Qualunque
Il primo lunedì dell'anno
di Antonio Belmonte

copertina

L’esigenza comprensibile di un nuovo ep per stemperare, giusto un tantino, quella scarica di pessimismo schiacciante che saturava il precedente. Luca Milani – in arte Qualunque – partorisce quattro nuove canzoni che, lungi dal rinnegare il passato, provano quantomeno a suffragare l’esistenza di quella canonica lucina in fondo al tunnel che solitamente dispensa speranza, anche se poi, purtroppo, qualche povero cristo non riuscirà mai a raggiungerla. Sì, insomma, Il primo lunedì dell'anno mi ricorda, per approccio umorale, quella scena di Hannah e le sue sorelle in cui Woody Allen esce saltellando felice dallo studio del suo medico, dopo aver appreso che il suo tumore era benigno, per poi incupirsi nuovamente non appena realizzato che la morte, prima o poi, lo avrebbe comunque soprafatto in altro modo.
Ecco, questo è lo spirito di Qualunque, seppur a grandi linee, e già soltanto per questo non possiamo che prenderlo in simpatia; anche se la sua voce non è un granché, vero, anche se il suo emo-cantautorato disadorno intriso di elettricità non brilla certo per originalità e anche se la maturità sembra ancora un traguardo lontano. Ciononostante a fine ascolto restano quantomeno quei due o tre lividi segnanti di sfiancante disagio generazionale che marchiano liricamente il lavoro e che potrebbero tranquillamente incarnare brandelli del nostro vissuto: “Con ‘sti problemi serve un punto di riferimento / E il punto del mio panico sei tu / Che le giornate in ospedale fanno un male cane / Da non respirare” (Panico), “Una pillola non basta / A riempire il vuoto che abbiamo scavato / Fin sotto al costato / Dilaniandoci il petto / Per riconoscerci quando ci incontreremo qui al binario” (Binario), “Perché a vent'anni è difficile far stare tutto in equilibrio / Capita che a volte il mondo crolla giù” (Stasera la luna). E come dargli torto?


Pubblicato il 23/01/2018