Edda
Graziosa utopia
di Paolo Bartaletti

copertina

Non era sinceramente facile per Stefano "Edda" Rampoldi dare un seguito al capolavoro di Stavolta come mi ammazzerai? che abbagliò il nostro 2015 musicale con diciassette potenziali singoli di debordante fragilità punk (ossimoro a ben vedere solo apparente). Eppure nei primi tre pezzi del nuovo lavoro l'ex Ritmo Tribale sembra quasi superarsi; Spaziale, struggente ballata di bellezza almeno pari a Saibene (che chiudeva il lavoro precedente), sembra un pezzo scritto per la Mina dei tempi migliori, con una tecnica di canto che stupisce, la successiva Signora avrebbe tranquillamente potuto rappresentare la diciottesima perla del citato album precedente e, soprattutto, il singolo Benedicimi raggiunge vette di altissimo valore con un accentuato utilizzo dell'orchestrazione e un ritmo beat che creano insieme un’irresistibile miscela.
Poi però, sul più bello, il dolce infornato si sgonfia un po' e il resto dell'album si appiattisce su un pop meno aggressivo, a tratti anche dance e con un elevato utilizzo dei sintetizzatori, senza più riuscire a pieno nell'incantesimo, almeno sino alla conclusiva Il santo e il capriolo che ricorda da vicino l'Alberto Fortis dei grandi successi.
Edda continua a urlare al mondo la propria tenerezza e per quanto lo faccia con meno rancore rispetto alle precedenti fatiche di studio il nuovo album risulta comunque ampiamente sopra la media, anche se una leggera venatura di nostalgia per ciò che fu due anni fa non si riesce a nasconderla. Ad ogni modo chapeau a una delle più belle sorprese della nostra musica degli ultimi anni, con una potenzialità infinita e idee avanti anni luce.


Pubblicato il 17/03/2017