Secret Sight
Shared Loneliness
di Antonio Belmonte

copertina

Giunti al loro secondo album i Secret Sight prolungano senza esitazioni la loro personalissima apnea in quegli oscuri abissi revivalistici ormai già ripetutamente esplorati da Editors, Interpol e White Lies. A questo giro però il rock joydivisioniano del trio anconetano spalanca oltremodo le gambe a una decadente radiofonia curiosamente affezionata agli arpeggi epici ed evocativi degli ormai dimenticati Heroes Del Silencio (Surprising Lord, Blindmind su tutte), che vanno a vestire di suggestioni morriconiane il dominante crepuscolarismo su delay dei grandi Chameleons. Certo, qui del pathos caliente tipico della band di Saragozza c’è ben poco ma quanto ad atmosfere portanti è un po’ come se quest’ultima fosse stata risucchiata dalle nebbie corvine di Manchester.
Un derivativismo trasversale e ben orchestrato, dunque, che non si vergogna del suo lievito madre e che su brani come Stage Lights raggiunge picchi di stilosa piacioneria stadium rock da fare persino invidia agli ultimi U2.


Pubblicato il 25/08/2017