SKoM
Chi Odi Sei
di Antonio Belmonte

copertina

A due anni di distanza dall’EP Fünf gli SKoM (Some Kind of Make-Up) si scelgono la Magna Grecia e qualche ben mirato aggancio testuale all’Odissea come collante concettuale del loro esordio sulla lunga distanza. Chi odi sei non lascia nulla al caso (titolo e copertina compresa!) laddove si prefigge di degradare – a suon di decibel turbolenti e colto citazionismo – quella che fu la “terra istintiva e ancestrale di cui siamo discendenti” a madre snaturata della violenta contemporaneità, dove l’odio – ora come allora – diventa paradossalmente una salvifica (?) via di fuga dall’umana miseria.
Un odio così “amorevolmente” coltivato dal trio fiorentino che, accordo dopo accordo, strofa dopo strofa, finisce per intasare di scorie corvine ogni arteria lirica (“Tutto ciò che ami e che otterrai lo odieremo / Ti odieremo / Ti parleremo dietro quando ti contorcerai tra le fiamme dell’inferno”) e sonora, tra chitarre, synth e voci che si azzannano a vicenda all’interno di un quadro generale claustrofobico e dannato.
Impreziosito dalle collaborazioni di Franco Naddei e Simona Norato quello di Ester Santacroce, Gianluca Grementieri e Martin Rush è un rock oscuro e trasversale, in quel suo raggrumare post-punk compulsivo, abrasioni elettroniche, decongestioni post-rock, fregole industriali e torbido cantautorato fradicio di tossine teatrali, letterarie e dialettali. Gli stessi riconoscibili riferimenti musicali della band risultano perfettamente metabolizzati negli otto brani in scaletta, ripuliti da ogni tentazione rivisitativa o celebrativa di sorta: dalla luciferina teatralità di Diamanda Galas che sigilla Arpìe all’alt-rock tricolore di metà ’90 (Marlene Kuntz e ODM su tutti) che feconda Penelope e Polifè, passando dall’electrowave dei Neon che vivifica Nausicaa, fino al pathos darkeggiante à la Santo Barbaro che liturgicamente ammanta Circe, non c’è davvero niente che risulti fuori posto, dissonanze comprese.
Voglio azzardare, un disco che molto probabilmente sarebbe piaciuto anche al buon vecchio Omero. Vai a sapere...


Pubblicato il 29/06/2017



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