Luigi Tenco
Lontano, lontano nel tempo
di Rinaldo Bartaletti

copertina

Una nuova compilation di canzoni di Luigi Tenco agli inizi del 2017 da parte di BMG-SONY. Cosa c’era di nuovo che potesse giustificare questa iniziativa? Circolavano “voci” di inediti tenchiani, poco plausibili dopo le tante iniziative editoriali che negli anni ci hanno proposto tutto di lui (Ricordi, RCA-BMG-SONY, SAAR, Rai Trade, Warner, Club Tenco, editori minori …). In particolare la WARNER, aveva pubblicato nel 1994 due inediti su cd, già usciti in vinile 45 giri (Più m’innamoro di te e Serenella) precisando però che non si trattava di brani di Tenco, ma di canzoni a firma Mogol-Dionida, cantate (bene) da Tenco (“il suo canto, quella sua nitidezza timbrica, sillabica; quelle sue tipiche, struggenti strozzature che finiscono monche; quei teneri accenti lievissimi di falsetto; quella definitiva profondità nelle note basse, che non ammette repliche” – E. De Angelis). Il Club Tenco, poi, aveva pubblicato nel 2009 un doppio che, col titolo Luigi Tenco Inediti, proponeva, oltre a canzoni di Tenco cantate da altri, una quindicina di pezzi frutto di provini, repliche rielaborate, testi cantati dal nostro in lingua straniera. Ed il discorso era stato, in sostanza, chiuso.
Eppure la raccolta del 2017 un paio di inediti (ma in Italia) di canzoni cantate in spagnolo e già pubblicate in Spagna, li presenta: Lejano, lejano (Lontano, lontano) e Un dìa y otro dìa (un giorno dopo l’altro). Un po’ poco per giustificare la nuova raccolta, che ripropone in sostanza il “meglio” di Tenco, già pubblicato dalla stessa casa discografica nel 1995, nel 2002, nel 2011…E allora? Se ci si vuole rivolgere a giovanissimi che si avvicinano ora a queste produzioni va bene, ma…
E tuttavia anche questo triplo presenta un Tenco che non ha ancora niente da dire (come tutta la sua produzione degli inizi, precedente il 1960, in cui si esibiva spesso con vari pseudonimi), poi diverse belle canzoni di un sognatore malinconico e un po’ narcisista che naviga lontano dal mondo reale, nelle illusioni e nelle favole, poi dei capolavori in cui appare la presa di coscienza della realtà e della sua miseria, con tocchi di amarezza e vittimismo, poi canzoni (talvolta splendide) di reazione cosciente alle ingiustizie e alla ipocrisia, con l’impegno “leopardiano” a smascherare e denunciare il male, gli inganni, i tradimenti. E l’ultima denuncia fu il preludio alla sua morte.


Pubblicato il 15/04/2017