Verdiana Raw
Whales know the route
di Davide Cosentino

copertina

Tra le migliori uscite dell’ anno solare per quanto riguarda la scena indipendente italiana ma non solo (Rough Trade lo distribuirà in Europa, ndr), Whales know the route della visionaria polistrumentista toscana Verdiana Raw riparte dalle strutture del precedente Metaxy (2012) modificandone sensibilmente la componente folk ambient sperimentale. Da musica da camera d’avanguardia a sinfonia naturalistica che irrompe nella title-track, con il piano ed i raffinati archi di Erika Giansanti che abbracciano l’oscurità degli abissi dove prende forma il concept di questa produzione.
Time is circular si lancia verso il dream pop fino a quando una sterzata improvvisa di progressive folk invita l’ascoltatore a chiudere gli occhi e a provarlo davvero, questo viaggio intenso.In Saturnine hopes, Amina’s e Behind that ballerina dress non siamo molto lontani dalla versione futurista di Diamanda Galas o dalla Kate Bush di 50 Words of snow.This disaster è forse l’episodio più radiofonico, mentre Durme durme è una nènia giudeo sefardita (di cui questa versione è una delle migliori riproposizioni sentite finora) e Planets rappresenta l’anello di congiunzione col repertorio precedente; dal quale è soprattutto la voce di Verdiana a subire modifiche di ruolo: non solo strumento aggiunto (fluttuante nello spazio come la Bjork sperimentale di Medulla) che si attorciglia ad un pianoforte sempre incisivo, essenziale ma totale (come era quello di Karlheinz Stockhausen, capostipite della musica elettronica tedesca oltre che compositore guru per gli adepti della space music); ma decisa protagonista. Un bel 8 pieno.


Pubblicato il 24/10/2016



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