Le Luci Della Centrale Elettrica
Terra
di Paolo Bartaletti

copertina

“Piccoli cantautori degli anni zero crescono” oppure “come tornare a innamorarsi de Le Luci”? Scegliete voi quale didascalico sottotitolo abbinare al nuovo album di Vasco Brondi che colpisce al cuore forse anche più dell’esordio, quando nel 2008 ci stese tutti, inventando un nuovo modo di fare cantautorato (e soprattutto di espressione testuale).
Terra è un lavoro di una maturità tanto inaspettata quanto piena, a dispetto delle ultime uscite che avevano lasciato un fastidioso senso di déjà-vu, soprattutto per quella ostinata determinazione nel mettere insieme frasi favolose senza però riuscire a farci capire di cosa si stesse realmente parlando, se non vagamente. Ora i testi sono più armonizzati (seppur mai diretti, ma questo è lo stile del Nostro) e parlano di cose meravigliose e complicate, di noi, del nostro pianeta dei suoi piccoli o enormi problemi. La splendida Waltz degli scafisti è probabilmente la più bella canzone sulla interrazzialità dai tempi di Mio fratello che guardi il mondo di Fossati, il meraviglioso singolo Stelle marine declama insegnamenti semplici e poetici ricordandoci che “L'acqua si impara dalla sete / La terra dagli oceani attraversati / La pace dai racconti di battaglia”, Coprifuoco riesce ad affrontare un tema spinoso che affligge da un po' di tempo “una bella e malandata Europa multiculturale” senza un briciolo di retorica e con uno sguardo finalmente neutrale.
Ma alla maturità di scrittura si aggiunge anche quella musicale: alla chitarra acustica si accodano un’autentica incantevole orchestrazione (e un parterre de roi di musicisti, tra cui spiccano D'Erasmo, Gabrielli e Canali) e, soprattutto, un’infinità di contaminazioni etniche - dai Balcani ai minareti - senza mai snaturare l’ormai inconfondibile stile de Le Luci.
Lavoro davvero notevole; credo sinceramente, stante la ancora giovane età, che da Vasco Brondi sia lecito attendersi un grandioso futuro.


Pubblicato il 28/03/2017