Joe Barbieri
Origami
di Andrea Belmonte

copertina

Ci vorrete scusare se parliamo di “Origami” di Joe Barbieri soltanto oggi, a qualche mese dall’uscita. Scuse dovute perché, se ancora ha un valore lo scrivere recensioni, se queste brevi guide all’ascolto hanno la capacità di incuriosire le orecchie degli audiofili, in questo caso vi abbiamo fatto perdere quasi quattro mesi di autentica bellezza.
Già, bellezza. Non c’è parola, infatti, possa condensare meglio il gusto lirico e musicale, l’eleganza e la qualità delle esecuzioni che questo album coniuga sapientemente in ognuna delle undici tracce.
Un jazz delicato che guarda in tante direzioni – alcuni dei raffinati arrangiamenti hanno un “sapore” di Natalino Otto, il che è già da solo un motivo per ascoltare il disco – a supporto di testi ben scritti, riflessioni fragili, intime ma non senza guizzi d’ironia, che rimandano alla migliore tradizione della canzone d’autore.
Tanto che, a voler trovare una traccia preferita, si fa fatica: certo il jazz manouche di Una tempesta in un bicchier d’acqua, che del disco è stato anche il singolo apripista, cattura al primo ascolto, così come la romantica Una cicatrice ed un fior colpisce sia per la sentimentale onestà del testo che per trama armonico-melodica.
Potremmo andare avanti per i quasi quarantun minuti di ascolto, scorrendo un titolo dopo l’altro e scoprendo per ognuno un piccolo mondo da fare nostro e custodire. Lasciamo questo piacere a chi si avvicinerà a Origami, titolo che, prendendo in prestito le parole dell’autore, vuole evocare vulnerabilità e bellezza, rigore e sostanza, accettazione e cambiamento, densità e leggerezza. Obiettivo decisamente centrato.
Ascolto imprescindibile per gli amanti del jazz, i fan del tropicalismo e, perché no, i nostalgici del nostro cantautore più “jazzy”, Luigi Tenco.
Il disco è disponibile per l’ascolto anche su Spotify.


Pubblicato il 27/09/2017



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