Technoir
NeMui
di Carmine Della Pia

copertina

Un progetto musicale, più che un semplice disco quello dei Technoir, NeMui. L’acronimo sta per New Ecosystem Musical Improved, e riassume le intenzioni dell’originale duo genovese, ovvero tradurre in musica il proprio ecosistema musicale. Un mondo variegato ed elegante che attinge da vari generi per creare una propria realtà ben salda e decisa.
NeMui è l’unione di tre EP diversi pubblicati nel corso del 2016, ma l’idea che si ha ascoltando il disco è di coesione, come se un collante invisibile unisse il tutto, traccia dopo traccia. Si parte con Augmented Reality, una breve intro strumentale acustica che conduce al primo vero brano, Techtube, dove ci viene presentata la voce di Jennyfire, metà del duo: classe newsoul da vendere. In Elements Collide fa capolino l’elemento elettronico che ritroveremo anche più in avanti, oltre che la voce di Alexandros, l’altra metà.
Diversi i generi da cui i Technoir riescono ad attingere: si parte e si ritorna a un soul maturo ed ispirato, ma echi completamente diversi si intersecano tra una traccia e l’altra. Così, In The Middle Of Nowhere ci porta con estrema facilità su binari hip hop, ma non trascorre molto tempo prima che intervenga un giro di chitarra elettrica regalandoci Sunrise. Eppure è Penrose Stair il gioiello dell’intera collezione: entra in punta di piedi con un sax di sottofondo, che poi pian piano diventa protagonista, dando vita ad un duetto decisamente a-là Prince. Cupa, introspettiva e sorretta da un certo pathos è Sides, cui è affidata la chiusura: una splendida ballata acustica che sembra pescata da un vecchio disco di Sade.
NeMui è frutto di tre uscite diverse, una collezione di brani che attinge dai generi musicali più differenti, e sarebbe bastato poco per dare vita all’ennesimo debutto confuso e senza personalità alcuna, ma i Technoir hanno portato a termine la missione con bravura ed eleganza. Quasi inquietante la constatazione che il progetto risulti senza sbavature; non un passo falso dall’inizio alla fine.
Null’altro da aggiungere, se non un bel “chapeau!”.


Pubblicato il 05/07/2017