Damasco
Damasco
di Carmine Della Pia

copertina

Primo album omonimo per i Damasco, dalla Sardegna con furore. Sei tracce che sembrano rendere omaggio alla tradizione noise / grunge statunitense dei primi anni ’90, pur palesando chiaramente anche influenze nostrane. La voce di Alessandro Sechi ha un piglio deciso e profondo, sia negli alti (dove ricorda un po’ il buon Manuel Agnelli), sia nei bassi, sempre convincente.
Flashmob apre il disco con un buon grado di distorsioni noise, mentre una risata introduce Issa, che prosegue sulla falsariga del brano apripista. I pezzi sono un po’ troppo lunghi, ed è facile che con 4/5 minuti a brano si possa risultare ripetitivi se non si ha abbastanza materiale per riempirli in modo interessante. Non che manchino i virtuosismi, tutt’altro, ma è meglio quando le intenzioni si fanno più introspettive e intimiste: discrete Ghiaia e Vorrai, le quali mettono bene in luce il talento vocale di Sechi regalando un combo acustico interessante.
Il disco suona bene, nonostante, spesso, i brani sembrino esercizi di stile piuttosto che tasselli di un progetto omogeneo e deciso. Le basi ci sono tutte, i Damasco sanno il fatto loro e hanno molte frecce al proprio arco, tra cui un ottimo vocalist e musicisti di una certa caratura; ma il lavoro sembra continuamente in bilico, e, alla fine dei conti, non si sa bene neanche su che cosa.


Pubblicato il 23/11/2017