacro e intoccabile, allo scopo di riportarlo al giusto e reale valore”).


Pubblicato il 19/04/2016



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