Eugenio in Via di Gioia
Tutti su per terra
di Carmine Della Pia

copertina

Un mondo capovolto, a partire già dal titolo: Tutti Su Per Terra. Gli Eugenio in Via di Gioia riassumono in nove brani il loro punto di vista sul mondo odierno, opinione non propriamente leggera, a discapito del tappeto musicale su cui il quartetto piemontese ha scelto di raccontare le proprie storie.
Il tempo che passa, l’eterno conflitto tra uomo e macchina, più volte vinto da quest’ultima, l’alienazione del modernismo, questi i temi principali affrontati in un disco originale e credibile sin dalla prima traccia. Gli Eugenio in Via di Gioia cantano di “Giovani illuminati da una realtà a risparmio energetico” nel brano apripista, Giovani illuminati, con uno stile tagliente che ricorda a tratti il primo Max Gazzè, mentre La Punta Dell’Iceberg potrebbe essere un brano de Lo Stato Sociale, solo più pulito per stile e tematiche, come se fossero i cuginetti buoni del gruppo bolognese.
Si muove su binari più tradizionalmente pop acustici Chiodo Fisso, uno dei pezzi più riusciti, una metafora sul rapporto di amore/odio e, talvolta, malsana dipendenza tra uomo e natura partendo da un chiodo che si infila nella ruota di una bicicletta, entrambi costretti a continuare il viaggio legati l’uno all’altro. Da segnalare anche Selezione Naturale, in duetto con Willie Peyote, un racconto sul bullismo in cui, ancora una volta, la realtà è capovolta: “più bulli e meno ciccioni, abbiamo bisogno di molti più bulli che sappiano difendersi da soli / il modo migliore per eliminare tutti i teppisti è stato diventarlo”.
Un progetto ispirato e fresco, definito dagli stessi autori “cantautorato folk”; tematiche forse già affrontate in lungo e in largo, ma è pur sempre un bella sorpresa ascoltare piccole storie apparentemente strampalate e scanzonate facendo sapiente uso di ukulele e cajon. Da tenere d’occhio.


Pubblicato il 15/07/2017



Inserisci il tuo commento

Nome:


Commento:




Ancora nessun commento