Davide Viviani
L'Oreficeria
di Vittorio Lannutti

copertina

Con L'Oreficeria il buon Davide Viviani conferma di poter vantare ottime doti cantautorali: nelle otto tracce di questo lavoro si tocca infatti con mano l’eredità di alcuni grandi padri della canzone d’autore italiana, soprattutto De Gregori e De Andrè. Se poi alla poetica aggiungete un sound sopraffino – cui hanno dato un aiuto non indifferente Alessandro “Asso” Stefana, chitarrista di Vinicio Capossela e di PJ Harvey, e Marco Parente, che per l’occasione è tornato dietro le pelli – non potrete che godere di una pregevole gemma musicale.
In poco più di mezz’ora Viviani riesce a trasmettere un ampio ventaglio di sensazioni ed emozioni, descrivendo magistralmente il sentimento della malinconia, come nell’avvolgente Litania della città alta o in E a tutto quel mondo lì, nella quale l’esistenzialismo romantico evoca tanto il primo De Gregori quanto Claudio Lolli; mentre è nel folk di matrice USA Agua che emergono più chiaramente i riferimenti al Principe e al Lucio Dalla degli anni ’70.
Il cantautore lombardo riesce anche a essere intrigante nel folk blues di Salomon David, cantata in vernacolo bresciano, e in Leashed, cantata invece in inglese. Un ottimo album a cui va riconosciuto il merito di avverci fatto riscoprire – più o meno di rinterzo – la bellezza della nostra storica canzone d’autore.


Pubblicato il 13/11/2017