LePuc
Io secondo Woody
di Andrea Belmonte

copertina

È una vivace canzone d’autore contemporanea - quella che ha come ispirazione la scuola romana di Silvestri e Fabi, per intenderci - ciò che ci propone LePuc con Io secondo Woody, suo disco d’esordio.
Un titolo che omaggia evidentemente il geniale attore, regista e musicista statunitense, le cui vicende cinematografiche hanno con il quotidiano descritto da Giacomo Palombino molte analogie: storie che raccontano di animi bambini mai arresi alla disillusione del mondo adulto (Il cappello del pirata), di donne (Camilla non ci ucciderà), del senso di sconfitta della generazione degli attuali 30/40enni (Mario).
11 tracce, per lo più cucite addosso alla chitarra acustica, che vanno dalla ballad al – quasi – canto popolare con tanto di fisarmonica, con qualche rimando allo swing manouche, orecchiabili e facilmente cantabili; album gradevole che, con l’avanzare degli ascolti, mostra qualche pecca: le melodie vocali, alla lunga, tendono a muoversi su tessiture ripetitive e simili, con una spiccata tendenza a lasciar scivolare le note nel parlato sulle sillabe di chiusura dei versi, caratteristica comune – e abusata, a parere di chi scrive – a molti cantautori di vecchia e nuova scuola.
I suoni e gli arrangiamenti scelti, se da un lato “funzionano”, dall’altro non si scostano molto dal cliché di certa canzone italiana che strizza l’occhio al cosiddetto mainstream e alla rotazione radiofonica.
Queste caratteristiche fanno di Io secondo Woody un disco consigliato a chi ama la musica “liscia”, senza troppi stravolgimenti; al contrario l’ascolto è decisamente inadatto agli sperimentatori.


Pubblicato il 15/07/2017



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