Vontrapp
Neopreistoria
di Davide Cosentino

copertina

Dopo un tentativo embrionale di mettere nero su bianco il materiale concepito durante gli anni delle improvvisazioni live, i milanesi Vontrapp raggiungono la sostanziale quadratura del cerchio con Neopreistoria. Il trio si consolida dopo varie sessions all’insegna della libera espressione e del flusso spontaneo e primitivo che ne caratterizza il sound.
Musicisti eclettici e fondamentalmente ostili a schemi prefissati, a comun denominatore “la propensione a creare uno stile primitivo, preistorico; primitivo nelle parti vocali, fatte di urla, suoni gutturali; preistorico per l'approccio immediato al fare musica e idealmente precedente all'avvento della sua scrittura”. A tratti č evidente come l’influenza e la devozione al noise della chitarra di Marco Fontana (Alternanz rundum) si fondi con la timbrica funky psichedelica del basso di Antonio Trapani (Funky tabal). E i quasi otto minuti dell’opener Achtung Nino rivelano quanto la matrice garage, tra i Melvins di Stag e i Melt-Banana di Teeny Shiny, sia preponderante nel flusso creativo dei tre. U-A!Bruptus, tra vorticosi cambi di ritmo e voluttuosi rilanci noir, danno voce alle scorribande delle prime tribů di Cro-Magnon alla conquista dei territori inesplorati toccati da un clima mite post glaciazione.
Ai confini estremi della sperimentazione nella sua morfogenesi, ma sfortunatamente giunto in redazione ad anno solare concluso, precludendone una sicura menzione d’onore nel calderone dei dischi del 2017. Ma d’altronde, non era altro che preistoria.


Pubblicato il 02/05/2018