LaColpa
Mea Maxima Culpa
di Carmine Della Pia

copertina

Come qualcosa che sta per bruciare, o come un uomo in catene che si trascina verso il patibolo: così inizia Soil, la prima delle tre tracce che formano Mea Maxima Culpa. I LaColpa pubblicano il loro primo disco e il tema è tutto lì: l’espiazione del peccato, in un saliscendi di riverberi, riff ossessivi e percussioni battenti.
Scars è in bilico, si continua la discesa negli inferi, ma sfocia in un inquietante incedere, un battito silente che fa quasi più rumore delle distorsioni e della scarica di percussioni ascoltate finora. Fragments (Of A Smiling Face) è la summa dell’intero lavoro, il pezzo finale e anche il più lungo: un’esplosione di ambient noise e sludge metal che termina con la stessa bruciante atmosfera con cui il disco era iniziato, come una sorta di chiusura del cerchio.
Mea Maxima Culpa è lo sfogo del peccatore, il suo viaggio, il suo racconto. Suoni oppressivi, senza scampo. I LaColpa tengono fede agli intenti regalando quanto promesso: una discesa infernale per espiare i propri peccati, dove però il protagonista fa solo capolino, perché la redenzione sembra tutt’altro che scontata.


Pubblicato il 05/12/2017