Campos
Viva
di Carmine Della Pia

copertina

Un progetto dalla genesi incerta, instabile e venuto fuori quasi a sorpresa: questo il primo disco dei Campos, Viva. Una raccolta di ballad folk acustiche con incursioni elettroniche nata a Pisa, luogo di incontro tra il cantante Simone Bettin (già bassista dei Criminal Jokers) e Davide Barbafiera, e sviluppatasi a Berlino; la bassista australiana DhariVij ha completato il cerchio, dando vita a una sessione di registrazione a distanza.
Am I A Man ci presenta i tre al meglio, con la voce di Simone Bettin simile a un fulmine a ciel sereno: calda, intima, potente ma mai sguaiata, lineare ma mai monotona. Il disco si apre all’ascoltatore traccia dopo traccia in tutte le sue sfumature: il riff di chitarra ipnotico di Freedom To Sink lascia il posto a You Keep Me Thinking, quasi una ballata pop rock da classifica americana. Opa è un ticchettio insistente che si sviluppa pienamente in Uneven Steps, così piena di imperfezioni e suoni stridenti da risultare perfetta.
Space apre idealmente un nuovo capitolo, sembra quasi che sia iniziato un altro disco. Un giro armonico sostenuto da un cantato più buckleyano che mai, ma allo stesso tempo lo si immagina con una base remixata da far gola ai migliori clubber statunitensi. Voli pindarici. Freezing è il gioiello dell’intero lavoro, un perfetto brano pop dal coro mozzafiato, seppur sostenuto da un arrangiamento acustico cupo, che lascia poche speranze. Empatia, calore, vicinanza: ecco cosa si prova ascoltando questa preziosa alternanza tra ballad folk ed esperimenti avanguardistici.
Un perfetto mix tra esperienza acustica e sporcature elettroniche: ed è quando avviene tale commistione, sorvolando con sapienza insidiosi manierismi indie-hipster, che la band dà il meglio di sé.


Pubblicato il 07/06/2017



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