Senura
Senura
di Paolo Bartaletti

copertina

Vengono dalla bassa provincia livornese gli esordienti Senura, anzi no, a ben vedere vengono da molto più lontano, dai tardi anni '90 che negli Stati Uniti videro affermarsi quello che qualcuno ha definito nu metal e che altri preferiscono catalogare, con un termine molto più pertinente sotto molti punti di vista, per quanto possano apparire stucchevoli le classificazioni, come post-grunge. Vengono dalle chitarre acide dei Deftones e dalle ostentazioni muscolari dei Limp Bizkit, ma nel lungo percorso che li ha portati fino a qui si sono necessariamente fatti contaminare da quel fenomeno a predominanza europea che si chiama melodia e che all'apparenza sembra proprio l'antitesi del rock muscolare, ma a ben vedere né è l'esatta simbiosi, ciò che ne permette la generale fruibilità e, in definitiva, il successo.
Tutta la prima parte abbondante dell'album di esordio, sino al crossover di Idolatrya, è un esempio di riuscito connubio tra pulsioni giovanili e rockettare e la forma canzone; Indaco, Mente la sabbia avanza, Nebbia e, soprattutto, il singolo Norimberga, snocciolano, uno via l'altro, una serie di riff che restano impressi dopo pochi ascolti e testi assolutamente sopra la media per dei giovani esordienti, lasciando in bocca un retrogusto agrodolce e piacevole. Nell'ultima parte la grinta prende il sopravvento sulla ragione ma senza vanificare la bontà del lavoro che arriva forse un po' lungo rispetto al genere ma dimostra abbondantemente la presenza dei mezzi per poter recuperare. Ottimo esordio.


Pubblicato il 27/12/2016