Case Di Vetro
Bon Voyage
di Carmine Della Pia

copertina

Non il racconto di un viaggio, bensì un insieme di piccoli cortometraggi incentrati su partenze, ritorni e giri a vuoto. Questo il succo del primo disco pubblicato dalla band genovese Case di Vetro. Bon Voyage, appunto, ma solo in pochi passi il Voyage sembra effettivamente Bon: inquietudine, incertezze, passi emblematici sembrano permeare le sette brevi storie qui raccolte. “Non ti accorgi che sei fermo, che non sei mai uscito dal tuo buco in periferia”, canta Alfonso Farnella, voce acerba e forse per questo ancora più convincente mentre racconta delle insicurezze di chi vive, o cerca di vivere, quell’ambito “sogno metropolitano” incarnato dal riemergere dalla provincia stantia e dalla speranza in qualcosa di meglio.
Un tappeto musicale prevalentemente dream pop fa da traino ai testi, brevi e concisi, che parlano di ritorni a casa nel weekend (Bon Voyage), di fughe a Dublino senza più guardarsi indietro (Slovenia) ma anche di semplici viaggi quotidiani, come può essere una corsa in tram in compagnia di un libro e con la scure di “quell’incubo notturno” in agguato (Aprile). Non tornare chiude il disco in modo eloquente, lasciando intendere già dal titolo il messaggio dell’intero lavoro.
La band convince per l’ambizione e più che apprezzabile risulta anche il leitmotiv di fondo; e che ci sia effettivamente un leitmotiv di fondo costituisce già di per sé una bella notizia, dal momento che non è mai circostanza scontata in ambito musicale. In certi passi riscontriamo un’attitudine che ricorda un po’ i Fast Animals And Slow Kids, solo in versione meno cazzuta e più melodica (specie in termini vocali e concettuali). Storie di percorsi iniziati e finiti, viaggi intrapresi e poi interrotti, ritorni irrequieti. Un lavoro che ben racconta quel leggero senso di inquietudine che spesso corrisponde, semplicemente, a una continua voglia di essere altrove.


Pubblicato il 15/11/2017