Rhò
Neon Desert
di Carmine Della Pia

copertina

Suggestivo e notturno il nuovo lavoro di Rhò, al secolo Rocco Cetrella. Il musicista e compositore romano dà alle stampe il suo primo album, Neon Desert, pubblicato a tre anni di distanza dall’Ep Nebula. Prima novità sostanziale, la presenza di Jo Ferliga (Aucan) e Stefano Milella (Fabryka, Big Charlie), che curano, rispettivamente, master e produzione, a dispetto di trascorsi in cui Rhò ha suonato praticamente in solitaria.
Black Horse è il brano che apre il set, un r’n’b di classe che ricorda il popolarissimo collega americano The Weeknd. I pezzi godono di una impronta sognante e cinematografica (la splendida Room su tutte), come se fossero stati scritti appositamente per lungometraggi, e la sensazione non è certo casuale. Numerose, infatti, le composizioni di Rhò prestate a film e documentari, collaborazioni che spaziano da Paolo Sorrentino (un suo brano compare nella colonna sonora della serie-evento The Young Pope) a, addirittura, Ridley Scott. Flauto traverso e violino spadroneggiano in Cross, altro punto forte della lista, ma è Hold On il gioiellino che vale l’intero ascolto: una ballad acustica che mette in luce l’enorme talento vocale dell’artista, con una chiusa di archi mozzafiato.
Un susseguirsi di brani adagiati su un tappeto elettronico, Neon Desert allontana sin dalle prime note alcuni rischi tipici per chi compone e suona musica elettronica, come il poter risultare freddi o, alla lunga, ripetitivi. Nulla di tutto ciò. Un’opera prima, questa, che incarna il miglior biglietto da visita per un musicista di classe già ampiamente apprezzato oltreoceano. Adesso, resta soltanto a noi riconoscergli il giusto credito.


Pubblicato il 02/02/2018